giovedì, Settembre 10, 2026

Abbattimento Ibis sacro: l’allarme di Waldrappteam e la preoccupazione dell’ISPRA

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LA NUOVA DELIBERA DELLA REGIONE TOSCANA SULL’ABBATTIMENTO DELL’IBIS SACRO SOLLEVA FORTI PREOCCUPAZIONI TRA LE ORGANIZZAZIONI IMPEGNATE NELLA CONSERVAZIONE DELL’IBIS EREMITA. WALDRAPPTEAM CONTESTA IN PARTICOLARE I POSSIBILI RISCHI DI CONFUSIONE TRA SPECIE E L’ASSENZA DI LIMITI AL NUMERO DI ABBATTIMENTI, RICHIAMANDO ANCHE I DATI RACCOLTI IN LOMBARDIA

Facciamo un passo indietro…

L’ibis sacro è un uccello originario dell’Africa, presente anche in Italia. Non è particolarmente pericoloso per l’uomo. E’ però considerato una specie aliena invasiva in grado di danneggiare l’ecosistema in quanto si nutre anche di uova e pulcini di altri uccelli e compete con le specie autoctone per cibo e habitat.

Ibis eremita

La nuova delibera della Regione Toscana

Alla luce di ciò, la nuova delibera adottata dalla Regione Toscana, che autorizza la caccia all’Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus), specie esotica invasiva, in tutte le aree regionali in cui è consentita l’attività venatoria, è stata valutata con preoccupazione dalla Waldrappteam Conservation and Research.

La Delibera n. 842 del 16 luglio 2026 autorizza, di fatto, l’abbattimento dell’Ibis sacro dal 20 settembre 2026 al 31 gennaio 2027. Il provvedimento non prevede alcun limite giornaliero o stagionale al numero di esemplari abbattibili e indica esplicitamente l’eradicazione come obiettivo della gestione. La misura si applica ai cacciatori abilitati residenti in Toscana.

I dubbi sollevati da ISPRA

Sulla proposta regionale l’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha espresso un parere negativo, evidenziando quattro criticità.

Tra queste, l’Istituto ha segnalato in particolare il rischio di abbattimenti accidentali di specie protette morfologicamente simili. Lo ha fatto citando esplicitamente l’Ibis eremita (Geronticus eremita) e il Mignattaio (Plegadis falcinellus).

Secondo ISPRA, il rischio che anche esemplari di Ibis eremita possano essere colpiti non è trascurabile. Le due specie presentano infatti forma e dimensioni molto simili e si distinguono soprattutto per la colorazione. Una caratteristica che, secondo l’Istituto, può essere difficile da valutare con affidabilità in condizioni di scarsa illuminazione o quando l’osservazione avviene a distanza.

La Regione: specie facilmente distinguibili

La Regione Toscana ha respinto le preoccupazioni espresse da ISPRA, sostenendo che l’Ibis sacro sia quasi interamente bianco e di dimensioni maggiori, risultando quindi facilmente distinguibile dall’Ibis eremita e dal mignattaio, caratterizzati da una colorazione più scura.

Una valutazione sulla quale Waldrappteam nutre però seri dubbi.

«La popolazione di Ibis eremita è sottoposta a un monitoraggio GPS completo da più di dieci anni, rendendola un importante indicatore delle minacce di origine antropica che spesso rimangono non rilevate in altre specie di uccelli minacciate», afferma Johannes Fritz, Direttore di Waldrappteam Conservation & Research.

La confusione tra specie è un rischio da non sottovalutare

Secondo l’organizzazione, sul campo l’identificazione delle specie non è sempre così netta come suggerisce la Regione, soprattutto quando gli uccelli vengono osservati a maggiore distanza, in condizioni di scarsa visibilità o soltanto per pochi istanti.

Un episodio riportato dai media nell’aprile 2025 viene indicato come esempio concreto. Alcuni servizi trasmessi dai programmi di informazione TG4, TG5 e TGCom24 di Mediaset, dedicati a presunti danni alle colture attribuiti all’Ibis sacro, avrebbero mostrato ripetutamente immagini di Ibis eremita.

