NEL CUORE DELLO STRETTO DI MESSINA, LE COMUNITÀ LOCALI SI ORGANIZZANO PER DIFENDERE IL TERRITORIO, CONTRASTARE IL PONTE E PROPORRE UN FUTURO SOSTENIBILE. UN RACCONTO DI RESISTENZA ATTIVA, PATRIMONIO CONDIVISO E PARTECIPAZIONE DAL BASSO CHE PUNTA A CREARE, NON SOLO A OPPORSI
A Capo Peloro si discute la nascita del Parco Nazionale dello Stretto
A Casa Cariddi, nel cuore di Capo Peloro a Messina, l’assemblea della Rete delle “Comunità di Patrimonio Territorio Stretto Sostenibile” (CPTSS) ha affrontato un tema decisivo. Le comunità hanno discusso l’ipotesi di istituire un Parco Nazionale dello Stretto, tra Sicilia e Calabria.
Il progetto punta a valorizzare un’area unica nel panorama italiano, dove convivono ecosistemi marini e terrestri, corridori migratori, biodiversità e paesaggi culturali millenari. La proposta si basa su un modello turistico sostenibile che può generare occupazione, tutelando ambiente, memoria storica e identità locali.
Un territorio da proteggere e candidare all’Unesco
Durante l’incontro è emersa anche l’intenzione di candidare lo Stretto di Messina a Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Un riconoscimento che rispecchierebbe il valore naturale e culturale dell’area.
Lo Stretto non è solo un tratto di mare da attraversare, ma un paesaggio culturale e simbolico. Da millenni ispira miti greci, racconti letterari e immaginari collettivi.
Secondo alcune fonti mitico-folkloriche, Peloro sarebbe stato uno dei giganti che parteciparono alla Gigantomachia, la battaglia contro gli dèi dell’Olimpo. Dopo essere stato sconfitto, il suo corpo sarebbe stato sepolto sotto il promontorio, dando origine al Capo che oggi porta il suo nome.
È già patrimonio delle comunità locali, della memoria condivisa e delle specie che lo abitano.
La Rete contro il Ponte: “Un simbolo coloniale e insostenibile”
La Rete (CPTSS) si occupa di patrimonio e, per questo, considera centrale la lotta contro la costruzione del Ponte sullo Stretto. La nota diffusa parla chiaro: il ponte è insostenibile dal punto di vista ambientale, sociale e culturale.
Secondo la Rete, il ponte rappresenta un simbolo di una narrazione coloniale. Viene presentato come opera salvifica, pensata per collegare un Sud definito “arretrato” al resto dell’Italia e all’Europa. Ma in realtà, sostiene la Rete, è il risultato di una visione imposta dall’alto, dove lo Stato centrale decide per le comunità locali.
“Il Ponte è un Feticcio mediatico, una vetrina politica e un interesse economico scollegato dalle persone che dovrebbero beneficiarne”, afferma la Rete.
Un Sud che si autodetermina e propone alternative
“La Rete Sostenibile delle Comunità di Patrimonio del Territorio dello Stretto Sostenibile è fatta proprio dalle stesse persone che vengono escluse da queste scelte e si presenta come un’alternativa a questa logica top-down: con la varietà delle realtà che vi appartengono ci mostra un sud perfettamente in grado di autodeterminarsi”.
Con le sue tante realtà attive, la Rete mostra un Sud capace di autodeterminarsi, di progettare il proprio futuro nel rispetto dell’ambiente e della memoria.
Durante l’assemblea si è parlato anche della cosiddetta “vertenza Sicilia-Calabria”, una rivendicazione collettiva per un nuovo modello di sviluppo. Un modello che rifiuta le politiche estrattive e coloniali calate dal centro e punta, invece, su diritti, risorse locali e partecipazione.
Comunità di patrimonio: esperienze che custodiscono identità e paesaggi
Nel corso dell’incontro, sono state raccontate due importanti esperienze nate a Messina.
La prima è la Comunità di Patrimonio “Paesaggio oltre Forte”, promossa da Italia Nostra con il progetto Faro Minore, al Forte San Jachiddu. Vi partecipano anche altre realtà come il Parco Ecologico San Jachiddu (nella foto di copertina da facebook), Legambiente Messina, Il cantiere dell’Incanto, Lunaria e la Libreria Colapesce.
Questa comunità vuole offrire uno sguardo “dal basso” sullo Stretto, non sospeso come quello che offrirebbe un ponte. Un punto di vista fatto di sentieri, margini, comunità e coste. “Ricuce ciò che l’ingegneria vuole spezzare: il legame tra chi abita e ciò che è abitato”.
La seconda è la Comunità di Patrimonio “Al di qua del faro”, dedicata a un luogo marginale ma centrale nella memoria collettiva dello Stretto. Qui la comunità riscopre gli approdi storici, riappropriandosi di territorio e storia.
“Ci troviamo di fronte a una pratica di riappropriazione del territorio e della storia, capace di contrastare le retoriche dominanti della disconnessione, del ponte e della verticalità del potere”.
La zona sud tra espropri, memoria e cultura
L’assemblea si è poi concentrata sulle realtà attive nella zona sud di Messina. Un territorio già minacciato dagli effetti delle cosiddette “compensazioni” previste per la costruzione del ponte.
Un esempio è l’esproprio di Villa Pugliatti e dei suoi tre ettari di agrumeto storico. Un altro è l’esperienza del Comitato ex Sanderson, nato per salvare dall’abbandono l’ex stabilimento agrumario Sanderson. Un luogo che racchiude una forte memoria sociale, economica e culturale.
Infine, si è parlato della lunga esperienza di Corti di sera, il festival di cortometraggi che ogni anno anima il borgo di Itala. A questa iniziativa si è affiancata Accussì Festival per gli occhi, che si svolge nella piazza San Nicola di Giampilieri. Due esempi di comunità vive, che resistono attraverso cultura, partecipazione e creatività.
Una rete che crea, resiste e apre varchi
L’assemblea di Casa Cariddi ha dimostrato che lo Stretto è abitato da comunità vive, consapevoli e determinate a costruire un futuro diverso. La Rete non si limita a dire “no” al ponte: propone visioni, attiva relazioni, valorizza luoghi e memoria.
In questo percorso condiviso, si rafforza un’idea di territorio come bene comune, dove le persone non subiscono ma partecipano. Dove la voce collettiva conta e può trasformare il presente.
Come dichiarano le comunità della Rete: “Una rete di comunità permeabile che si confronta e continuerà a dialogare per annodare tutti i nodi e rafforzare la maglia tessendo con cura una realtà che non solo resiste ma crea, non solo si oppone ma propone, non fa muro ma apre varchi”.
(Fonte Pressenza)





