NEGLI ABISSI DEL MAR MEDITERRANEO ESISTE UN MONDO CHE FINO A OGGI È RIMASTO IN GRAN PARTE INVISIBILE. GRAZIE AI ROBOT SOTTOMARINI UTILIZZATI DAL PROGETTO PNRR MER, ISPRA STA DOCUMENTANDO PER LA PRIMA VOLTA SPECIE CHE VIVONO OLTRE I 2MILA METRI DI PROFONDITÀ E RACCOGLIENDO DATI FONDAMENTALI PER LA TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ MARINA
Le prime immagini delle specie degli abissi grazie al progetto MER
Per decenni gli abissi del Mediterraneo sono rimasti uno degli ambienti meno conosciuti del nostro Paese. Un universo nascosto, immerso nell’oscurità permanente, dove la pressione supera le 200 atmosfere, la temperatura resta vicina ai 13 °C e la luce del Sole non arriva mai. Oggi, grazie alle nuove tecnologie e al progetto MER – Marine Ecosystem Restoration, finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), questo patrimonio naturale sta emergendo dall’ombra.
A oltre 2mila metri di profondità, lungo le montagne sottomarine del Mediterraneo, i ricercatori di ISPRA stanno osservando e documentando specie che raramente erano state riprese nel loro ambiente naturale. Pesci abissali, crostacei, cefalopodi e cartilaginei mostrano adattamenti straordinari a condizioni ambientali estreme, offrendo nuove informazioni sul funzionamento di ecosistemi ancora poco esplorati e fondamentali per la salute del mare.
Cosa sono le montagne sottomarine e perché sono così importanti?
Le montagne sottomarine, note come seamount, sono rilievi vulcanici o tettonici che si innalzano dal fondale marino senza emergere in superficie. Nel Mediterraneo se ne contano centinaia, molte delle quali ancora poco studiate.
Queste strutture rappresentano autentici hotspot di biodiversità. Le correnti che si infrangono contro i rilievi trasportano nutrienti dalle profondità verso gli strati superiori dell’acqua, creando condizioni favorevoli alla vita marina.
Di conseguenza, le montagne sommerse ospitano comunità biologiche molto più ricche rispetto ai fondali circostanti, con coralli profondi, spugne giganti, gorgonie, pesci e numerosi invertebrati.
Molte specie utilizzano questi ambienti come aree di alimentazione, riproduzione o rifugio, rendendo i seamount elementi chiave per l’equilibrio dell’intero ecosistema mediterraneo.
Il progetto MER: il più grande programma italiano di ripristino degli ecosistemi marini
Le nuove immagini arrivano dal progetto MER (Marine Ecosystem Restoration), una delle iniziative ambientali più importanti finanziate nell’ambito del PNRR.
Il progetto è promosso dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e realizzato da ISPRA con l’obiettivo di migliorare la conoscenza degli ecosistemi marini italiani e sviluppare interventi concreti di ripristino ambientale.
Le attività interessano numerosi habitat del Mediterraneo, dalle praterie di Posidonia oceanica alle foreste di coralligeno, dalle montagne sommerse ai canyon sottomarini, fino agli ambienti più profondi del bacino.
L’obiettivo non è soltanto catalogare le specie presenti, ma comprendere il loro stato di conservazione, individuare le pressioni esercitate dalle attività umane e definire le migliori strategie di tutela.
Il progetto rappresenta uno dei principali contributi italiani agli obiettivi europei di ripristino della biodiversità marina e di protezione del 30% dei mari entro il 2030.
Cos’è un ROV e come permette di esplorare gli abissi
Protagonista delle nuove esplorazioni è un ROV (Remotely Operated Vehicle) Work Class, un sofisticato robot sottomarino comandato dalla nave attraverso un cavo ombelicale che trasmette energia, dati e immagini in tempo reale.
A differenza dei sommergibili con equipaggio, il ROV può operare a profondità elevate senza mettere a rischio vite umane e rimanere immerso per molte ore consecutive.
Il veicolo è dotato di telecamere ad altissima definizione, fari LED ad alta potenza, sonar, sensori ambientali, bracci robotici e strumenti di campionamento che consentono ai ricercatori di osservare gli organismi nel loro habitat naturale, raccogliere campioni biologici, misurare parametri chimico-fisici e documentare habitat mai filmati prima.
