CAPO TEULADA, IL POLIGONO MILITARE INTERFORZE TORNA AL CENTRO DELLE POLEMICHE AMBIENTALI: IN UN’AREA TRA LE PIÙ ESTESE D’EUROPA, L’INQUINAMENTO SUPERA PERSINO I LIMITI TOLLERATI PER LE ZONE INDUSTRIALI. UN SILENZIO ISTITUZIONALE CHE PREOCCUPA
Animali vietati al pascolo nel poligono di Capo Teulada
Nella terza settimana di luglio, la Prefettura di Cagliari ha emesso un ordine che vieta l’accesso agli animali nell’area aperta al pascolo del poligono militare di Capo Teulada.
Il divieto arriva dopo le analisi annuali commissionate dal ministero della Difesa, che hanno rivelato concentrazioni di piombo e antimonio, in particolare, oltre i limiti di legge nelle zone dove si effettuano esercitazioni a fuoco.
Ai fini del monitoraggio ambientale, il poligono è classificato come area industriale. Questa categoria prevede soglie di tolleranza per gli inquinanti molto più alte rispetto ad altri territori. Se tali limiti vengono superati, significa che l’inquinamento è presente ed è già rilevante.
Inquinamento: metalli pesanti anche fuori dalle zone di tiro
I campionamenti hanno mostrato la presenza di metalli pesanti anche in aree del poligono dove non si svolgono spari. L’ipotesi, non confermata, è che siano avvenute movimentazioni di terra da una zona all’altra dell’area addestrativa interforze.
I prelievi sono stati effettuati tra il 13 e il 28 gennaio 2025. Nonostante ciò, l’ordine di evacuazione del poligono è stato emesso solo sei mesi dopo, a luglio, quando il provvedimento era già stato comunicato agli enti civili interessati: Regione Sardegna, Città Metropolitana di Cagliari, Comuni di Teulada e Sant’Anna Arresi e Arpas.

Un’area militare enorme e storicamente inquinata
Il Poligono Interforze di Teulada copre 7.200 ettari, cui si aggiungono, durante le esercitazioni annuali, vincoli di servitù su 750 chilometri quadrati.
Secondo Medicina Democratica Sardegna, decenni di esercitazioni a fuoco hanno causato un inquinamento superficiale da piombo, cadmio e tallio.
L’intossicazione da piombo può danneggiare il sistema nervoso, respiratorio, digerente, circolatorio ed endocrino. Il cadmio, presente in alcuni proiettili, può essere rilasciato nell’ambiente come nanoparticelle, contaminando aria, suolo e acqua. È tossico anche a basse dosi, si accumula negli organismi e può causare gravi patologie renali e tumori, come conferma lo IARC (International Agency for Research on Cancer), che lo inserisce tra le sostanze cancerogene di gruppo 1.
Il tallio, pur non essendo un componente tipico dei proiettili, è un metallo tossico che può provocare danni a sistema nervoso, fegato e reni.
Inquinamento: Missili Milan e torio radioattivo
Medicina Democratica ricorda che il processo del 2024, concluso con l’assoluzione dei vertici militari accusati di inquinamento, ha comunque confermato rischi per civili e militari.
Oltre ai metalli pesanti, è stata rilevata la presenza di torio radioattivo, usato nel sistema di puntamento del missile anticarro Milan. Secondo la Procura di Cagliari, ne sarebbero stati esplosi 11.785, ma agli atti compaiono solo due ritrovamenti, datati 28 marzo 2018. Tutti gli altri restano dispersi, con il loro carico radioattivo.
Nelle aree dove sono stati rinvenuti i motori a puntamento al torio, l’attività radioattiva risulta venti volte superiore a quella normale nel suolo.

Non solo Teulada: il caso Perdasdefogu
I missili Milan sono stati utilizzati anche nel PISQ (Poligono Sperimentale Interforze Salto di Quirra) di Perdasdefogu, dove si effettuano test operativi sia militari sia civili. Qui vengono testati esplosivi su tubazioni e si trova la piattaforma di prova dei motori Ariane, capace di bruciare 88 tonnellate di inquinanti in meno di dieci secondi.
Lo Stato italiano affitta il poligono a civili per 50mila euro l’ora, cifra riferita a dati di vent’anni fa.
Appello per trasparenza e tutela della salute
Medicina Democratica chiede che la Regione Sardegna avvii iniziative concrete, basate su buone pratiche e dati scientifici, per proteggere la salute di cittadini e animali.
L’associazione sollecita la pubblicazione di tutte le rilevazioni ambientali eseguite negli anni e denuncia l’assenza di un referto epidemiologico costante sul territorio.
Manca inoltre il registro dei tumori del Sud Sardegna, che fornirebbe dati su incidenza, prevalenza e sopravvivenza della popolazione residente nelle aree contaminate.
Fonti
Medicina Democratica Sardegna
L’Unione Sarda




