venerdì, Luglio 24, 2026

Difesa condannata per un marinaio morto d’amianto

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MARINAIO MORTO PER AMIANTO, QUINDICI ANNI DOPO, IL TRIBUNALE DI TORINO CONDANNA IL MINISTERO DELLA DIFESA. LA SENTENZA DEFINITIVA RICONOSCE IL NESSO TRA L’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DURANTE IL SERVIZIO DI LEVA E IL MESOTELIOMA CHE NE CAUSÒ IL DECESSO

Marinaio morto per amianto, il Tribunale condanna il ministero della Difesa

Un ex marinaio di leva della Marina Militare ha perso la vita a causa di un mesotelioma pleurico sviluppato dopo l’esposizione all’amianto durante il servizio. Oggi, a distanza di quindici anni dalla sua morte, il Tribunale di Torino ha riconosciuto la responsabilità del ministero della Difesa. La sentenza, ormai definitiva perché passata in giudicato, dispone il risarcimento in favore della moglie e della figlia del militare.

Il servizio nella Marina Militare

Tra il 1971 e il 1973 il militare prestò servizio di leva nella Marina Militare con l’incarico di motorista e meccanico navale. Durante quel periodo fu destinato anche alla Nave Amerigo Vespucci, dove rimase imbarcato dal 7 luglio al 10 novembre 1972.

Durante il giudizio, è stato accertato che il marinaio svolse servizio anche all’Arsenale della Marina Militare di Taranto e la scuola della Maddalena, dove l’amianto era utilizzato negli edifici, nelle officine, negli impianti termici e nelle coperture in cemento-amianto.

Il risarcimento dopo quindici anni

Dopo una lunga battaglia giudiziaria, la famiglia ha ottenuto il riconoscimento delle proprie ragioni. Il Tribunale di Torino ha infatti condannato il ministero della Difesa a risarcire le eredi di S. C., ritenendo che il decesso sia stato causato dall’esposizione all’amianto durante il servizio militare.

Il giudice ha liquidato alla moglie e alla figlia un risarcimento di 187.745 euro, oltre agli interessi. Allo stesso tempo ha accertato la responsabilità dell’Amministrazione, ritenendo che non abbia adottato le necessarie misure per salvaguardare la salute del militare.

«Questa sentenza restituisce dignità a un uomo che aveva servito il proprio Paese e che ha pagato quel servizio con la vita – dichiara l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia -. Nessun risarcimento potrà colmare il vuoto lasciato a una moglie e a una figlia così giovani, ma il riconoscimento delle responsabilità rappresenta un atto di giustizia che arriva dopo un’attesa troppo lunga».

La diagnosi e la lunga battaglia contro il mesotelioma

Nel luglio del 2009 i medici gli diagnosticarono un mesotelioma pleurico. Si tratta di una delle forme tumorali più gravi provocate dall’inalazione delle fibre di amianto. Come avviene per molte patologie asbesto-correlate, la malattia si manifestò dopo un lunghissimo periodo di latenza, che può superare anche i quarant’anni.

Da quel momento iniziò un difficile percorso di cure. Tuttavia, la malattia continuò a progredire fino al decesso, avvenuto il 15 aprile 2011, quando aveva soltanto 60 anni.

Il ruolo dell’amianto negli ambienti di lavoro

Nel corso del processo è emerso che il militare operò in ambienti dove l’amianto era largamente presente. A bordo, l’asbesto si trovava nei rivestimenti isolanti, nelle tubazioni, negli impianti, nelle apparecchiature elettriche e perfino negli indumenti di protezione.

Inoltre, gli interventi di manutenzione e di sostituzione dei materiali avvenivano senza adeguate misure di sicurezza. Il personale lavorava senza dispositivi idonei a evitare l’inalazione delle fibre di amianto. Anche alcuni capi di abbigliamento utilizzati durante il servizio contenevano il minerale.

La sentenza, inoltre, richiama anche le esposizioni avvenute all’interno dell’Arsenale della Marina Militare di Taranto e della scuola della Maddalena. Anche in queste strutture l’amianto era impiegato negli edifici, nelle officine, negli impianti termici e nelle coperture in cemento-amianto.

Il Tribunale respinge la tesi del ministero

Durante il giudizio il ministero della Difesa ha sostenuto che, nel periodo in cui il militare prestò servizio, i rischi collegati all’amianto non fossero ancora completamente conosciuti.

Il Tribunale ha però respinto questa ricostruzione. Il giudice ha affermato che la pericolosità dell’amianto era già nota in quegli anni. Di conseguenza, l’Amministrazione avrebbe dovuto adottare tutte le misure necessarie per proteggere il personale esposto.

Inoltre, il Tribunale ha ritenuto dimostrato il rapporto tra l’attività svolta e la malattia che ha provocato il decesso del militare. Per questo motivo ha confermato la responsabilità del ministero della Difesa e ha respinto anche l’eccezione di prescrizione sollevata nel corso del procedimento.

L’avv. Ezio Bonanni

Bonanni, quindi, sottolinea il valore più ampio della decisione del Tribunale: «è anche un monito – afferma – affinché tragedie come questa non vengano dimenticate e perché tutti coloro che sono stati esposti all’amianto possano vedere riconosciuti i propri diritti».

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