DAI BIODIGESTORI PIÙ SOSTENIBILI ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CONTRO IL CANCRO, FINO ALLA MUOGRAFIA E ALLA ROBOTICA PER AMBIENTI ESTREMI. IL PREMIO NAZIONALE per l’INNOVAZIONE (PNI) CONFERMA IL RUOLO STRATEGICO DELLA RICERCA UNIVERSITARIA NELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA E NELL’INNOVAZIONE AD ALTO IMPATTO, MENTRE RETHAIN, VINCITRICE ASSOLUTA, MOSTRA COME L’ECONOMIA CIRCOLARE POSSA NASCERE DENTRO GLI IMPIANTI A BIOGAS E PARLARE AL MONDO AGRICOLO ED ENERGETICO
Premio Nazionale per l’Innovazione 2025
Per due giorni, Ferrara è diventata la capitale italiana dell’innovazione. Nelle sale che hanno ospitato la XXIII edizione del Premio Nazionale per l’Innovazione (PNI) si sono alternati incontri e confronti con investitori.
Al centro, settantasei startup finaliste selezionate dalle Start Cup regionali che coinvolgono cinquantanove atenei ed enti di ricerca, in diciotto regioni italiane.
Il PNI, promosso da PNICube e ospitato quest’anno dall’Università di Ferrara è il punto di arrivo di un percorso che parte dai laboratori universitari e arriva alle imprese, mettendo alla prova la capacità di trasformare risultati scientifici in soluzioni concrete per la società.
La presidente di PNICube, Paola M.A. Paniccia, ha ricordato che: «l’innovazione non è un esercizio astratto, ma una risposta alle grandi sfide sociali e ambientali che attraversano il Paese».
Come sottolineato dalla rettrice di Ferrara, Laura Ramaciotti, le università non sono solo luoghi di formazione ma ambienti dove i giovani possono misurarsi con il rischio, il lavoro di squadra, la costruzione di un progetto imprenditoriale credibile.
In questo senso, il PNI rappresenta un laboratorio di educazione all’impresa che si affianca alla didattica tradizionale e permette alla ricerca di uscire dai laboratori, incontrare il mercato e verificare il proprio impatto.
RethaiN vince il PNI 2025: innovazione circolare nel biogas
Tra le quattro vincitrici dei premi settoriali, RethaiN si è aggiudicata il premio Cleantech & Energy sponsorizzato da IREN e il titolo di vincitrice assoluta del PNI 2025. La sua storia parla direttamente al cuore della transizione ecologica, perché affronta una criticità spesso poco raccontata del mondo biogas: la gestione del digestato.
Negli impianti di digestione anaerobica, il digestato è il residuo organico che rimane dopo la produzione di biogas. È un materiale ricco di nutrienti ma spesso contiene una quantità di azoto difficile da gestire. Questo eccesso può generare costi elevati per gli operatori e, se non gestito correttamente, rischi ambientali legati all’inquinamento delle acque e all’emissione di composti azotati in atmosfera.
RethaiN, nata dal Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Napoli Federico II, ha sviluppato una tecnologia brevettata che trasforma questo problema in opportunità.
Il processo consente di recuperare l’azoto in eccesso, riducendo i costi di gestione degli impianti e aumentando la sostenibilità complessiva del ciclo. L’azoto recuperato può essere convertito in biomassa microbica ad alto contenuto proteico, utilizzabile come biofertilizzante o biostimolante in agricoltura.
Il CEO Silvio Matassa ha spiegato che l’obiettivo è rendere la digestione anaerobica più efficiente e circolare, creando nuove entrate per i gestori degli impianti e riducendo l’impatto ambientale.
La vittoria al PNI, oltre al premio economico, permette alla startup di ampliare la rete di contatti, consolidare la validazione su scala reale e accelerare il percorso verso il mercato. È un esempio concreto di come un’innovazione deep tech possa parlare contemporaneamente di energia, agricoltura e tutela delle risorse.

Settore Life Sciences: la vincitrice
Accanto a RethaiN, le altre tre vincitrici dei premi principali mostrano la varietà dei campi in cui l’innovazione italiana si sta muovendo, con ricadute che toccano anche i temi ambientali e sociali.
Nel settore Life Sciences – MedTech, il premio è andato a EvoClin, spin-off legato all’Università di Milano-Bicocca e all’Università Vita-Salute San Raffaele. La startup ha sviluppato una piattaforma di machine learning in grado di analizzare i dati genomici dei tumori e prevederne l’evoluzione a partire da un referto NGS standard.