Anche l’agricoltore intervistato per raccontare la propria esperienza con gli Ibis sacri, secondo Waldrappteam, non si sarebbe accorto dell’errata identificazione.

L’organizzazione sottolinea quindi che, se giornalisti professionisti e un agricoltore direttamente coinvolto possono confondere le due specie durante un servizio televisivo. Il rischio di un’identificazione errata nelle effettive condizioni di caccia non dovrebbe essere ignorato.

Esemplari di Ibis eremita nel Parco Natura Viva
Esemplari di Ibis eremita nel Parco Natura Viva di Bussolengo (photocredit Mauro Gatti)

I dati della Lombardia

A rafforzare le preoccupazioni di Waldrappteam sono i dati provenienti dalla Lombardia, dove il monitoraggio GPS della popolazione di Ibis eremita consente di seguire gli spostamenti degli esemplari e di analizzare le possibili minacce di origine antropica.

Secondo l’organizzazione, dopo l’introduzione nel 2025 della deroga che consentiva un controllo intensivo dell’Ibis sacro, in Lombardia sono stati abbattuti tre Ibis eremita.

Il dato viene considerato particolarmente significativo se confrontato con i due abbattimenti verificati registrati nei vent’anni precedenti nella stessa regione.

Una minaccia per il progetto di reintroduzione

Secondo Waldrappteam, la situazione rappresenta un serio rischio per il successo del progetto internazionale di reintroduzione dell’Ibis eremita.

In Italia, circa il 30% delle perdite registrate di Ibis eremita sarebbe dovuto ad abbattimenti illegali, con cacciatori abilitati responsabili nella maggior parte dei casi documentati.

La possibilità che gli Ibis eremita vengano erroneamente identificati e abbattuti durante una campagna di controllo dell’Ibis sacro condotta su scala regionale potrebbe quindi introdurre un’ulteriore fonte di mortalità, potenzialmente significativa.

«La licenza di caccia non garantisce una corretta identificazione».

«Il coinvolgimento di cacciatori abilitati in molti episodi di abbattimenti illegali di Ibis eremita dimostra che il possesso di una licenza di caccia non garantisce una corretta identificazione delle specie», afferma Johannes Fritz.

«Sono profondamente preoccupato che la caccia intensiva all’Ibis sacro possa quindi causare ulteriori perdite evitabili nella nostra popolazione di Ibis eremita. Per una popolazione reintrodotta ancora vulnerabile, qualsiasi ulteriore rischio di abbattimento rappresenta una seria preoccupazione».

I dubbi sulla proporzionalità della misura

La Regione Toscana motiva il provvedimento con gli impatti ecologici dell’Ibis sacro, considerato una specie esotica invasiva e con la limitata efficacia delle precedenti attività di controllo.

Per Waldrappteam si tratta di problematiche che richiedono una gestione efficace. Tuttavia, alla luce dei dati relativi alla mortalità degli Ibis eremita durante il periodo di caccia intensiva all’Ibis sacro e delle criticità evidenziate da ISPRA, l’organizzazione ritiene concreto il rischio che gli impatti diretti e indiretti della misura possano superarne i benefici ecologici.

«Non mettiamo in discussione la necessità di gestire la presenza dell’Ibis sacro. Tuttavia, nutriamo seri dubbi sul fatto che un regime di caccia esteso all’intero territorio regionale e privo di limiti al numero di abbattimenti rappresenti uno strumento appropriato e proporzionato per farlo», afferma Angela Di Pumpo, Responsabile della campagna anti-bracconaggio per la protezione dell’Ibis eremita in Italia.

L’appello alla Regione Toscana

Alla luce delle criticità evidenziate, Waldrappteam, insieme con il WWF e altre organizzazioni impegnate nella conservazione della natura, invita la Regione Toscana a sospendere il prelevamento dell’Ibis sacro e a seguire le raccomandazioni formulate da ISPRA.

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