venerdì, Febbraio 13, 2026

Antonello Fiore (SIGEA) sulla prevenzione e la giustizia ambientale

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LA DECISIONE DELLA SIGEA – SOCIETÀ ITALIANA DI GEOLOGIA AMBIENTALE – DI COSTITUIRSI PARTE CIVILE NEL PROCESSO SULL’ALLUVIONE DELLE MARCHE DEL 2022 SEGNA UNA SVOLTA STORICA. L’ASSOCIAZIONE INTENDE AFFERMARE IL RUOLO ATTIVO DEI GEOLOGI NELLA TUTELA DEL TERRITORIO, PROMUOVENDO CONSAPEVOLEZZA, PREVENZIONE E RESPONSABILITÀ NELLE POLITICHE DI GESTIONE DEL RISCHIO. DI SEGUITO L’INTERVISTA AL PRESIDENTE ANTONELLO FIORE

Intevista al Presidente Fiore

Presidente Fiore, quali sono le principali motivazioni che hanno spinto la SIGEA a costituirsi parte civile nel processo sull’alluvione delle Marche del 2022?

«Premetto che dal 1992, anno della fondazione della Società Italiana di Geologia Ambientale e dal 2007, quando siamo stati riconosciuti dal ministero dell’Ambiente come associazione di protezione ambientale, questo è il primo processo per il quale abbiamo presentato istanza di costituzione di parte civile». La decisione, spiega il presidente SIGEA Antonello Fiore, è arrivata dopo «una lunga riflessione interna» sul ruolo dell’associazione nei processi riguardanti i rischi geologici.

Per Fiore, partecipare attivamente ai processi è un complemento necessario alle attività di divulgazione, formazione e sensibilizzazione che la SIGEA porta avanti da sempre.

«Considerato che la maggior parte degli eventi di dissesto geo-idrologico si verifica in aree già note come vulnerabili, abbiamo ritenuto utile partecipare attivamente anche ai processi. Questo delle Marche non è l’unico».

Prima della costituzione formale, con l’avvocato Ascanio Amenduni, il gruppo ha approfondito tutti gli aspetti tecnici dell’alluvione. «Sul numero 1/2023 della nostra rivista, Geologia dell’Ambiente, abbiamo pubblicato l’articolo che ha motivato tecnicamente la nostra costituzione di parte civile».

SIGEA alleata dell’ambiente

In che modo la partecipazione della SIGEA come parte civile potrà essere d’aiuto alla tutela dell’ambiente e alla prevenzione di futuri disastri idrogeologici?

«SIGEA, con la costituzione in giudizio nei processi derivanti da catastrofi naturali, intende sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla necessità di un Piano nazionale per la riduzione del rischio, sismico e geo-idrologico».

Il presidente sottolinea l’urgenza di misure pubbliche stabili, pluridecennali, non condizionate dai cambi di governo, nonché la necessità di intervenire sui tempi delle opere pubbliche, troppo lunghi e complessi.

«Bisogna insistere sulla qualità della progettazione, basata sulle conoscenze geologiche e geomorfologiche delle aree interessate».

Accanto agli interventi strutturali, Fiore richiama l’importanza delle misure di prevenzione non strutturali, dall’insegnamento della geologia nelle scuole alla promozione di comportamenti corretti durante gli eventi estremi.

«Si deve pensare alla stipula di assicurazioni contro il rischio da catastrofi naturali, anche con incentivi dello Stato».

Altro punto chiave: studi geologici aggiornati per la pianificazione urbanistica e la ricostruzione post-evento. L’obiettivo, dice, è «promuovere e incentivare le Scienze della Terra come disciplina utile allo sviluppo territoriale coerente».

I principi della SIGEA

Qual è il significato simbolico e operativo del riconoscimento da parte del Giudice dell’udienza preliminare dei principi statutari della SIGEA?

«Abbiamo aspettato tre udienze prima di sapere se la nostra richiesta sarebbe stata accolta, perché gli avvocati degli imputati avevano fatto opposizione».

Fiore racconta la sua presenza personale alle udienze a L’Aquila, dove il processo è stato spostato. «Quando la giudice Di Rosa ha dichiarato l’ammissibilità della SIGEA, si sono materializzati gli sforzi che affrontiamo costantemente per tutelare ambiente, territorio e vita umana».

Il geologo ricorda le tredici vittime dell’alluvione del 2022, tra cui un bambino di 8 anni, e le descrizioni contenute nel rapporto POLARIS del CNR:

«Ad esempio, tre uomini sono rimasti intrappolati nei garage seminterrati, altre tre persone sono annegate nei locali al pianterreno, cinque sono state colte dalla piena mentre erano in macchina…».