In un contesto in cui l’incidenza dei tumori è destinata a crescere nei prossimi decenni, questa capacità predittiva può ridurre trattamenti inutili, orientare terapie più precise e, indirettamente, limitare anche l’impatto ambientale del sistema sanitario, spesso associato a un uso elevato di farmaci, materiali e risorse.
Il vincitore nella categoria ICT
Per la categoria ICT, a imporsi è stata MuonLab, spin-off dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dell’Università di Firenze. La startup utilizza la muografia, una tecnica che sfrutta i muoni cosmici per realizzare una sorta di “radiografia naturale” di strutture complesse, naturali o artificiali.
È possibile così studiare dighe, miniere, acciaierie, infrastrutture e siti archeologici senza perforazioni o interventi invasivi. La tecnologia permette di monitorare la stabilità delle strutture, prevenire crolli, pianificare interventi mirati e ridurre gli impatti di lavori massicci e spesso inutili. È un modo nuovo di leggere il territorio, che coniuga sicurezza, conservazione e sostenibilità.
Il vincitore nella categoria Industrial
Nella categoria Industrial, il premio è stato assegnato a GraphiCore, spin-off del Politecnico di Milano che si occupa di robotica avanzata per ambienti estremi. L’azienda ha sviluppato un sistema brevettato di presa a vuoto che consente di movimentare blocchi di grafite radioattiva senza fratture e senza dispersione di polveri.
Sta inoltre lavorando a robot in grado di operare in condizioni di temperatura estrema, radiazioni e ambienti acidi. In un’epoca in cui il decommissioning nucleare è una sfida globale. Soluzioni di questo tipo infatti permettono di gestire in modo più sicuro e controllato gli impianti obsoleti, riducendo i rischi per l’ambiente e per le persone.
Premio Nazionale per l’Innovazione: transizione verde e competitività del paese
Il PNI 2025 non si esaurisce nei quattro premi principali. Intorno alla competizione si muove un ecosistema complesso composto da sponsor industriali, fondazioni, enti pubblici e operatori del venture capital.
Numerosi i premi speciali assegnati durante l’evento. Da quelli dedicati all’imprenditoria femminile sostenuti da Invitalia alle menzioni su innovazione sociale, intelligenza artificiale, internazionalizzazione e proprietà intellettuale.
Gruppi come IREN, Prysmian, Almaviva, insieme con CDP Venture Capital, EIT Health, fondazioni e acceleratori, contribuiscono a creare ponti tra università e impresa. Mettono a disposizione non solo risorse finanziarie, ma anche percorsi di mentoring, accesso a reti internazionali, programmi di formazione imprenditoriale.
Il PNI, quindi, diventa un tassello della strategia nazionale per l’innovazione e per la transizione ecologica. Molte delle soluzioni premiate riguardano infatti direttamente la gestione delle risorse, l’energia, la salute, la sicurezza delle infrastrutture, l’economia circolare.
Premio Nazionale per l’Innovazione, ambiente e società
Guardando nel dettaglio i progetti vincitori, emerge un filo rosso che li collega ai temi ambientali. RethaiN lavora su una filiera – quella del biogas – che può contribuire alla decarbonizzazione e, al tempo stesso, ridurre l’impatto degli effluenti agricoli.
MuonLab offre strumenti per monitorare infrastrutture e siti sensibili, migliorando la prevenzione dei rischi e limitando interventi invasivi sul territorio.
GraphiCore interviene in un ambito delicato come lo smantellamento nucleare, dove la sicurezza ambientale è centrale. Anche EvoClin, seppur in un settore diverso, mostra come l’intelligenza artificiale possa ridurre sprechi e inefficienze, incidendo sia sui costi che sull’uso di risorse.
L’impressione è che l’innovazione deep tech italiana stia maturando una consapevolezza nuova. Non basta essere tecnologicamente avanzati; occorre misurarsi con l’impatto ambientale e sociale delle soluzioni proposte.
Il Premio Nazionale per l’Innovazione 2025 fotografa così un momento di transizione. L’Italia dimostra di avere ricercatori, studenti, imprenditori e imprenditrici in grado di affrontare sfide complesse. Usando la scienza non solo per spiegare il mondo, ma per cambiarlo: dal recupero dell’azoto nei biodigestori ai robot per ambienti estremi, passando per la muografia delle infrastrutture e l’intelligenza artificiale per la medicina. Innovare significa sempre più prendersi cura del pianeta e delle comunità che lo abitano.




