UN PICCOLO GRUPPO DI ALLEVATORI HA DATO VITA ALL’ASSOCIAZIONE PER LA PROMOZIONE E LA TUTELA DELLA “PECORA BROGNA”, AL FINE DI INTENSIFICARE L’ALLEVAMENTO DELLA SPECIE CHE TANTO LUSTRO DIEDE ALLA CITTÀ DI VERONA
La fortuna di una città può dipendere da una pecora? A quanto pare sì, se l’ovino produce la lana Brogna e ha pascolato sulle Prealpi veronesi.
Oggi l’animale chiede l’aiuto di Sant’Antonio Abate per essere salvata dall’estinzione, anche se ci stanno già provando gli uomini. Esemplari di questa razza sono, infatti, ospitati e allevati nella fattoria del Parco Natura Viva di Bussolengo, insieme ad altri animali domestici.
Questi per secoli hanno servito i contadini in varie regioni del mondo. È necessario adesso raccontare a tutti perché queste razze rischiano di scomparire insieme all’antico bagaglio di conoscenze rurali legate ai territori in cui hanno abitato.
La lana Brogna di Verona e la fortuna degli Scaligeri
I musi arruffati che ora zampettano tra le loro madri al Parco Natura Viva di Bussolengo hanno contribuito a determinare la fortuna degli Scaligeri. Gli indimenticati signori di Verona, fino al 1500, hanno conosciuto un commercio tanto fiorente di lana Brogna da far concorrenza al pregiato tessuto delle Fiandre.
Duttile e dalla fibra morbidissima, molto più sottile rispetto ai filati delle razze locali più comuni, era richiesta ed esportata fino al Nord Europa. Sull’Adige erano posti i mulini per la pulizia del materiale grezzo che arrivava dalla Lessinia, la corporazione dei lanieri. Questa era tra le più importanti della città e la famosa loggia delle Sgarzarie ferveva di compravendite. Il luogo deve il proprio nome al dialettale “scardasserie”, ovvero le carderie in cui si filava la lana.

Il declino dell’allevamento
Le pecore Brogne vivevano negli alti pascoli, permettevano la coesistenza tra l’uomo e il paesaggio rurale e offrivano alle genti il nutrimento mantenendone le tradizioni. Custodivano, dunque, la montagna e la sua biodiversità. Finché in città non arrivò il baco da seta.
La lana Brogna trovò, così, un concorrente che la spedì in declino nei secoli a venire. Ciò causò una diversificazione negli animali d’allevamento anche sulle Prealpi veronesi, dove arrivarono i bovini a prendere il posto degli ovini. E infatti, la fine degli Scaligeri, oltre alle faide interne, probabilmente fu causata anche da questo.
Dalla fine del XVI secolo, la Lessinia racconta la storia di una pastorizia che dismise pian piano questa razza, fino ad arrivare al rischio di estinzione toccato nel decennio scorso.
E oggi?
Nel mese di gennaio che celebra il Santo protettore degli animali domestici, cioè Sant’Antonio Abate, va ricordato che la fortuna di Verona è dipesa anche da una pecora. In particolare, la lana Brogna ha reso ricchi gli Scaligeri e tutto il territorio. Dopo il declino dell’allevamento della pecora negli scorsi decenni, oggi gli alti pascoli della Lessinia sono stati iscritti nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici. Ciò grazie al piccolo gruppo di allevatori riuniti dell’Associazione per la Promozione e la Tutela della Pecora Brogna. Questi hanno ripreso ad allevare la pecora, che vive anche nel Parco Natura Viva.




