venerdì, Ottobre 2, 2026

Éric Jonckheere, una vita contro l’amianto

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ÉRIC JONCKHEERE HA TRASFORMATO IL DOLORE DELLA SUA FAMIGLIA IN UNA BATTAGLIA INTERNAZIONALE CONTRO L’AMIANTO. LA SUA STORIA ATTRAVERSA LUTTI, VIAGGI E INCONTRI, RACCONTANDO UN IMPEGNO INSTANCABILE PER OTTENERE GIUSTIZIA E PROTEGGERE ALTRE VITE

Éric Jonckheere, una vita dedicata alla giustizia per le vittime dell’amianto

Il ricordo dell’attivista belga e della sua battaglia

Una vita segnata dal dolore familiare e dedicata alla difesa delle persone colpite dall’amianto. È la storia di Éric Jonckheere, attivista belga che ha portato questa battaglia in numerosi Paesi, costruendo rapporti tra associazioni e comunità.

Martedì 29 settembre 2026, una conferenza su Zoom ha ricordato il suo impegno e le sofferenze che hanno attraversato la sua famiglia. Jonckheere è morto il 13 dicembre 2024, dopo avere affrontato per tre anni un mesotelioma. Una patologia asbesto-correlata, tuttora causa di oltre 200mila decessi all’anno.

Prima di lui, la stessa malattia aveva ucciso suo padre, sua madre e due fratelli. Inoltre, un altro dei due fratelli rimasti ha ricevuto una diagnosi di mesotelioma.

La vicenda dei Jonckheere racconta quindi una lunga successione di lutti e sofferenze legati all’amianto. Da questa esperienza personale, Éric ha tratto la determinazione per chiedere giustizia e sostenere le vittime oltre i confini del Belgio.

Le origini della tragedia a Kapelle-op-den-Bos

La storia della famiglia comincia a Kapelle-op-den-Bos, un piccolo centro industriale belga che ospitava una fabbrica Eternit di cemento-amianto. Il padre di Éric dirigeva quello stabilimento, dove una parte consistente dell’amianto impiegato nella produzione arrivava dal Canada.

Proprio questo collegamento avrebbe assunto un significato particolare anche nelle successive iniziative dell’attivista. Molti anni dopo, infatti, Jonckheere avrebbe visitato i luoghi canadesi da cui proveniva il materiale che aveva sconvolto la sua famiglia.

Il mesotelioma ha colpito più volte i Jonckheere, provocando perdite e un dolore difficile da immaginare. Dopo la morte dei genitori e di due fratelli, anche Éric ha dovuto affrontare la malattia.

La sua lotta contro il tumore è durata tre anni, fino alla morte nel dicembre 2024. Durante questo periodo, ha continuato a partecipare alle iniziative contro l’amianto, mantenendo i rapporti con le associazioni e gli attivisti incontrati nel tempo.

La richiesta di giustizia e il lavoro con ABEVA

Anni prima, Jonckheere aveva assunto un impegno preciso: contribuire alla giustizia per le vittime e ottenere un divieto mondiale dell’amianto. Ha dedicato a questi obiettivi energie, viaggi e interventi pubblici, offrendo un contributo importante al movimento internazionale.

La sua capacità di coinvolgere le persone nasceva anche dal carattere e dal modo di comunicare. Ai dati e alle argomentazioni politiche affiancava infatti umorismo, carisma e una forte capacità di instaurare rapporti personali.

In Belgio, ha svolto un ruolo centrale nella nascita e nella guida di ABEVA, l’associazione delle vittime dell’amianto. Inoltre, ha collaborato con il regista Daniel Lambo a un documentario dedicato alle attività dell’industria dell’amianto nel mondo.

Ha anche scritto un libro sull’esperienza della propria famiglia e sul suo rapporto con quell’industria. Attraverso strumenti diversi, ha così portato la vicenda dei Jonckheere all’attenzione di un pubblico più ampio.

