venerdì, Ottobre 9, 2026

Le saline della Sicilia occidentale si candidano a Riserva della Biosfera

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LE “SALINE DI SICILIA” FANNO UN PASSO DECISIVO VERSO IL RICONOSCIMENTO COME RISERVA DELLA BIOSFERA UNESCO: SUPERATA L’ISTRUTTORIA NAZIONALE, IL COMITATO PROMOTORE HA FIRMATO A TRAPANI IL DOSSIER DELLA CANDIDATURA INTERNAZIONALE, DESTINATO ORA A PARIGI. IL PROGETTO INTERESSA TRAPANI, MARSALA, MISCILISCEMI E PACECO E PUNTA A VALORIZZARE UN PAESAGGIO NEL QUALE BIODIVERSITÀ, PRODUZIONE DEL SALE E PRESENZA UMANA SI SONO INTRECCIATE PER SECOLI. IL RICONOSCIMENTO MAB NON INTRODURREBBE NUOVI VINCOLI AMBIENTALI O URBANISTICI MA INSERIREBBE IL TERRITORIO NELLA RETE MONDIALE DELLE RISERVE DELLA BIOSFERA

Saline di Sicilia candidate a Riserva della Biosfera UNESCO: firmato il dossier MaB

Le Saline della Sicilia Occidentale puntano al riconoscimento internazionale dell’UNESCO. Il dossier di candidatura delle “Saline di Sicilia” al programma Man and the Biosphere (MaB)ha superato la fase nazionale ed è pronto per essere trasmesso a Parigi.

La firma è arrivata il 25 settembre a Trapani, durante la riunione del Comitato promotore presso la Camera di commercio. Il passaggio segue il completamento positivo dell’istruttoria da parte del Comitato tecnico nazionale MaB e della Commissione nazionale italiana per l’UNESCO.

Il sistema candidato interessa i territori di Trapani, Marsala, Misiliscemi e Paceco e comprende un paesaggio costiero profondamente trasformato dall’uomo, nel quale l’antica produzione del sale ha contribuito a creare e mantenere habitat di straordinario valore ecologico.

Proprio questa relazione è al centro del progetto. Il programma MaB non cerca infatti territori dai quali l’uomo sia necessariamente assente. Le Riserve della Biosfera nascono per sperimentare un rapporto equilibrato tra conservazione della biodiversità, sviluppo delle comunità, ricerca ed educazione.

Nel caso delle Saline di Sicilia questo principio assume una forma particolarmente concreta: l’attività produttiva tradizionale non rappresenta semplicemente qualcosa che convive con il paesaggio naturale, ma è parte della storia che lo ha modellato.

Che cosa succede adesso alla candidatura delle Saline di Sicilia?

Con la firma del dossier si conclude la fase nazionale e si apre quella internazionale.

Il Comitato tecnico nazionale MaB svolge infatti la funzione di collegamento tra i territori italiani e il programma UNESCO. Tra i suoi compiti rientra proprio la valutazione delle nuove candidature prima della loro trasmissione al Segretariato MaB.

Il dossier delle Saline di Sicilia, dopo il vaglio nazionale, viene quindi trasmesso alla Rappresentanza permanente dell’Italia presso l’UNESCO a Parigi.

Il passaggio è importante, ma non equivale ancora al riconoscimento.

La candidatura entra ora nel percorso internazionale previsto dal programma Man and the Biosphere, nel quale dovrà essere valutata secondo i criteri UNESCO.

Se l’iter si concluderà positivamente, il sistema delle saline entrerà nella World Network of Biosphere Reserves, la rete mondiale attraverso la quale territori di Paesi differenti condividono esperienze, ricerca, buone pratiche e modelli di sviluppo sostenibile.

La prospettiva va quindi oltre l’attribuzione di un riconoscimento prestigioso.

Entrare nella rete significa mettere il territorio siciliano in relazione con altre aree del mondo impegnate nella stessa ricerca di equilibrio tra tutela degli ecosistemi e attività umane.

Che cosa significa diventare Riserva della Biosfera UNESCO?

È uno degli aspetti più importanti per comprendere la candidatura.

Una Riserva della Biosfera non è semplicemente un’area naturale protetta e il riconoscimento MaB non coincide con l’istituzione di un nuovo parco.

Il programma Man and the Biosphere dell’UNESCO nasce proprio per mettere in relazione conservazione e presenza umana. Le Riserve della Biosfera devono svolgere contemporaneamente tre funzioni:

  • conservare biodiversità e diversità culturale,
  • favorire uno sviluppo economico sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale
  • sostenere ricerca, monitoraggio, educazione e formazione.
  • Il territorio diventa quindi una sorta di laboratorio nel quale sperimentare concretamente la sostenibilità.

