venerdì, Aprile 17, 2026

Pesce scorpione nel Salento, cresce l’invasione aliena

Ultime News

UN NUOVO AVVISTAMENTO DI PESCE SCORPIONE NEL SALENTO CONFERMA L’AVANZATA DELLE SPECIE ALIENE NEI MARI ITALIANI. NON SOLO COLORATI E SPETTACOLARI MA ANCHE POTENZIALMENTE PERICOLOSI PER LA BIODIVERSITÀ E LA SALUTE UMANA. IL MONITORAGGIO È ATTIVO, MA SERVE MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA. ECCO CHI SONO QUESTI NUOVI ABITANTI DEI NOSTRI FONDALI

Pesce scorpione: incontro velenoso a Torre Pali

Un nuovo avvistamento di Pterois miles, meglio noto come pesce scorpione (vedi foto di copertina), registrato nelle acque pugliesi, al largo di Torre Pali. La segnalazione è stata diffusa dal Comune di Salve (LE), che ha invitato bagnanti e pescatori alla massima prudenza. Il pesce si mimetizza tra gli scogli e predilige i fondali rocciosi, rendendo difficile individuarlo. Il consiglio è chiaro: non toccarlo mai, nemmeno se sembra morto.

L’episodio rientra in un fenomeno più ampio. I mari italiani sono ormai popolati da numerose specie aliene, arrivate da altri ecosistemi. Alcune sono innocue, altre potenzialmente pericolose per l’uomo e per l’equilibrio marino. Per affrontare questa nuova sfida, Ispra e Cnr-Irbim hanno rilanciato la campagna Attenti a quei 4!, con strumenti di informazione, prevenzione e monitoraggio.

Pesce scorpione (Pterois miles): il predatore piumato

Il pesce scorpione è uno degli invasori più temuti del Mediterraneo. Si riconosce facilmente: corpo striato di rosso e bianco, grandi pinne simili a piume e lunghi aculei dorsali. Proprio questi ultimi sono velenosi e possono provocare punture dolorose, anche se l’animale è morto.

La specie è originaria dell’Oceano Indiano e del Mar Rosso. Ha raggiunto il Mediterraneo passando dal Canale di Suez, sfruttando il riscaldamento delle acque. In Italia è stato avvistato per la prima volta nel 2016. Da allora si è diffuso rapidamente, soprattutto nel Mar Ionio, dove trova condizioni ideali per prosperare.

Uno studio recente, pubblicato su Mediterranean Marine Science, ha confermato che il Mar Ionio e il sud dell’Adriatico sono zone ad alto rischio di colonizzazione. L’espansione del pesce scorpione è continua e monitorata: a marzo 2025 erano state registrate 1.840 segnalazioni in tutto il bacino mediterraneo. La specie è commestibile, ma va maneggiata con estrema cautela.

Pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus)

Ancora più pericoloso è il pesce palla maculato, entrato anch’esso dal Canale di Suez. In Italia è stato segnalato per la prima volta nel 2013. Ha un aspetto innocuo: corpo tozzo, grigio-argenteo, con macchie scure sul dorso. Ma nasconde una trappola mortale.

Le sue carni contengono tetrodotossina, una neurotossina più potente del cianuro, che resiste anche alla cottura. Il consumo è vietato in tutta Europa. La sua pericolosità non si limita al veleno: ha anche una dentatura robusta, capace di infliggere morsi profondi e dolorosi, soprattutto ai pescatori che lo maneggiano senza precauzioni.

Il pesce palla si adatta bene ai nostri mari e non ha predatori naturali. Per questo si riproduce facilmente, diventando una minaccia sia per la fauna locale sia per la salute pubblica.

Pesce coniglio: l’invasione silenziosa degli erbivori

Meno appariscenti ma molto invasivi sono i pesci coniglio, in particolare due specie: Siganus luridus (pesce coniglio scuro) e Siganus rivulatus (pesce coniglio striato). Entrambi erbivori, entrambi originari dell’Oceano Indiano, sono entrati nel Mediterraneo tramite il Canale di Suez. In Italia sono arrivati nel 2003 e nel 2015.