Una rete internazionale a sostegno delle vittime

Il lavoro di pilota gli consentiva di viaggiare e ha favorito numerosi incontri con le organizzazioni delle vittime in diversi Paesi. Nel tempo, quei contatti hanno alimentato una rete internazionale di collaborazione e sostegno.

Jonckheere ha partecipato come esponente alle iniziative dell’International Mesothelioma Interest Group, iMig, offrendo un contributo attivo e uno stimolo agli altri partecipanti. Ha sostenuto la causa delle vittime negli Stati Uniti, in Giappone, in India, in Francia e in Inghilterra.

Il suo impegno ha raggiunto anche le conferenze internazionali dedicate alla Convenzione di Rotterdam sulle sostanze pericolose. In quelle occasioni, chiedeva l’inserimento dell’amianto nell’elenco delle sostanze soggette a controllo.

Accanto alle iniziative internazionali, manteneva però un legame profondo con la comunità da cui era partita la storia della sua famiglia. Prima di morire, ha potuto assistere all’inaugurazione del memoriale per le vittime dell’amianto a Kapelle-op-den-Bos, un progetto che gli stava particolarmente a cuore.

Il legame con il Canada e gli attivisti di Sarnia

Il Canada ha occupato un posto importante nel percorso di Jonckheere, sia per la storia familiare sia per le collaborazioni con le associazioni locali. Nel 2012, un’associazione canadese lo ha ospitato durante una visita che lo ha portato a Sarnia, in Ontario.

Qui ha affiancato centinaia di attivisti, esprimendo solidarietà e condividendo la loro battaglia contro l’amianto. Quell’incontro ha rappresentato un passaggio significativo nel cammino verso il divieto canadese, arrivato nel 2018.

Nel 2019, Jonckheere è tornato in Canada insieme all’amico e regista Daniel Lambo. La Canadian Mesothelioma Foundation aveva sostenuto la presentazione canadese del suo film “Breathless”.

Il documentario partiva dalla vicenda della famiglia Jonckheere per raccontare la dimensione mondiale dell’industria dell’amianto. Anche attraverso il cinema, quindi, Éric ha contribuito a collegare un’esperienza familiare alle conseguenze delle attività dell’industria dell’amianto in diversi Paesi.

Gli interventi del 2023 e la richiesta di un divieto mondiale

Nel giugno 2023, Jonckheere ha partecipato al webinar internazionale sull’amianto organizzato da Workplace Health Without Borders, nota come WHWB, che nel 2023 ha intitolato la rassegna in memoria del pakistano Saeed Awan, dal 1988 fino alla morte, avvenuta nel 2014 per cause correlate alla sua attività professionale, direttore del “Centro per il Miglioramento delle Condizioni di Lavoro e dell’Ambiente” (CIWCE) di Lahore.

Il suo intervento ha incoraggiato i partecipanti a intensificare l’impegno per un divieto globale. Allo stesso tempo, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di strategie per gestire l’amianto già presente. La sua testimonianza ha dato ulteriore forza al lavoro di chi continuava a sostenere questi obiettivi.

Dopo la diagnosi di mesotelioma, Éric aveva espresso agli attivisti canadesi il desiderio di tornare nel loro Paese finché le condizioni glielo avessero consentito. Nel novembre 2023 ha raggiunto Toronto, dove è intervenuto alla conferenza della Canadian Mesothelioma Foundation.

Anche in quell’occasione, la sua testimonianza ha lasciato un segno profondo nei partecipanti. Il viaggio gli ha inoltre permesso di ritrovare persone con cui aveva condiviso anni di iniziative e battaglie.

La visita alle miniere chiuse del Québec

Dopo la conferenza, alcuni attivisti del Québec e dell’Ontario lo hanno accompagnato alle vecchie miniere di amianto del Québec, ormai chiuse. La visita ha raggiunto la città un tempo chiamata Asbestos, oggi Val des Sources.

