lunedì, Luglio 15, 2024

Ibis eremita: “annus horribilis” a causa del bracconaggio

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LA STAGIONE VENATORIA 2022-2023 ALLUNGA LA LISTA DEGLI UCCELLI UCCISI DALLA CACCIA ILLEGALE E PORTA A 6 IL NUMERO DEGLI IBIS EREMITA ABBATTUTI. IL PARCO NATURA VIVA DENUNCIA IL CASO E LANCIA UN APPELLO

A lanciare l’allarme, il Parco Natura Viva di Bussolengo, unico partner italiano del progetto austriaco Life, creato nel 2014 e co-finanziato dall’Unione Europea. Esso, guidato dalla Waldtrappteam (team dell’Ibis eremita), con a capo Johannes Fritz, aveva come obiettivo di reinsediare gli uccelli nelle Alpi Centrali, loro luogo naturale.

Successivamente, proprio a causa del bracconaggio e della crescente moria degli ibis, è stato lanciato un secondo Progetto, Life20. Questo, al fine di arginare la caccia illegale, in quanto vero e proprio crimine.

I numeri degli uccelli uccisi

L’ultimo referto dell’Istituto Zooprofilattico del Lazio e della Toscana, che ha esaminato gli esemplari trovati senza vita nell’area di Orbetello, conferma il bracconaggio come principale causa di morte degli ibis.

Molti di questi uccelli, grazie al Progetto Life, vengono seguiti, nutriti e curati, per poterli reimmettere nei loro habitat naturali. Spesso, però, dopo la migrazione guidata (vengono, infatti, condotti in volo da Gerlos in Austria a Orbetello in Toscana per svernare o per spostarsi in luoghi più freschi), incappano nei bracconieri.

Così, è stata accertata la morte di Kingsley, che arriva dopo quella di Taylor, Gustav e Otto a novembre e di David e Harald a gennaio. Sei esemplari uccisi, dunque, che si aggiungono al 31% del numero complessivo di uccelli morti per caccia illegale.

Ed è stato proprio grazie alla necroscopia di Kingsley che, oltre ad aver raggiunto il numero più alto di vittime nella storia dei due progetti LIFE, si è reperito un indizio importante. Il corpo di Kingsley, due anni, è stato ritrovato in un uliveto di Albinia, a quattro chilometri in linea d’aria dall’Oasi di Orbetello.

Che fino adesso era stata il porto sicuro per tutti gli ibis eremita tornati a solcare i cieli d’Italia dopo quattrocento anni dalla scomparsa in Europa. Il rifugio protetto in cui trascorrere la stagione fredda per poi ripartire alla volta del Nord, in cui nessun bracconiere aveva ancora osato mettere piede.

L’allarme del Parco Natura Viva di Bussolengo

Il Parco è l’unico partner italiano del progetto LIFE co-finanziato dall’Unione Europea e vede impegnate anche l’Austria, Germania e Svizzera. «Nella zona dell’Oasi – spiega Cesare Avesani Zaborra, CEO del Parco Natura Viva di Bussolengo – risiedono oggi 195 ibis eremita».

Questi – quando non sono impegnati nella rotta di migrazione – insistono in un raggio di circa 10 chilometri dall’area naturale. Avesani Zaborra, parlando a nome del Parco e in supporto al Progetto, manifesta forte preoccupazione per la sorte degli esemplari.

«Temiamo che chi ha imbracciato il fucile – specifica il CEO – sapesse a chi stesse sparando. La preoccupazione adesso va a tutti quegli esemplari che tra meno di un mese si rimetteranno in volo per seguire la rotta a Nord in previsione della stagione calda, verso le temperature fresche dell’Austria».

La lotta al bracconaggio in Toscana

La costa tirrenica della Toscana è sempre stata obiettivo della Waldrappteam nella lotta al bracconaggio, con il supporto del Parco Natura Viva. Tant’è che proprio l’anno scorso il team chiese all’allora ministro della Transizione Ecologica di creare un black spot per monitorare tutti gli uccelli migratori in viaggio. E ora il CEO del Parco fa appello anche alle associazioni venatorie per ottenere un appoggio concreto nella difesa della biodiversità della fauna locale.

Anche Caterina Spiezio (nel video), responsabile della ricerca e conservazione dell’area protetta, denuncia duramente l’attività di caccia illegale. Cita i numeri degli uccelli morti fino a ora e ricorda che essi sono tutti monitorati, poiché dotati di GPS. In altre parole, cioè, come sopra accennato, stanno venendo fuori indizi concreti su come e dove vengano uccisi gli esemplari. Tanto più che, come racconta Spiezio, nei corpi sono stati trovati pallini da caccia ogni volta.

Numero verde ONA

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