giovedì, Aprile 30, 2026

Cervi, stop alla mattanza: l’errore della Regione Abruzzo

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IL MESE DI OTTOBRE RAPPRESENTA UN MOMENTO TRAGICO PER LA FAUNA DELL’ABRUZZO. LA MATTANZA DI BEN 469 CERVI, SIMBOLI DEI PASCOLI MONTANI DELL’APPENNINO, SONO STATI CONDANNATI A MORTE A SEGUITO DI UNA CONTROVERSA DELIBERA DELLA GIUNTA REGIONALE. TUTTAVIA, A CAUSA DI UNA DIMENTICANZA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, NON SONO STATI ANCORA EMANATI GLI AVVISI DA PARTE DEGLI AMBITI TERRITORIALI. QUESTO ERRORE PERMETTERÀ AGLI ANIMALISTI DI GUADAGNARE TEMPO PREZIOSO PER INTERVENIRE AL CONSIGLIO DI STATO E SALVARE I CERVI. L’IMMINENTE ABBATTIMENTO, PREVISTO PER NOVEMBRE, NON SOLO MINACCIA LA SOPRAVVIVENZA DI QUESTI ANIMALI, MA RISCHIA DI AVERE UN IMPATTO DEVASTANTE SULL’ECOSISTEMA LOCALE

 

La caccia al cervo: una vera e propria “mattanza” 

Tutto è iniziato con la delibera regionale abruzzese, approvata l’8 agosto 2024, che autorizzava l’abbattimento di 469 esemplari di cervo nell’area montana. La Giunta regionale, guidata dal presidente Marco Marsilio, aveva giustificato la misura con due principali motivazioni. La necessità di contenere i danni all’agricoltura e di ridurre il rischio di incidenti stradali causati dall’aumento delle popolazioni di cervi. Inoltre, il presidente aveva precisato che il numero di abbattimenti previsto sarebbe stato controllato e limitato alle zone più problematiche, fuori dalle aree protette.

Rassicurazioni a parte, la decisione aveva ovviamente suscitato un vespaio di polemiche, non solo tra ambientalisti, ma anche tra cittadini di tutta la penisola e alcuni settori politici.

Raccolta firme e mobilitazione popolare contro la mattanza dei cervi

A livello nazionale, oltre 134mila cittadini hanno firmato una petizione online per chiedere la sospensione della caccia. Unendosi alle proteste di numerose associazioni ambientaliste come WWF Italia, LAV e LNDC Animal Protection.

Queste organizzazioni hanno denunciato il piano come una “mattanza” e hanno sottolineato che esistono soluzioni più etiche e sostenibili. Come la creazione di corridoi ecologici per favorire lo spostamento naturale dei cervi e un controllo demografico non violento. La raccolta firme ha visto anche il sostegno di figure di spicco del mondo della cultura e dello spettacolo, che si sono schierate apertamente contro la delibera regionale. Contribuendo in questo modo a dare visibilità nazionale alla questione

Il rigetto del TAR Abruzzo e l’impatto ecologico


Nonostante l’intensa opposizione pubblica, il TAR dell’Abruzzo ha respinto il ricorso delle associazioni ambientaliste il 9 ottobre 2024, dando il via libera all’abbattimento programmato. Il Tribunale amministrativo ha considerato legittima la delibera, sottolineando l’importanza di intervenire per la sicurezza e l’agricoltura. 

Inoltre ha dichiarato che non ci sarebbe alcun rischio di estinzione per la specie. Questo ha rappresentato un duro colpo per le associazioni che speravano in una sospensione immediata del provvedimento.

L’impatto sulla fauna e sull’ambiente

Secondo le associazioni ambientaliste e animaliste, l’abbattimento di 469 cervi rappresenta una misura che potrebbe avere conseguenze profonde sull’ecosistema della regione. Il cervo nobile (Cervus elaphus), che vive nei vasti pascoli montani e nelle foreste dei Parchi Nazionali d’Abruzzo, Lazio e Molise, contribuisce attivamente al mantenimento degli equilibri naturali. 

