QUATTRO VASTI INCENDI STANNO DEVASTANDO LA CALIFORNIA MERIDIONALE, SOSPINTI DA VENTI IMPETUOSI, FORMANDO UNA CINTURA DI FUOCO INTORNO A LOS ANGELES E SANTA MONICA. RIPORTIAMO LA TESTIMONIANZA DELLA PROFESSORESSA MARIA RITA D’ORSOGNA, ATTIVISTA AMBIENTALE, INSEGNA ALLA CALIFORNIA STATE UNIVERSITY, VIVE A LOS ANGELES
Quattro vasti incendi stanno devastando la California meridionale, sospinti da venti impetuosi, formando una cintura di fuoco intorno a Los Angeles e Santa Monica.
Il Palisades Fire, che infuria nella zona di Pacific Palisades, sta distruggendo un’area abitata a circa 30 chilometri a ovest del centro di Los Angeles. Le fiamme, alimentate dai venti caldi, si sono sviluppate martedì 7 gennaio, divorando oltre 11.800 acri di terreno (circa 4.700 ettari).
A est di Los Angeles, l’Eaton Fire avanza nell’Eaton Canyon, minacciando Pasadena. Solo nella notte di mercoledì 8 gennaio, ha consumato altri 10mila acri (circa 4mila ettari). Più a nord, nella Valle di San Fernando, l’Hurst Fire si è espanso fino a bruciare 850 acri (344 ettari). Nelle colline di Hollywood, il più piccolo, il Sunset Fire ha distrutto almeno 60 acri (24 ettari) tra sentieri e lussuose ville.
I pompieri affrontano gravi difficoltà nel reperire acqua per spegnere le fiamme. La bassa pressione nelle tubature rende persino l’acqua domestica non potabile in molte zone colpite. Dopo mesi di siccità, la vegetazione della regione è completamente secca, così, brucia rapidamente come paglia.
I venti caldi e intensi, noti come Santa Ana Winds o Devil winds “venti del diavolo”, soffiano fino a 129 km/h, accelerando l’avanzata degli incendi. Questi fenomeni sono comuni nella California meridionale ma diventano sempre più frequenti e pericolosi a causa dei cambiamenti climatici. (fonte Focus)
Il racconto della ricercatrice che vive a Los Angeles
Ti svegli e pensi che sia ancora notte, perché il cielo è grigio. E poi ti affacci e vedi tanti colori di cielo, innaturali. Arancio, giallo, grigio scuro, grigio chiaro. Forme di nuvole grasse e minacciose. Se ti sforzi, da qualche parte in lontananza vedi pure il blu.
L’aria puzza. Hai sete. La gola sente che ci sono cose innaturali in circolazione. La pelle è secca. Non hai più la voce.
Accendi la TV e senti, invece, la voce rotta dei giornalisti che cercano di raccontarci la storia. Voce rotta dalla stanchezza, dall’enormità di quanto sta avvenendo, dall’impotenza.
Gli incendi sono ovunque. Acri ed acri ed acri di boschi che vanno a fuoco. Semplicemente non ci sono abbastanza persone per fermarli. Arrivano dall’Oregon e dal Nevada. Ma il fuoco vince. Per ora almeno. Contenimento zero in questo momento.
Ne ho vissuti tanti di incendi qui a Los Angeles ma mai cosi. Cosi vicino casa, così estesi, così tanti e vicino a posti e persone a me cari. Così minacciosi e di fronte a cui ti senti piccolo. E poi ti dispiace per i Vigili del fuoco che mai e poi mai potranno farcela, per quelli che hanno perso poco o tanto. Per la perdita collettiva di intere comunità.
Non è facile spiegare Los Angeles
Non è facile spiegare questa città, perché esula da tutti gli schemi europei di città. Per uno che la conosce, però, la contea di Los Angeles, quella che è una enorme megalopoli, è in realtà un insieme di centri di media grandezza, ciascuno con la sua storia e la sua peculiarità culturale e la sua bellezza.
Conosco alcune persone che hanno perso la casa e altre che sono state evacuate per sicurezza. La linea dell’evacuazione di Santa Monica è a 2km da casa mia. Ma tutti siamo al sicuro. E quindi il pensiero va a quello che resta fuori e a quello che arriverà dentro.
Non sono ancora uscita di casa. Ma so che mi si spezzerà il cuore sapere che tre miglia della Pacific Coast Highway sono andate in fiamme. Il posto dove andavo ogni tanto a mangiare il pesce fresco, a Malibu, è bruciato. Si chiama Reel Inn. Un posto di altri tempi, semplice e alla buona. Tutti lo conoscono e lo amano qui.
La Pacific Palisades High è bruciata. Ci sarò passata mille volte davanti. Le case dietro pure. Palisades è zona per ricchi ma conserva un senso di piccola città di altri tempi se uno guarda bene. Ci vado ogni tanto, a farmi le unghie, a passare dai vari caffe della zona, a vedere l’architettura di Richard Neutra, a guardare l’oceano dall’alto e fra le bouganville, a trovare Tom. Non so cosa sia ancora in piedi. La TV dice che mille case sono bruciate. Pare anche quella di Tom.
I venti caldi e intensi accelerano l’avanzata degli incendi
Altadena è vicino alle montagne, dall’altro lato. Vado spesso a Sierra Madre, che è lì vicino, a trovare Cynthia e i suoi bimbi di cui sono la madrina. Lei ha un enorme giardino. Ci sediamo e ce la raccontiamo e ridiamo. A volte camminiamo e io le dico sempre che mi pare di essere nella California dei pionieri. Abbiamo piantato alberi di avocado e sono venuti i cervi a mangiarne le foglie. Ogni volta che ci vado porto via fichi e limoni. Cynthia è stata evacuata, con la sua anziana mamma e i bimbi.
Intanto annunciano che hanno evacuato la Canada-Flintridge. Li c’è la NASA e la maggior parte delle famiglie della zona sono scienziati o persone dell’indotto. Ci sono pure i Giardini Descanso. Bellissimi. Una mia studentessa, Eliya, vive li, abbiamo fatto tante cose con lei, fra cui un piccolo documentario sull’uso di stupefacenti. Ha 16 anni e le voglio bene. Lo scrivo. È stata evacuata anche lei con la sua famiglia.
Annunciano di conservare l’acqua e di bollirla se la si usa in casa
Ecco, questa è, un po’, la mia Los Angeles, oggi in fiamme. Città che non sarà mai mia come per chi qui ci è nato ma che ho fortemente voluto come mia e dove sono diventata la persona che sono. Il petrolio, la scienza, il cinema, la storia, l’architettura. Non posso spiegare quanto io sia riconoscente a questo posto, alla sua gente, alle cose belle che ho imparato.
Sono le 7. Mi preparo. Fra un po’ esco e vedo di che si tratta.