Proteggere gli ecosistemi rimane essenziale, ma non basta.

Il modello deve coinvolgere anche comunità, attività economiche, amministrazioni, università e associazioni, cercando soluzioni capaci di mantenere il patrimonio naturale senza separarlo dalla società che vive e lavora intorno a esso.

È una caratteristica che rende il programma particolarmente adatto a un paesaggio come quello delle saline siciliane, dove ambiente naturale e attività produttiva sono strettamente intrecciati.

Perché le saline sono un esempio così particolare di rapporto tra uomo e natura?

Perché una parte della loro biodiversità è legata proprio alla presenza di un paesaggio produttivo.

Le vasche, i canali e gli argini costruiti per ottenere il sale dal mare hanno creato nel tempo un mosaico di ambienti con differenti livelli di salinità e profondità dell’acqua.

Il risultato è un sistema di zone umide particolarmente importante per numerose specie.

La Riserva naturale orientata Saline di Trapani e Paceco, istituita nel 1995 e gestita dal WWF Italia, tutela ambienti salmastri costieri di grande interesse botanico e faunistico. La Regione Siciliana segnala nell’area oltre 470 specie vegetali e più di 240 specie di uccelli.

La posizione geografica contribuisce a questa ricchezza.

Le saline si trovano lungo una delle principali rotte migratorie tra Africa ed Europa e offrono agli uccelli acquatici luoghi nei quali alimentarsi, sostare e, per diverse specie, nidificare.

Tra le presenze botaniche più caratteristiche figura anche la “Calendula maritima“, raro endemismo della Sicilia occidentale gravemente minacciato.

Eppure questo patrimonio non si è sviluppato nonostante la produzione del sale.

In buona parte si è sviluppato insieme a essa. L’acqua marina, il sole e il vento vengono utilizzati dai salinai attraverso un sistema di vasche che mantiene ambienti favorevoli a comunità biologiche differenti.

La Regione Siciliana riconosce esplicitamente come la storica attività di produzione del sale abbia contribuito a modellare questo paesaggio e a costruire nel tempo un equilibrio tra conservazione, attività produttive e identità territoriale.

Quali territori comprende la candidatura delle Saline di Sicilia?

La perimetrazione inserita nel dossier interessa i Comuni di Trapani, Marsala, Misiliscemi e Paceco.

Il progetto comprende il sistema delle saline e delle aree umide della Sicilia occidentale e tiene conto delle osservazioni raccolte durante gli incontri con comunità e rappresentanze locali.

Nel territorio si trovano già due importanti Riserve naturali regionali.

La Riserva naturale orientata Saline di Trapani e Paceco comprende circa mille ettari tra Trapani, Paceco e Misiliscemi ed è gestita dal WWF Italia. È inoltre riconosciuta come area Ramsar dal 2011.

Più a sud si estende la Riserva naturale orientata Isole dello Stagnone di Marsala, istituita nel 1984, che protegge oltre duemila ettari e comprende la più grande laguna della Sicilia.

Lo Stagnone ospita ambienti marini e terrestri particolarmente diversificati, dalle praterie di Posidonia oceanica alle comunità vegetali adattate all’elevata salinità, e rappresenta un’altra importante area per gli uccelli migratori.

Le due riserve fanno inoltre parte del sistema europeo Natura 2000 attraverso diversi siti tutelati dalle direttive Habitat e Uccelli.

Il riconoscimento MaB andrebbe quindi a sovrapporsi a un territorio che possiede già differenti strumenti di tutela, senza sostituirli.

Il riconoscimento UNESCO introdurrebbe nuovi vincoli?

No, ed è uno dei punti sui quali il Comitato promotore insiste maggiormente. La candidatura non introduce nuovi vincoli urbanistici o ambientali rispetto a quelli già vigenti.

Questo aspetto si comprende osservando la struttura stessa delle Riserve della Biosfera. Il modello MaB prevede infatti una zonizzazione articolata in aree core, buffer e transition, che svolgono funzioni differenti. Non significa però che l’UNESCO imponga automaticamente un nuovo regime uniforme di protezione su tutto il territorio.

Nel progetto siciliano le cinque aree core e le relative buffer zone ricadono all’interno delle due Riserve naturali regionali e dei siti della Rete Natura 2000 già esistenti. Sono quindi territori nei quali le tutele derivano dalla normativa attualmente in vigore.

La candidatura MaB non modifica questi regimi né sostituisce gli enti che oggi gestiscono le aree protette.

La distinzione è particolarmente importante per le zone di transizione, perché possono comprendere territori abitati e attività economiche senza trasformarsi automaticamente in nuove aree protette.

