“BOTANICA NERA: STORIE DI PIANTE ASSASSINE” ARRIVA IN LIBRERIA COME UN PICCOLO OGGETTO LETTERARIO CAPACE DI MESCOLARE NOIR, IRONIA E CRITICA ECOLOGICA. IL LIBRO DI TROGLODITA TRIBE, USCITO A MARZO 2026 PER POP EDIZIONI, RIBALTA IL NOSTRO SGUARDO SUL MONDO VEGETALE E TRASFORMA LE PIANTE DA SFONDO INQUIETANTE A PROTAGONISTE ASSOLUTE. NON È SOLO UN DIVERTISSEMENT SURREALE: È ANCHE UNA PROVOCAZIONE CONTRO L’ANTROPOCENTRISMO E CONTRO LA NOSTRA PERSISTENTE CECITÀ VEGETALE
Che libro è Botanica Nera e perché incuriosisce subito?
Ci sono libri che si presentano come saggi, altri che dichiarano senza esitazione la propria natura narrativa, e poi ce ne sono alcuni che scelgono di stare sul confine, in quella zona dove il racconto breve diventa una lente per leggere il presente.
“Botanica Nera: Storie di piante assassine”, firmato da Troglodita Tribe e pubblicato da Pop Edizioni nella collana “Orizzonti”, appartiene a questa terza categoria e lo fa con un’intenzione molto precisa: destabilizzare il lettore.
Il sottotitolo evoca il pulp, il fantastico, il gotico vegetale ma dietro questa formula c’è qualcosa di più sottile. Il volume raccoglie cinquantasette storie brevi, descritte come fulminanti, ironiche e spietate, che immaginano un mondo in cui il regno vegetale smette di occupare il posto silenzioso e decorativo cui l’essere umano lo ha relegato per secoli. Le piante, in queste pagine, non fanno da sfondo. Agiscono, osservano, colpiscono, rispondono.
Il libro non si limita a giocare con un’idea suggestiva, ma la usa per incrinare una gerarchia antica, quasi automatica, che continua a collocare l’umano al centro e tutto il resto ai margini. In questo senso, Botanica Nera non è soltanto un libro curioso o originale. È un dispositivo narrativo costruito per spostare il punto di vista.

Perché le piante continuano a sembrarci innocue?
Da sempre le piante soffrono di una forma di invisibilità culturale. Le guardiamo, le usiamo, le classifichiamo, le coltiviamo, ma raramente le pensiamo come soggetti attivi dentro il sistema vivente. Le immaginiamo come una presenza benevola, silenziosa, passiva. Un verde di contorno, utile ai nostri bisogni estetici, alimentari o terapeutici. Eppure, come ricorda anche la prefazione di Alessandra Viola, questa percezione è profondamente limitata.
Le ricerche scientifiche degli ultimi anni hanno insistito molto sul tema della cecità vegetale, cioè quella difficoltà, quasi evolutiva, che porta gli esseri umani a non vedere davvero le piante, a sottovalutarne il ruolo ecologico, la complessità biologica e perfino la capacità di relazione con l’ambiente.
Non si tratta di un semplice errore di osservazione. È un’abitudine mentale, un filtro culturale, una forma di riduzionismo che ha pesato a lungo anche sulla narrazione della natura.
Botanica Nera si inserisce proprio in questa crepa. Non tenta di spiegare scientificamente l’intelligenza vegetale, come fanno altri libri di divulgazione, ma sceglie una strada narrativa più obliqua e, per certi versi, più radicale.
Immagina che il mondo vegetale reagisca. Non in modo simbolico, ma in forma concreta, perturbante, perfino vendicativa. Così facendo, obbliga il lettore a prendere sul serio ciò che normalmente considera neutro.
In che modo il libro rovescia l’antropocentrismo?
Il rovesciamento è il vero motore del libro. Tutto ciò che di solito appare stabile viene portato appena fuori asse, le situazioni sono riconoscibili, quotidiane, quasi banali e, proprio per questo, risultano più efficaci quando deviano verso l’inquietudine.
Le piante, in questa raccolta, diventano una controforza narrativa capace di restituire all’essere umano un’immagine meno gloriosa di sé. Non più padrone della natura ma creatura esposta, vulnerabile, a volte perfino ridicola.
Il tono noir e grottesco amplifica questo ribaltamento, perché consente di passare dal sorriso al disagio in poche righe. L’effetto non è soltanto ludico. È politico, nel senso più ampio del termine.
In un’epoca segnata dalla crisi climatica, dall’erosione della biodiversità e da un uso predatorio delle risorse, immaginare che il vegetale “presenti il conto” significa portare all’estremo una verità già sotto gli occhi di tutti. L’ambiente non è un fondale muto.
I sistemi viventi reagiscono, anche senza intenzionalità. Reagiscono attraverso squilibri, collassi, retroazioni, estinzioni, alterazioni profonde. La narrativa di Troglodita Tribe traduce tutto questo in racconto breve, in invenzione pop, in provocazione.
La prefazione di Alessandra Viola
La presenza di Alessandra Viola in apertura del volume non è un dettaglio editoriale secondario. Autrice, insieme con Stefano Mancuso, di Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale, Viola appartiene a quella linea di pensiero e divulgazione che ha contribuito a rimettere le piante al centro del discorso culturale contemporaneo.
