lunedì, Marzo 9, 2026

Ibis: Spagna condanna il bracconaggio, in Italia nuovi casi

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LA TUTELA DELLA FAUNA SELVATICA PASSA ANCHE DALLA FORZA DELLE DECISIONI GIUDIZIARIE. MENTRE UNA STORICA SENTENZA SPAGNOLA RIAFFERMA LA GRAVITÀ DEI CRIMINI AMBIENTALI, IN ITALIA NUOVI EPISODI DI BRACCONAGGIO COLPISCONO L’IBIS EREMITA. SPECIE IN PERICOLO CRITICO, METTENDO A RISCHIO DECENNI DI IMPEGNO PER LA SUA CONSERVAZIONE

Ibis eremita: come riconoscerlo e proteggerlo

L’ibis eremita è un uccello raro e affascinante, riconoscibile dal piumaggio nero lucente e dalla testa calva rossastra. Un tempo diffuso in Europa, è oggi una delle specie più minacciate al mondo a causa del bracconaggio.

Per questo sono fondamentali i progetti di tutela, monitoraggio e sensibilizzazione, oltre alle iniziative di reintroduzione in natura.

Ibis eremita
Ibis eremita

Una sentenza storica contro i crimini ambientali

Una condanna senza precedenti in Spagna lancia un segnale chiaro e deciso contro il bracconaggio, proprio mentre in Italia si registrano nuovi casi di violenza ai danni dell’Ibis eremita (Geronticus eremita), una delle specie più minacciate d’Europa.

La Corte Provinciale di Badajoz (Spagna) ha infatti confermato la condanna di un uomo che nel 2019 aveva ucciso con un’arma da fuoco quattro esemplari di Ibis eremita.

La sentenza prevede un anno di reclusione, il divieto di caccia e pesca per 35 mesi e un risarcimento di 20mila euro. Rigettando il ricorso della difesa, la Corte ha ribadito che l’uccisione di una specie rigorosamente protetta costituisce un grave reato penale, non un’infrazione minore.

Un messaggio che va oltre i confini nazionali

«Questa condanna rappresenta un segnale estremamente importante, atteso da tempo, che va ben oltre i confini della Spagna», ha dichiarato Johannes Fritz, direttore del progetto LIFE per la reintroduzione dell’Ibis eremita. «Ogni singolo individuo conta: la perdita anche di pochi esemplari può compromettere decenni di lavoro di conservazione. La Spagna dimostra che il diritto penale ambientale può essere applicato in modo fermo ed efficace».

Nuovi episodi di bracconaggio in Italia

L’urgenza di questo messaggio è resa evidente dai recenti fatti avvenuti in Italia. A una settimana dalla chiusura della stagione venatoria, un giovane Ibis eremita non inanellato è stato trovato gravemente ferito da colpi di fucile in Abruzzo, in provincia di Pescara.

Nei giorni precedenti, il Nucleo Carabinieri CITES aveva attivato una task force di monitoraggio dopo l’avvistamento di due esemplari, poiché la specie era stata osservata per la prima volta in quell’area.

Nonostante le misure preventive, l’animale è stato colpito in una zona di caccia nei pressi di Penne. Ha subito un intervento chirurgico d’urgenza e resta incerto se potrà mai tornare a volare.

Il valore di un individuo selvatico

«Questo giovane individuo è realmente selvatico», ha spiegato Roberta Peroni, responsabile delle operazioni antibracconaggio. «È nato da una coppia che nidifica in completa libertà e rappresenta il risultato di oltre vent’anni di sforzi di conservazione, nonché l’obiettivo di creare una popolazione autenticamente autosufficiente».

Indagini in corso e precedenti allarmanti

Parallelamente, sono in corso indagini sull’uccisione di un altro esemplare nel sud del Piemonte, abbattuto nel mese di novembre nonostante il monitoraggio mirato del team di progetto e dei Carabinieri.

Questi episodi si aggiungono a due casi particolarmente gravi avvenuti lo scorso ottobre nel nord Italia, quando il maschio adulto Zoppo e la giovane Zaz sono stati uccisi durante la migrazione autunnale in provincia di Sondrio, a meno di un’ora dal superamento delle Alpi.

Una minaccia sistemica lungo le rotte migratorie

I dati del progetto indicano che le uccisioni illegali rappresentano circa il 30% delle perdite complessive di Ibis eremita in Italia.

Nella maggior parte dei casi, i responsabili sono cacciatori in possesso di regolare licenza, a conferma che il bracconaggio non è un fenomeno sporadico, ma una minaccia strutturale lungo i principali corridoi migratori.

L’appello alle istituzioni italiane

«In questo momento cruciale, mentre l’Italia è impegnata nel recepimento della Direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, chiediamo al Governo di agire con decisione e rafforzare l’applicazione delle norme contro i crimini a danno della fauna selvatica», ha dichiarato Angela Di Pumpo, responsabile della campagna antibracconaggio. «I crimini contro la fauna devono essere riconosciuti come reati gravi, che richiedono responsabilità politica e misure efficaci».

Due Paesi, due segnali opposti

«Il contrasto non potrebbe essere più evidente», ha concluso Johannes Fritz. «Mentre la Spagna invia un segnale giuridico forte, l’Italia continua a contare nuove vittime. La sopravvivenza dell’Ibis eremita in Europa dipende ora dalla capacità delle istituzioni di trasformare gli impegni internazionali in una reale protezione sul territorio».

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