Che differenza c’è tra aree core, buffer e transition?

La suddivisione in tre zone permette di far convivere all’interno della stessa Riserva della Biosfera esigenze differenti.

  • Le aree core costituiscono il nucleo maggiormente orientato alla conservazione. Secondo il modello UNESCO devono comprendere ecosistemi protetti a lungo termine, destinati alla tutela della biodiversità, degli habitat e delle specie.
  • Intorno o accanto a esse si trovano le buffer zone, le cosiddette aree cuscinetto. Qui possono svolgersi attività compatibili con gli obiettivi di conservazione, comprese ricerca, educazione ambientale e forme sostenibili di utilizzo delle risorse.
  • La transition area ha una funzione diversa. È il territorio nel quale comunità e attività economiche diventano protagoniste della sperimentazione di modelli di sviluppo sostenibile. UNESCO la descrive come l’area nella quale le persone vivono e lavorano promuovendo uno sviluppo economico e umano compatibile con gli obiettivi della Riserva della Biosfera.

Nel caso delle Saline di Sicilia è proprio questa parte della zonizzazione a offrire lo spazio maggiore per costruire progetti che coinvolgano imprese, cittadini, enti locali, associazioni, università e mondo della ricerca.

Che cosa potrebbe cambiare nelle aree di transizione?

Il dossier individua nelle aree di transizione lo spazio nel quale il riconoscimento MaB potrebbe sostenere turismo responsabile, produzioni locali, ricerca, formazione, educazione ambientale e coinvolgimento dei giovani.

È qui che il concetto UNESCO di Riserva della Biosfera si allontana maggiormente dall’idea tradizionale di area protetta.

Il territorio non viene pensato soltanto come qualcosa da conservare, ma come un sistema nel quale sperimentare modi di produrre, visitare, abitare e utilizzare le risorse compatibili con la tutela degli ecosistemi.

La partecipazione delle comunità non è un elemento accessorio.

Le stesse linee guida UNESCO prevedono il coinvolgimento delle autorità pubbliche, delle comunità locali e degli interessi privati nella progettazione e nell’attuazione delle funzioni della Riserva della Biosfera.

Nel progetto siciliano questo principio dovrebbe tradursi nella costruzione di una governance condivisa e nella successiva predisposizione del piano di gestione.

Perché nella candidatura entra anche l’aeroporto di Trapani Birgi?

Perché una Riserva della Biosfera può comprendere anche infrastrutture e aree urbane nelle proprie zone di transizione.

Il dossier include infatti in questa fascia l’aeroporto civile di Trapani Birgi “Vincenzo Florio”. L’infrastruttura viene considerata dal Comitato promotore come una delle principali porte di accesso alla futura Riserva della Biosfera, prospettiva destinata a rafforzarsi con l’entrata in esercizio del collegamento alla rete ferroviaria.

La presenza di un aeroporto può apparire insolita se si immagina una Riserva della Biosfera come un grande parco naturale.

Diventa invece più comprensibile nella logica MaB. La transition area serve precisamente a confrontarsi con il rapporto tra sviluppo territoriale e sostenibilità. Mobilità, accessibilità e gestione dei flussi turistici diventano quindi parte del problema da affrontare, non elementi necessariamente estranei al progetto.

Dalla perimetrazione è stata invece esclusa l’intera circoscrizione di competenza dell’Autorità di sistema portuale della Sicilia occidentale.

Quale ruolo può avere il turismo sostenibile?

Il riconoscimento UNESCO può rafforzare la visibilità internazionale di un territorio ma proprio per questo la gestione del turismo diventa una delle questioni da affrontare con maggiore attenzione.

Le saline possiedono già caratteristiche capaci di attrarre pubblici molto differenti.

Saline di Mozia in Siclia – Foto di Sterling lanier su Unsplash

Sono luoghi di osservazione dell’avifauna, paesaggi storici legati alla produzione del sale, ambienti costieri di grande valore naturalistico e territori nei quali archeologia, cultura materiale, enogastronomia e tradizioni produttive convivono a breve distanza.

La prospettiva MaB può permettere di mettere in rete questi elementi senza ridurre il riconoscimento UNESCO a un marchio promozionale.

Il punto è utilizzare la maggiore visibilità per sostenere forme di fruizione coerenti con la capacità del territorio.

Questo può significare valorizzare attività guidate, educazione ambientale, mobilità più sostenibile, produzioni locali e un turismo capace di distribuire i benefici economici anche nelle comunità.

Il successo non dipenderà quindi soltanto dall’aumento dei visitatori.

Dipenderà dalla capacità di trasformare la notorietà internazionale in un vantaggio compatibile con la fragilità delle zone umide.

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