martedì, Aprile 21, 2026

Antartide, scienziati della spedizione italiana: allarme deglaciazione

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PRESENTATO UNO STUDIO DELLA 38ESIMA SPEDIZIONE ITALIANA IN ANTARTIDE. GLI ESPERTI HANNO CONDOTTO RILEVAMENTI GEOMORFOLOGICI E GEOFISICI DEI FONDALI MARINI E DELLA FASCIA COSTIERA. I DATI RACCOLTI HANNO DIMOSTRATO CHE ANCHE IN QUESTA REGIONE REMOTA IL CAMBIAMENTO CLIMATICO GLOBALE STA ACCELERANDO LO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCI

Il Campus Universitario di Bari ha ospitato, nei giorni scorsi, il congresso congiunto “Geology for a sustainable management of our Planet”, organizzato dalla Società Geologica Italiana (SGI) e dalla Società Italiana di Mineralogia e Petrologia (SIMP). L’evento ha visto la partecipazione di studiosi di spicco a livello internazionale.

Tra i temi discussi, uno dei principali è stato l’importanza della divulgazione delle Geoscienze come strumento educativo per formare i cittadini e promuovere un futuro sostenibile per il Pianeta. Durante il meeting, è stato presentato un fumetto che racconta la vita a bordo di una nave oceanografica, accompagnato da un film che segue un geologo mentre esplora e raccoglie campioni di rocce.

l fumetto, in particolare, ha come protagonista una geologa che narra la sua esperienza, suddividendo il tempo tra la sua attività scientifica e la famiglia, rimasta a casa.

38esima spedizione italiana in Antartide

L’attenzione degli esperti si è, quindi, concentrata sull’Antartide, con un occhio rivolto anche alla Groenlandia. Durante la 38esima spedizione italiana in Antartide, sono stati condotti rilevamenti geomorfologici e geofisici dei fondali marini e della fascia costiera, per comprendere gli effetti della deglaciazione in atto.

I dati raccolti hanno dimostrato che anche in questa regione remota il cambiamento climatico globale sta accelerando lo scioglimento dei ghiacci. Questo fenomeno ha causato l’emersione di nuove spiagge lungo la costa antartica, dove un tempo si trovava il mare.

Tuttavia, questo abbassamento del livello marino è limitato all’Antartide stessa, causato dalla riduzione del peso dei ghiacci. A livello globale, la fusione dei ghiacci artici e antartici sta invece portando a un rapido innalzamento del livello del mare.

Durante la 38esima spedizione italiana in Antartide, sono stati condotti rilevamenti geomorfologici e geofisici dei fondali marini e della fascia costiera, per comprendere gli effetti della deglaciazione in atto

Uno studio su fossili raccolti nella Baia di Edisto, in Antartide

Parallelamente, il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa ha presentato uno studio su fossili raccolti nella Baia di Edisto, in Antartide.

Questi fossili, provenienti da organismi che vivevano sia nella colonna d’acqua sia sul fondo marino, consentono di ricostruire i paleoambienti e di comprendere la circolazione delle acque sia del passato sia del presente.

La ricerca ha rivelato che, tra il 50 e il 450 d.C., si è verificato un periodo di stabilità climatica in cui gli organismi marini prosperavano. In seguito, però, un raffreddamento ha causato la loro scomparsa, inaugurando un’era glaciale più instabile. Sebbene le variazioni climatiche siano sempre esistite, oggi l’impatto umano è molto più forte rispetto ai cambiamenti naturali.

L’evoluzione della calotta glaciale antartica nel passato geologico

Numerosi programmi di ricerca sono in corso per studiare la situazione dei ghiacci in Antartide e in Artide. Tra questi, il progetto SWAIS2C coinvolge anche ricercatori italiani e si propone di esaminare l’evoluzione della calotta glaciale antartica nel passato geologico.

Questi studi sono particolarmente rilevanti per comprendere come si evolveranno le calotte glaciali in futuro, con proiezioni che potrebbero estendersi fino al 2100. L’Antartide occidentale, in particolare, è considerata una zona vulnerabile, poiché la calotta glaciale qui “galleggia” sull’Oceano, che si sta riscaldando rapidamente.

Se questa parte della calotta dovesse collassare, potrebbe contribuire all’innalzamento globale del livello del mare di oltre 7 metri. La situazione è simile per la Groenlandia: la fusione di entrambe le calotte potrebbe innalzare il livello del mare di più di 10 metri.

Questi studi sono essenziali per comprendere meglio l’evoluzione futura del clima e delle calotte glaciali e offrono preziosi dati per le proiezioni climatiche globali.

«Ho fatto parte della 38esima spedizione italiana in Antartide – ha detto Giuseppe Mastronuzzi, Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università Aldo Moro di Bari -. Abbiamo fatto una serie di rilievi geomorfologici e geofisici dei fondali e della fascia costiera per capire la risposta dell’area costiera alla deglaciazione in atto. Purtroppo, anche in Antartide, è ormai evidentissimo che il clima generale del Pianeta sta contribuendo alla fusione dei ghiacci». 

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