Per Jonckheere, quel luogo aveva un significato personale doloroso: da lì proveniva l’amianto presente nei suoi polmoni. Il viaggio lo ha quindi riportato davanti all’origine materiale di una sofferenza che aveva attraversato la sua vita e quella dei familiari.

In alcuni momenti della visita ha avvertito un forte disagio. Tuttavia, ha affrontato anche quell’esperienza con coraggio e buon umore, accompagnato dagli attivisti che avevano condiviso il suo impegno.

Quel ritorno in Canada ha unito ancora una volta la dimensione personale della sua storia alla battaglia pubblica contro l’amianto. Anche durante la malattia, Jonckheere ha continuato a offrire la propria testimonianza e a sostenere il lavoro delle associazioni.

All’incontro di mercoledì 29 settembre scorso a lui dedicato e a cui hanno partecipato sua moglie, Dorothée Van Eecke, suo fratello, Xavier Jonckheere e la figlia di Saeed Awan, Dua Awan,

sono intervenuti:

  • Marc Molitor e Marie-Anne Mengeot in rappresentanza dell’ABEVA
  • Alec Farquhar, referente di Workplace Health Without Borders
  • il francese Jacques Faugeron, referente dell’Association Nationale de Défense des Victimes de l’Amiante (ANDEVA)
  • i canadesi Eudice Goldberg e Daniel Green, rispettivamente referenti della Fondazione canadese per il mesotelioma e dell’Association pour les victimes de l’amiante du Québec (AVAQ)
  • la statunitense Linda Reinstein, referente dell’Organizzazione per la sensibilizzazione sulle malattie da amianto
  • Sugio Furuya, segretario generale del Centro giapponese per la sicurezza e la salute sul lavoro e referente della rete giapponese per la messa al bando dell’amianto (BANJAN) e della sezione asiatica della rete internazionale per la messa al bando dell’amianto (ABAN)

e il referente dell’Associazione Familiari e Vittime dell’Amianto (AFeVA) di Casale Monferrato, Bruno Pesce, che ha focalizzato l’attenzione sulla gravità del problema in Italia.

In Italia infatti il mesotelioma miete oltre 1.800 vittime all’anno e continuano a venire accertate varie patologie provocate dall’esposizione all’amianto, per la maggior parte ‘malattie professionali’, ma non solo, anche causate da contatti e inalazioni della sostanza tossica contenuta in molti manufatti e materiali edilizi.

Bruno Pesce ha evidenziato:

Purtroppo, salvo lodevoli eccezioni, la presenza di questo minerale, che è stato impiegato in mille usi non è considerata una priorità per la quale è urgente intervenire in modo efficacemente programmato, adeguato alle risposte da dare.

Risposte più che necessarie e doverose, ovviamente in primis la messa al bando dell’amianto nel mondo, ancora estratto ed utilizzato in gran parte del pianeta, soprattutto nei paesi più estesi, con grandi giacimenti minerari, e in particolare negli stati governati da regimi più o meno dittatoriali…

Ci è giunta la buona notizia della decisione della Suprema Corte Federal brasiliana in merito al “completamento” della messa al bando dell’amianto nel più grande paese dell’America Latina: quindi avanti per l’affermazione della Giustizia- Bonifica-Ricerca sanitaria e cura.

In Italia invece, fatto ancora rarissimo nel mondo, sulla giustizia siamo ancora impegnati nel penale in significativi e partecipati maxi Processi Eternit che hanno messo in luce varie carenze molto importanti: tempi lunghissimi, come quello del primo processo iniziato a Casale Monferrato nel 1993 e concluso con “mancata giustizia”, deficit nell’aggiornamento normativo/procedurale e ritardi nell’organizzazione, con rafforzamento e formazione, della Magistratura nel suo complesso.

(Si ringrazia la collega Maddalena Brunasti dell’Agenzia Stampa Internazionale Pressenza)

(In copertina la foto di Eric Jonckheere, presidente dell’ABEVA, associazione belga delle vittime dell’amianto, davanti alla fabbrica Eternit de Kapelle-op-den-Bos. – B. D’Alimonte)

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