Brucando erbe, arbusti e altre piante del sottobosco, questi mammiferi contribuiscono in maniera attiva alla regolazione della vegetazione. In particolare, impediscono la crescita eccessiva di alcune specie vegetali che, in assenza di controllo naturale, tenderebbero a dominare l’ambiente, soffocando altre piante meno competitive. Questa selezione naturale promuove una maggiore diversificazione della flora e crea le condizioni ideali per la crescita di nuove specie, favorendo così un ecosistema più ricco e complesso.

La loro azione non si limita solo al mantenimento di una copertura vegetale equilibrata, previene altresì l’espansione di specie invasive, che altrimenti potrebbero minacciare la stabilità dell’habitat.

In particolare, svolgono un ruolo essenziale all’interno della catena alimentare, contribuendo al mantenimento degli equilibri tra predatori e prede. Oltre al loro valore ecologico, questi ungulati sono anche una risorsa importante per il turismo naturalistico, un settore nevralgico per lo sviluppo sostenibile della regione, che attira visitatori interessati alla bellezza dei paesaggi e alla fauna locale. Ora però, il loro destino è appeso a un filo.

La lotta continua: il futuro del cervo in Abruzzo

Le associazioni animaliste, nonostante la sconfitta temporanea, non intendono arrendersi. «Stiamo valutando se ricorrere al Consiglio di Stato, non possiamo tollerare che gli animali possano essere consegnati al piombo dei cacciatori», hanno dichiarato i portavoce di LAV, LNDC e WWF. La battaglia per salvare i cervi continua e, con essa, la speranza di poter promuovere un modello di gestione della fauna più sostenibile, che tuteli la biodiversità e garantisca il rispetto per ogni forma di vita.

Un richiamo alla responsabilità: diciamo no alla mattanza!

Il caso della caccia ai cervi in Abruzzo solleva domande profonde sulla gestione delle risorse naturali e sul nostro rapporto con l’ambiente. In un’epoca in cui la crisi climatica e la perdita di biodiversità sono temi sempre più urgenti, è necessario ripensare le politiche di gestione della fauna. La caccia non può essere vista come la soluzione automatica ai problemi creati dall’interazione tra uomo e natura.

La ricchezza naturale dell’Abruzzo, che include una vasta gamma di specie, come l’orso marsicano, il lupo appenninico, il camoscio d’Abruzzo, oltre ovviamente al protagonista della nostra storia, cioè il cervo, merita una tutela attenta e lungimirante, che privilegi soluzioni sostenibili in armonia con la natura, piuttosto che l’eliminazione di una delle sue componenti più preziose.

Ultimi aggiornamenti: carabine fermate in extremis:

Le associazioni animaliste fanno intanto sapere che l’esecuzione dei cervi è stata rimandata a novembre, dal momento che mancano gli avvisi territoriali.

A comunicarlo è il vicepresidente della Giunta abruzzese Emanuele Imprudente.  

«Accogliamo con soddisfazione la comunicazione di questa “dimenticanza” dell’amministrazione abruzzese – ha dichiarato Massimo Vitturi, responsabile area selvatici di LAV -, anche se il massacro dei cervi voluto dalla Giunta Marsilio è solo rimandato. Siamo comunque in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato, che potrebbe dare un’ulteriore spallata alla delibera voluta esclusivamente per soddisfare le richieste dei cacciatori».

La strage dei cervi è al momento solo rimandata ma ci fa guadagnare tempo per trovare soluzioni che possano salvare 469 vite, tra cui 140 cuccioli ancora dipendenti dalle madri.  

Biodiversità, prevenzione e responsabilità pubblica

La gestione della fauna selvatica richiede scelte scientifiche e responsabili, non interventi emergenziali.

La perdita di biodiversità è un danno ambientale irreversibile.
Prevenire significa adottare soluzioni sostenibili prima di ricorrere all’abbattimento.

È un approccio promosso dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA APS) nelle politiche ambientali.

L’avvocato Ezio Bonanni richiama da tempo il dovere delle istituzioni di tutelare gli ecosistemi.
Difendere la fauna oggi significa proteggere l’equilibrio naturale e il futuro delle comunità.

Numero verde ONA

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