Questi pesci si nutrono di alghe e vegetazione marina, alterando gli equilibri degli ecosistemi locali. In alcune zone, la loro presenza ha portato a una drastica riduzione delle praterie di posidonia, habitat fondamentale per molte altre specie. Inoltre, sono capaci di riprodursi velocemente e di adattarsi a diversi ambienti.

Sono commestibili e presenti in alcune cucine mediterranee. Tuttavia, bisogna fare attenzione: le loro spine dorsali sono velenose e possono causare punture molto dolorose, anche dopo la morte dell’animale. Una volta catturati, vanno maneggiati con pinze o guanti protettivi.

Medusa capovolta (Cassiopea andromeda)

Tra le meduse aliene segnalate nei nostri mari spicca la medusa capovolta, una specie tropicale che ha abitudini singolari. Vive in acque calme e basse, adagiata sul fondo, con i tentacoli rivolti verso l’alto. Può passare inosservata, ma entrare in contatto con i suoi tentacoli può provocare irritazioni cutanee.

Non è una specie aggressiva, ma può compromettere l’equilibrio delle lagune e delle aree costiere. Si nutre di fitoplancton e piccole particelle ma può competere con altre meduse e piccoli pesci per le risorse disponibili.

Negli ultimi anni è stata avvistata con frequenza crescente in Sicilia, nel basso Adriatico e in alcune aree della Sardegna.

Lepre di mare dagli anelli: il mollusco dai colori ingannevoli

La lepre di mare dagli anelli è un mollusco colorato, dalle forme bizzarre. Non è pericolosa per l’uomo, ma è comunque una specie aliena. Ha un corpo molle e una livrea a macchie e anelli che le conferisce un aspetto appariscente.

Anche se innocua, è considerata un indicatore di alterazione ambientale. La sua presenza segnala spesso acque calde, ricche di sostanze organiche, e può coincidere con squilibri dell’ecosistema bentonico.

Granchio crocifisso (Percnon gibbesi): l’infiltrato veloce

Un altro ospite inatteso è il granchio crocifisso, originario delle coste atlantiche americane. Ha zampe sottili, molto veloci, e un guscio scuro con striature chiare a forma di croce. È comparso in Italia nei primi anni Duemila e si è diffuso rapidamente, in particolare in Sicilia, Calabria e Puglia.

Vive tra gli scogli e compete con i granchi autoctoni. È onnivoro e si adatta a vari ambienti, rendendo difficile la convivenza con altre specie. Anche se non è pericoloso per l’uomo, rappresenta una minaccia per l’equilibrio biologico degli ecosistemi costieri.

Un mare che cambia: l’importanza del monitoraggio

L’avanzata delle specie aliene è ormai un fenomeno strutturale nei mari italiani. A facilitarlo sono i cambiamenti climatici, l’aumento della temperatura dell’acqua e la presenza di corridoi artificiali come il Canale di Suez. Alcune specie si integrano senza danni, altre diventano invasive.

Per questo è fondamentale monitorare e segnalare gli avvistamenti, come previsto dalla campagna “Attenti a quei 4!”. Il sito dedicato raccoglie le segnalazioni dei cittadini.

È possibile inviare foto anche via WhatsApp al numero

+39 320 4365210

o attraverso i gruppi Facebook Oddfish e Fauna Marina Mediterranea con l’hashtag #Attenti4.

La collaborazione tra istituzioni, ricercatori, pescatori e cittadini è oggi l’unica arma per difendere il nostro mare. Un ecosistema fragile, che ha bisogno di attenzione, conoscenza e rispetto.

Numero verde ONA

spot_img
spot_img
spot_img

Consulenza gratuita

    Articoli simili