IL TEMA DELL’INQUINAMENTO DA PLASTICA SI ARRICCHISCE DI UNA NUOVA, ALLARMANTE DIMENSIONE: LE NANOPLASTICHE, PARTICELLE MICROSCOPICHE DI PLASTICA, POTREBBERO AVERE EFFETTI NEGATIVI DIRETTI SUL CERVELLO UMANO. STUDIO DELLA ONLUS PLASTIC FREE INSIEME CON L’UNIVERSITÀ SAN RAFFAELE DI ROMA
A dar vita al primo studio scientifico italiano in questo ambito è la Onlus Plastic Free, in collaborazione con l’Università San Raffaele di Roma, con l’obiettivo di approfondire l’impatto neurologico di queste particelle.
La ricerca sulle nanoplastiche nel cervello: obiettivi e metodo
Lo studio sarà guidato dal professor Ennio Tasciotti, direttore scientifico di Plastic Free e docente ordinario all’Università San Raffaele, esperto riconosciuto nelle nanotecnologie applicate alla salute umana. Il progetto intende rispondere a tre domande fondamentali:
- Come le nanoplastiche riescono a superare la barriera ematoencefalica, il sistema di protezione che normalmente tutela il cervello dall’ingresso di sostanze nocive?
- Quali sono gli effetti di queste particelle sulla capacità dei neuroni di trasmettere segnali?
- Le nanoplastiche attivano processi di neuroinfiammazione, potenzialmente responsabili di malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson?
Il progetto prenderà il via non appena saranno raccolti 100mila euro necessari a finanziare materiali, analisi e utilizzo di laboratori all’avanguardia.

Perché questa ricerca è urgente
L’urgenza di uno studio dedicato alle nanoplastiche è emersa da un recente articolo scientifico pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature, che ha rilevato la presenza di nanoplastiche nel tessuto cerebrale umano.
La ricerca ha evidenziato come frammenti microscopici di plastica, in particolare polietilene, si accumulino nel cervello, specialmente nei soggetti affetti da demenza. In alcuni casi, la massa di plastica trovata nel tessuto cerebrale corrispondeva allo 0,5% del suo peso totale, ossia l’equivalente macroscopico di un cucchiaino.
Plastic Free: dalla tutela ambientale alla ricerca scientifica
«Finora abbiamo lavorato per rimuovere la plastica dall’ambiente», afferma Luca De Gaetano, presidente e fondatore di Plastic Free. «Oggi invece vogliamo capire cosa succede quando questa plastica entra dentro di noi. Solo con dati scientifici solidi potremo affrontare questa sfida».
Plastic Free utilizzerà i fondi raccolti anche per sostenere giovani ricercatori, dottorandi e tecnici, assicurando che i risultati dello studio vengano resi pubblici tramite pubblicazioni e divulgazione scientifica.
Un appello alla comunità
Luca De Gaetano conclude con un appello rivolto a aziende, fondazioni e cittadini: «Le nanoplastiche sono già dentro i nostri corpi. È fondamentale scoprire quali danni stanno causando e come contrastarli. Il momento di agire è adesso».
Come sostenere la ricerca
Plastic Free Onlus continua così la sua missione di difesa dell’ambiente e della salute, aprendo nuovi orizzonti nella lotta contro l’inquinamento da plastica, anche nelle sue forme più invisibili e insidiose. Per contribuire al finanziamento di questo progetto innovativo è possibile visitare il sito di Plastic Free.