Da questi fatti emerge quanto la preparazione dei cittadini sia spesso insufficiente. Molti non riconoscono i segnali di pericolo o li sottovalutano: «Tendiamo a credere che a noi non succederà mai».

Fiore sottolinea inoltre la routine come ostacolo alla corretta percezione del rischio. «All’ultima udienza era presente anche il vice presidente Ottaviani e abbiamo subito commentato che nel nostro Paese è necessario continuare a promuovere la cultura della prevenzione».

Cultura della prevenzione

La SIGEA parla spesso di “cultura della prevenzione”: cosa si intende? Quali azioni specifiche state portando avanti oggi sul territorio nazionale in questa direzione?

«Il comportamento di fronte al pericolo non si deve improvvisare ma deve essere supportato da uno scenario già immaginato e studiato».

Fiore sottolinea come i disastri naturali, in Italia e nel mondo, siano spesso aggravati da scelte pianificatorie, amministrative e autorizzative sbagliate.

«Che le persone siano impreparate perché ignare del pericolo o perché lo minimizzano, il risultato è lo stesso».

Per questo la SIGEA promuove campagne informative, simulazioni e percorsi di educazione al rischio.

Tra le azioni principali:

«Abbiamo più volte proposto di destinare annualmente l’1×1000 dei fondi per interventi strutturali a campagne di educazione ambientale nelle scuole».

La SIGEA-APS ha inoltre firmato un protocollo con l’ANCI per seminari rivolti ad amministratori, tecnici comunali, volontari della Protezione Civile e cittadini, con l’obiettivo di diffondere i concetti di pericolosità geologica e pianificazione climatica.

«I seminari sono gratuiti per amministratori e tecnici, e rappresentano uno strumento concreto di divulgazione».

Quale ruolo dovrebbero avere i geologi e le altre figure tecniche per evitare tragedie come quella del 2022 nelle Marche? Ritiene che la gestione del rischio geo-idrologico in Italia sia oggi adeguata o ci siano criticità sistemiche da affrontare?

«Se incrociamo i dati di ISPRA, CNR, ENEA, INGV, ISTAT e Autorità di Bacino, ci rendiamo conto che la gestione del rischio geo-idrologico in Italia è totalmente inadeguata».

Non si tratta di pessimismo: «È realismo». Il presidente sottolinea come la prevenzione richieda uno sforzo culturale ed economico superiore alla durata dei mandati politici, e per questo spesso rimandato.

Fiore cita anche la proposta di legge di bilancio 2026: «Prevede tagli sostanziali al ministero dell’Ambiente, pari all’11%, con una riduzione del 27% per la mitigazione del rischio idrogeologico».

Gli sviluppi del processo

Come giudica l’attuale fase del procedimento e quali sviluppi si attende dal processo in corso al Tribunale de L’Aquila?

«Sinceramente non ho aspettative se non quella di vedere un aumento della consapevolezza, inversamente proporzionale al fatalismo e all’impreparazione».

Fiore ribadisce che eventi estremi come quello delle Marche «si riproporranno», e ciò che deve cambiare sono gli effetti, non la meteorologia.

Annuncia inoltre la presenza della SIGEA al Tribunale di Napoli per l’opposizione all’archiviazione del caso Casamicciola 2022Anche in questo caso avevamo chiesto di costituirci parte civile e abbiamo proposto opposizione all’archiviazione».

Il presidente richiama un precedente importante: «Un evento del 2009, avvenuto sullo stesso versante, è da considerare un significativo precursore di quello del 2022».

E conclude con una riflessione sulla responsabilità sociale di fronte ai disastri naturali:

«Un’archiviazione consegna ai cittadini il messaggio che questi fenomeni non sono prevedibili, anche quando ci sono precursori. E nel caso dell’alluvione di Ischia, un precursore c’era eccome».

Prevenzione ambientale e tutela della salute collettiva

La tragedia delle Marche conferma quanto la prevenzione ambientale sia una questione di salute pubblica.
Il dissesto geo-idrologico produce effetti diretti sulla vita e sulla sicurezza delle persone.

La mancata pianificazione espone intere comunità a rischi prevedibili.
Rischi che diventano emergenze quando la conoscenza scientifica non guida le scelte pubbliche.

In questo quadro si inserisce il lavoro dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA APS).
L’associazione promuove una visione integrata tra rischi ambientali, prevenzione e tutela dei cittadini.

Secondo l’ONA, la protezione dell’ambiente è inseparabile dalla difesa della salute collettiva.
Un principio che vale per l’inquinamento industriale come per i disastri naturali evitabili.

Rafforzare la prevenzione ambientale significa ridurre il numero delle vittime.
Significa anche riconoscere che il territorio è un fattore determinante di benessere e sicurezza.

Numero verde ONA

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