Quando scrive che il “sorprendente ribaltamento di prospettiva” di Botanica Nera può essere una “cura narrativa” per la nostra cecità vegetale, Viola individua il cuore dell’operazione. È un punto essenziale, perché le crisi ambientali non si affrontano solo con dati e norme. Servono anche nuovi racconti.
La letteratura, in questo senso, diventa uno strumento di ri-educazione dello sguardo, spingendo chi legge a immaginare che cosa accadrebbe se i rapporti di forza tra specie non fossero più quelli a cui siamo abituati. In tempi di saturazione informativa, è spesso l’elemento straniante a lasciare un segno più profondo.
Chi sono i Troglodita Tribe e da dove nasce questo immaginario?
Troglodita Tribe è un collettivo che intreccia recycling art (o arte riciclata, che unisce la creatività all’impegno per la sostenibilità), letteratura, attivismo e cultura libertaria. Nata a Milano e poi spostatasi nel sud della Sicilia, la “tribu” ha attraversato dieci anni di vita in una casa ai margini di un bosco, producendo libri d’artista, installazioni con materiali di scarto e articoli dedicati alla liberazione animale, umana e dalle cose.
Il loro approccio è dichiaratamente pop, ma non superficiale. Il pop, qui, è una strategia di accesso. I titoli già pubblicati da Pop Edizioni confermano questa traiettoria: “È tempo di mordere”, “E il cane incontrò il quartiere”, “Campionario pazzo di chi accumula cose”. C’è sempre un margine di eccentricità ma anche un’intenzione critica molto netta.
Che cosa dice questo libro del nostro presente ecologico?
Dice, prima di tutto, che siamo arrivati a un punto in cui il linguaggio tradizionale dell’ambientalismo non basta più. Le denunce ci sono, i dati pure, gli allarmi anche. Eppure la distanza tra conoscenza e trasformazione resta enorme.
In questo scarto si inseriscono libri come Botanica Nera, che scelgono l’assurdo per dire il reale, la distopia per far emergere una verità, il grottesco per incrinare l’assuefazione.
Il libro intercetta un clima culturale preciso. Da una parte cresce la consapevolezza della crisi climatica. Dall’altra aumenta la sensazione che l’essere umano continui a percepirsi come esterno al sistema che sta ferendo.
Il mondo vegetale, che costituisce la grande infrastruttura biologica del pianeta, continua a essere uno degli elementi più trascurati in questa rimozione collettiva. Eppure, come ricorda una delle frasi usate per presentare il volume, l’87% di ciò che vive sulla Terra è composto da piante, mentre noi rappresentiamo appena lo 0,5%.
È una proporzione che, da sola, basterebbe a ridimensionare molte certezze. Il libro sceglie di farlo in modo provocatorio, insinuando l’idea che le piante ci “aspettino al varco”. È un’immagine narrativa, certo, ma anche una metafora efficace di un mondo naturale che non può più essere trattato come semplice supporto delle attività umane.
Che tipo di casa editrice è Pop Edizioni?
Pop Edizioni, nata nel 2019, si presenta come una realtà indipendente che rivendica alcune scelte nette: una remunerazione più alta per gli autori, prezzi popolari per i lettori, cura grafica e distributiva, rifiuto della filiera Amazon, rapporto privilegiato con librerie indipendenti e vendita diretta.
Nel panorama italiano, dove molta produzione culturale passa ancora attraverso filtri fortemente commerciali, la presenza di una casa editrice che prova a tenere insieme accessibilità, indipendenza e riconoscimento del lavoro autoriale non è un elemento secondario.
In più, Pop Edizioni lega la propria attività anche a progetti sociali, come “Donne non facciamolo in Rete”, a conferma di un’idea dell’editoria che non si esaurisce nel prodotto libro ma prova a costruire reti di attenzione e responsabilità.
Perché Botanica Nera può diventare un piccolo caso culturale?
Perché intercetta almeno tre linee del presente. La prima è la crescente attenzione per il mondo vegetale, ormai uscito dall’angolo in cui lo aveva confinato una certa cultura scientifica e filosofica occidentale.
La seconda è la ricerca di forme narrative nuove per parlare di ecologia senza ripetere formule logore.
La terza è il bisogno, sempre più evidente, di racconti capaci di scuotere il lettore senza impartire lezioni.
Botanica Nera ha le caratteristiche del libro laterale che può lasciare traccia proprio grazie alla sua eccentricità. È breve, maneggevole, accessibile. Ma dietro la sua leggerezza apparente si muove una questione molto seria: come imparare a vedere ciò che continuiamo a trattare come muto, inferiore, disponibile? Come disinnescare quell’automatismo che ci fa pensare al non umano come risorsa e non come relazione?
Forse è per questo che il proverbio maori citato nel materiale di lancio suona così bene accanto a queste pagine: “Quando l’uomo scomparirà, resterà la terra”.
C’è dentro una misura, una sproporzione e anche una lezione di umiltà che Troglodita Tribe sceglie di trasformare in letteratura nera, ironica e vegetale. Non per annunciare davvero una vendetta delle piante ma per ricordarci che il mondo verde non è il fondale della nostra storia. È una presenza immensa, antica, sofisticata e continua a vivere ben oltre il nostro sguardo distratto.




