giovedì, Aprile 30, 2026

Roberto Ghezzi a Copenaghen: arte che ascolta il ghiaccio

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UN VIAGGIO TRA ARTE E SCIENZA PER ASCOLTARE LA VOCE DEL GHIACCIO CHE SI SCIOGLIE. LA MOSTRA DI ROBERTO GHEZZI A COPENAGHEN TRASFORMA IL PAESAGGIO ARTICO IN POESIA VISIVA, OFFRENDO UNA RIFLESSIONE POTENTE SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO IN CORSO

L’arte che svela il clima: nuova mostra a Copenaghen

Un viaggio artistico e scientifico nell’Artico racconta il cambiamento climatico attraverso la materia viva della natura. Roberto Ghezzi, artista italiano noto per la sua ricerca tra arte e scienza, porta a Copenaghen un progetto visionario. Da anni esplora l’Artico per indagare i mutamenti climatici attraverso linguaggi visivi radicali e poetici.

 Il ghiaccio diventa linguaggio: natura protagonista delle opere

Alla base della mostra, una domanda urgente: può il ghiaccio raccontare la propria fine? Ghezzi risponde con un progetto che intreccia arte e ricerca scientifica. La mostra è visitabile fino al 6 giugno 2025 all’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen. Un’occasione per immergersi nell’estetica potente della natura che si trasforma.

 Un progetto condiviso tra Italia e Danimarca

La personale, come riportato nella nota, nasce innanzitutto dalla collaborazione tra Italia e Danimarca. In particolare, l’obiettivo è quello di promuovere una riflessione ecologica, e ciò avviene attraverso una restituzione artistico-scientifica condivisa. Pertanto, ‘Far parlare il ghiaccio’ rappresenta la sfida centrale di questo progetto. Inoltre, esso unisce il rigore scientifico del Consiglio Nazionale delle Ricerche con la sensibilità artistica di Ghezzi, creando così una sinergia rara e preziosa.

Roberto Ghezzi - Isole Svalbard
Roberto Ghezzi – Isole Svalbard

 Residenze artiche tra Groenlandia e Svalbard

Le opere esposte sono il frutto di due residenze artistiche nei territori polari. La prima, nel 2022 a Tassilaq, in Groenlandia, al The Red House di Robert Pieroni. La seconda, nel 2023 alle Isole Svalbard, in Norvegia, allo Spitsbergen Artists Center.

Entrambe le esperienze si sono svolte in collaborazione con il CNR ISP – Istituto di Scienze Polari. Fondamentale il contributo scientifico dei ricercatori Biagio Di Mauro e Fabiana Corami.

Quando il ghiaccio crea l’opera: arte generata dalla natura

In questi ambienti estremi, Ghezzi ha lasciato che fosse la natura a “dipingere”. Di conseguenza, il ghiaccio in fusione ha impresso la propria traccia, diventando autore silenzioso. Ad esempio, a Tassilaq ha realizzato cianotipie da dilavamento; mentre, alle Svalbard, ha montato un video con riprese ottenute da telecamere trascinate dai flussi glaciali.

 Un metodo rivoluzionario: l’artista scompare, la natura parla

Ghezzi limita il proprio intervento diretto. Prepara con cura il supporto, poi lascia che siano acqua, aria e ghiaccio a creare l’opera. Il risultato è una traccia naturale, non manipolata, che può assumere anche valore scientifico. Un referto della natura, puro e autentico.

 Documentazione visiva e riflessioni sul campo

A completare la mostra, una serie di cianotipie paesaggistiche e taccuini personali. Contengono appunti visivi e pensieri dell’artista raccolti durante il viaggio. Non solo opere, ma testimonianze. L’arte diventa mezzo per interrogarsi sull’impatto umano e sulle trasformazioni che stiamo causando al pianeta.

 Arte, scienza e impegno: la mostra come monito

“Greenland Blurring, Art, Science and Climate Change in the Polar Lands” è curata da Mara Predicatori. Patrocinano il progetto il Centro per l’Arte Contemporanea Palazzo Lucarini Contemporary, Cartiera Magnani Pescia e Phoresta ETS.

Una mostra che non si limita alla bellezza. È un grido silenzioso lanciato dai ghiacciai, raccolto dall’arte e restituito al pubblico come atto di consapevolezza.

Greenland Blurring

Numero verde ONA

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