La Giornata Mondiale dell’Ambiente e l’inquinamento da plastica

Secondo un recente studio dell’ENEA, oltre l’80% dei rifiuti raccolti sulle coste e nelle acque del Mediterraneo è rappresentato da oggetti e frammenti di plastica

La Giornata Mondiale dell’Ambiente, 5 giugno, quest’anno è dedicata alla lotta all’inquinamento da plastica (#BeatPlasticPollution).

Il Polipropilene isotattico, derivato dal petrolio, più semplicemente plastica, che è valso nel 1963 il Premio Nobel per la chimica all’italiano Giulio Natta, insieme con il collega tedesco Karl Ziegler, oggi costituisce la maggior parte degli oggetti che utilizziamo tutti i giorni, sia per il basso costo, sia per l’alta funzionalità e l’estrema resistenza, dai contenitori usa e getta alle valvole cardiache, per esempio. Ma, in pochi anni, la grande diffusione della plastica si è anche trasformata in un’emergenza per l’ambiente.

Secondo un recente studio dell’ENEA – dal 2015 impegnata nel monitoraggio di mari, laghi, fiumi e spiagge -, oltre l’80% dei rifiuti raccolti sulle coste e nelle acque del Mediterraneo è rappresentato da oggetti e frammenti di plastica. Tanto che UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente avverte che se non si inverte la tendenza attuale, nel 2050 nei mari ci sarà più plastica che pesce. L’inquinamento da parte di microplastiche, particelle della grandezza di un micron – cioè un millesimo di millimetro – ha intaccato la catena alimentare, con conseguenze sulla salute umana ancora sconosciute.

La Commissione Europea, come soluzione, indica nuove norme per i dieci prodotti di plastica monouso che più inquinano le spiagge e i mari dell’Unione. Le nuove regole sono proporzionali, cioè non a tutti i prodotti saranno applicate le stesse misure, quelli monouso saranno messi al bando. Sarà, invece, limitato l’uso di quei prodotti per i quali non esistono alternative, riducendone il consumo a livello nazionale.

Da uno studio dell’ISPRA, risulta che su 611 tartarughe (187 vive e 424 morte rinvenute sulle spiagge) è emerso che il 53% degli esemplari aveva ingerito plastica

Bastoncini cotonati, posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini sono banditi; si dovrà ridurre la produzione di contenitori per alimenti e tazze per bevande; i produttori saranno soggetti a coprire sia i costi di bonifica dei rifiuti sia i costi delle misure di sensibilizzazione per i questi prodotti: contenitori per alimenti, pacchetti e involucri (per esempio quelli per patatine e dolciumi), contenitori e tazze per bevande, prodotti del tabacco con filtro, salviette umidificate, palloncini e borse in materiale leggero. Lo stesso vale per i produttori di attrezzi da pesca, che rappresentano il 27% dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge: questi saranno obbligati a coprire i costi di raccolta, trasporto e trattamento e delle misure di sensibilizzazione.

Partendo da studi per sviluppare nuove tecnologie e processi per il recupero e il riciclo di materie prime da rifiuti e di analisi dei fragili equilibri degli ecosistemi «e dall’esperienza pluriennale dei nostri ricercatori – sottolinea Roberto Morabito, direttore del dipartimento “Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali” dell’ENEA -, intendiamo favorire comportamenti più compatibili con l’ambiente, riducendo il consumo di plastica ed evitandone l’abuso e l’uso scorretto, senza però “criminalizzare” il materiale in sé».

Infatti, spiega Loris Pietrelli, della divisione “Protezione e valorizzazione del territorio e del capitale naturale” dell’ente, «Il vero cambiamento di paradigma sta nell’evitare gli usi impropri della plastica, con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza delle nostre azioni quotidiane, ad esempio nell’acquisto di prodotti usa e getta e nel loro smaltimento. Ma, come ricercatori – conclude Petrelli -, puntiamo anche a trasformare la plastica da rifiuto disperso nell’ambiente a risorsa, per produrre altri oggetti o energia, all’insegna di un’economia circolare».

Tornando alla salute del mare, un indicatore per valutare l’impatto della plastica sulla fauna marina è la tartaruga Caretta caretta. Per l’ampia distribuzione geografica della specie e la caratteristica di ingerire i rifiuti marini, il carapace è oggetto di studio del progetto europeo INDICIT, per verificare l’impatto delle microplastiche nei pesci. Oltre l’Italia con l’ISPRA, nella ricerca sono coinvolte Grecia, Spagna, Canarie, Azzorre, Francia, Tunisia e Turchia.

Medsealitter è, invece, un progetto – sempre di ISPRA –  per individuare i macro-rifiuti galleggianti con l’uso di droni, oppure osservazioni a bordo di aerei, di piccole navi e traghetti.

ISPRA ha realizzato questo spot

La Giornata mondiale dell’Ambiente è celebrata anche dai Carabinieri forestali, nella persona del ministro di nuova nomina del dicastero generale Sergio Costa. Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il neoparlamentare ribadisce il suo impegno alla salvaguardia dell’Ambiente, così come ha fatto da militare nella battaglia nella Terra dei fuochi, alla ricerca delle discariche della Camorra, tanto che la Corte di Cassazione «ha riconosciuto la procedura tecnico-scientifica come una procedura scientifica», sottolinea Costa. I camorristi per tombare le discariche usano materiale ferroso e questo fa variare il valore dei campi magnetici della crosta terrestre. Che i carabinieri hanno rilevato con apposite apparechiature.

 

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