Le immagini vengono trasmesse in tempo reale agli scienziati a bordo della nave, che possono guidare con estrema precisione ogni movimento del robot.
La vita oltre i 2.000 metri: come sopravvivono le specie degli abissi
Negli ambienti profondi del Mediterraneo la vita deve affrontare condizioni proibitive.
L’assenza totale di luce impedisce la fotosintesi, mentre il cibo è scarso e arriva quasi esclusivamente dalla superficie sotto forma di particelle organiche che lentamente precipitano verso il fondale. A ciò si aggiungono pressioni elevatissime e temperature costanti.
Per sopravvivere, molte specie hanno sviluppato adattamenti sorprendenti. Alcuni pesci possiedono occhi enormi, capaci di sfruttare anche la più debole bioluminescenza prodotta da altri organismi. Altri hanno bocche sproporzionatamente grandi e denti affilati per catturare qualsiasi preda disponibile. Alcuni crostacei e cefalopodi presentano arti estremamente allungati che consentono di percepire le minime vibrazioni dell’acqua.
Tra gli adattamenti più curiosi vi sono quelli osservati in alcuni pesci bentonici che utilizzano pinne modificate come veri e propri sostegni, assumendo una postura simile a quella di un treppiede per restare immobili sul fondale in attesa del passaggio delle prede.
Molte specie crescono lentamente, raggiungono la maturità sessuale dopo molti anni e hanno tassi riproduttivi estremamente bassi, caratteristiche che le rendono particolarmente vulnerabili alle attività umane.
Un Mediterraneo molto più ricco di quanto immaginiamo
Sebbene rappresenti meno dell’1% della superficie degli oceani mondiali, il Mediterraneo ospita circa il 7-10% della biodiversità marina conosciuta.
Una parte consistente di questa ricchezza biologica vive proprio nelle profondità, dove numerose specie risultano ancora poco studiate o addirittura sconosciute.
Negli ultimi anni le spedizioni scientifiche hanno documentato nuove popolazioni di coralli profondi, vaste foreste di spugne silicee, comunità di echinodermi, crostacei e pesci adattati agli ambienti afotici. Molti di questi organismi sono endemici del Mediterraneo oppure presentano distribuzioni estremamente limitate.
Ogni nuova campagna oceanografica continua a fornire dati che modificano la nostra conoscenza della biodiversità marina mediterranea.
Perché conoscere gli abissi è fondamentale per proteggere il mare
Gli ecosistemi profondi non sono affatto isolati dal resto del mare.
Essi svolgono un ruolo essenziale nel ciclo del carbonio, nel riciclo dei nutrienti, nella regolazione delle reti trofiche e nella conservazione della biodiversità. Molte specie commerciali trascorrono parte del proprio ciclo vitale proprio nelle acque profonde, mentre numerosi habitat abissali contribuiscono allo stoccaggio del carbonio per tempi molto lunghi.
Questi ambienti sono però sempre più esposti alle pressioni antropiche. La pesca a strascico profonda può danneggiare habitat che hanno impiegato secoli o millenni per formarsi, mentre l’inquinamento da microplastiche e contaminanti raggiunge ormai anche le fosse più remote del Mediterraneo. A ciò si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico, che modificano temperatura, ossigenazione e acidità delle acque profonde.
Le nuove immagini aprono una finestra su un mondo ancora sconosciuto
Le riprese realizzate da ISPRA rappresentano molto più di una documentazione spettacolare. Ogni filmato costituisce una fonte preziosa di informazioni scientifiche che permette di identificare le specie presenti, analizzarne il comportamento, valutare lo stato degli habitat e pianificare future misure di conservazione.
La conoscenza degli ecosistemi profondi è infatti il primo passo per proteggerli efficacemente. Le montagne sommerse del Mediterraneo custodiscono una biodiversità ancora in gran parte inesplorata e rappresentano uno dei grandi patrimoni naturali del nostro Paese.
Grazie al progetto MER e alle tecnologie robotiche oggi disponibili, questo mondo nascosto sta finalmente rivelando i propri segreti, contribuendo a costruire una nuova consapevolezza sul valore ecologico degli abissi e sulla necessità di conservarli per le generazioni future.




