L’UNIONE EUROPEA RAFFORZA LA PROPRIA STRATEGIA AMBIENTALE CON NUOVE NORME UE SUI RIFIUTI, IN PARTICOLARE PER I SETTORI TESSILE E ALIMENTARE. L’OBIETTIVO È RIDURRE L’IMPATTO AMBIENTALE, PROMUOVERE LA RESPONSABILITÀ DEI PRODUTTORI E ACCELERARE LA TRANSIZIONE VERSO UN’ECONOMIA CIRCOLARE PIÙ EFFICIENTE, EQUA E SOSTENIBILE
In vigore le nuove norme UE
Sono entrate in vigore le nuove disposizioni europee in materia di rifiuti, che aggiornano la Direttiva quadro 2008/98/CE con l’intento di diminuire l’impatto ambientale delle filiere tessile e alimentare e di rafforzare la circolarità del sistema economico europeo.
Il provvedimento rappresenta un passaggio significativo verso modelli di produzione e consumo più sostenibili, in coerenza con gli obiettivi del Green Deal europeo e del Piano d’azione per l’economia circolare.
Rifiuti tessili e alimentari: numeri globali e italiani
Nel mondo il settore tessile produce circa 12milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, oltre 30mila al giorno, mentre lo spreco alimentare raggiunge 1,05 miliardi di tonnellate annue, pari a 2,9 milioni quotidiane (UNEP). In Italia si stimano 1,7 milioni di tonnellate annue di rifiuti tessili (circa 4.600 al giorno) e 8,8 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari, pari a circa 24mila tonnellate giornaliere (ISPRA).
Cosa si può fare nel settore tessile?
Tutti gli Stati membri saranno tenuti ad adottare un regime di responsabilità estesa del produttore (EPR) per i prodotti tessili e le calzature. In particolare, le imprese dovranno contribuire economicamente alla gestione del fine vita dei propri articoli, finanziando, ad esempio, la raccolta, il riutilizzo e il riciclaggio e garantendo, così, un contributo proporzionato all’impatto ambientale dei materiali impiegati.

Viene inoltre introdotta una definizione uniforme di “rifiuto tessile”. Tutti i prodotti raccolti separatamente saranno considerati rifiuti e dovranno essere sottoposti a operazioni di cernita preventiva prima di un eventuale riutilizzo o spedizione.
La finalità è assicurare maggiore tracciabilità, contrastare le esportazioni illegali e sostenere lo sviluppo di filiere europee dedicate al recupero e al riciclo.
E in quello alimentare?
La direttiva stabilisce anche target obbligatori per la riduzione degli sprechi alimentari entro il 2030:
- riduzione del 10% nelle fasi di trasformazione e produzione;
- riduzione del 30% pro capite nella distribuzione e nel consumo finale, inclusi ristoranti, mense e ambito domestico.
Ogni Stato membro dovrà inoltre aggiornare i programmi nazionali di prevenzione e monitorare i risultati raggiunti. Successivamente, nel 2027 la Commissione Europea effettuerà una revisione per valutare l’efficacia delle misure adottate.

I dati disponibili mostrano che tra il 2020 e il 2023 non si è registrata una diminuzione significativa degli sprechi alimentari. La riforma mira quindi a invertire questa tendenza, promuovendo comportamenti di consumo più consapevoli e una gestione più efficiente delle eccedenze.
Verso un’economia circolare più equa e trasparente
Con queste nuove disposizioni, l’Unione europea punta a trasformare due settori ad alto impatto ambientale in ambiti di innovazione e sostenibilità.
Oltre a favorire modelli di business circolari nel comparto tessile, la direttiva incoraggia una responsabilità condivisa tra produttori, cittadini e amministrazioni pubbliche nella gestione delle risorse e nella prevenzione degli sprechi.
Si tratta di un’opportunità per ridurre le pressioni ambientali, sostenere l’occupazione verde e avvicinare l’Europa agli obiettivi climatici fissati per il 2030.
Fonte: ambientenonsolo.com




