lunedì, Aprile 27, 2026

Brachiopodi svelano il clima marino di 260 milioni anni fa

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UN VIAGGIO NEL PASSATO REMOTO DEL NOSTRO PIANETA RIVELA INDIZI PREZIOSI PER IL FUTURO: ANALIZZANDO ANTICHI FOSSILI MARINI, GLI SCIENZIATI MIGLIORANO I MODELLI CLIMATICI E AFFINANO LE PREVISIONI SUGLI EFFETTI DEL RISCALDAMENTO GLOBALE CHE OGGI MINACCIA GLI OCEANI

Fossili marini rivelano il clima di 260 milioni di anni fa

Un team di ricercatori italiani e internazionali ha ricostruito le temperature marine stagionali del Paleozoico analizzando conchiglie fossili trovate in Iran.

 Conchiglie fossili come archivi del clima antico

I ricercatori dell’Università Statale di Milano hanno studiato conchiglie fossili di brachiopodi, organismi marini vissuti oltre 260 milioni di anni fa.

Questi fossili, provenienti dall’Iran, infatti, si sono rivelati veri e propri archivi naturali. In particolare, contengono preziose informazioni sulle temperature marine dell’antico Paleozoico.

 Lo studio di un’era geologica segnata da catastrofi

Il Paleozoico, durato da 570 a 245 milioni di anni fa, ha visto enormi cambiamenti climatici ed estinzioni di massa.

In questo contesto si inserisce lo studio dei ricercatori, che hanno voluto capire quanto durò la fase fredda successiva all’estinzione di fine Permiano Medio.

 Una risposta a una crisi vulcanica globale

Quella glaciazione fu causata da violente eruzioni vulcaniche nell’odierna Cina meridionale. I ricercatori hanno voluto capire come i brachiopodi reagirono a quel raffreddamento.

Analizzare la loro risposta ai cambiamenti climatici permette di trarre parallelismi con l’attuale crisi ambientale.

«I brachiopodi, oggi rappresentati da qualche centinaio di specie, ma particolarmente diffusi e abbondanti nel Paleozoico, producono una conchiglia incorporando gli elementi chimici presenti nell’acqua del mare. Questi elementi possono quindi essere analizzati per ricostruire le condizioni ambientali e climatiche in cui questi animali hanno vissuto», spiega Marco Viaretti ricercatore al Dipartimento di Scienze della Terra Ardito Desio dell’Università Statale di Milano e primo autore dello studio.

 Le nuove tecniche per leggere il passato

Gli scienziati hanno sviluppato tecniche innovative per estrarre dati climatici da microfossili. Questi metodi potranno essere usati anche su altri periodi geologici.

La ricerca coinvolge anche l’Università di Ferrara, l’Università di St. Andrews (Scozia) e la Ludwig Maximilian Universität di Monaco.

 Temperature marine misurate con precisione millimetrica

Il team ha analizzato le conchiglie con un approccio multidisciplinare; innanzitutto ne hanno verificato lo stato di conservazione e successivamente hanno raccolto polveri a risoluzione altissima.

In seguito, hanno misurato i rapporti isotopici di ossigeno e carbonio lungo le linee di accrescimento delle conchiglie.

È importante sottolineare che gli isotopi dell’ossigeno sono fondamentali per ricostruire le temperature marine del passato.

Fossili marini

 Una mappa climatica stagione per stagione

Grazie alla precisione dell’analisi, i ricercatori sono riusciti a ricostruire variazioni stagionali delle temperature marine su scala annuale.

Mai prima d’ora erano state ottenute informazioni così dettagliate per un’epoca tanto remota.

Un modello utile per il clima del futuro

Lo studio dimostra che già 260 milioni di anni fa gli oceani affrontarono crisi legate ad acidificazione e perdita di ossigeno.

Questi stessi fenomeni si ripresentano oggi. Capirli nel passato può aiutare a prevedere la loro evoluzione futura.

«Si tratta di uno studio straordinario poiché non solo ha permesso di ricostruire le variazioni stagionali di temperatura delle acque marine avvenute 260 milioni di anni fa, ma anche dimostra le potenzialità dei brachiopodi come archivi di cambiamenti climatici del passato», aggiunge Viaretti.

 Antichi segnali per affrontare la crisi climatica

Confrontare il clima del Permiano con quello odierno permette di identificare soglie critiche per la sopravvivenza della biodiversità marina.

Questo aiuta a calibrare meglio i modelli climatici e a stimare con maggiore precisione gli effetti del riscaldamento globale.

«Le metodologie impiegate in questo studio potranno costituire un punto di partenza per l’analisi di altri intervalli del tempo geologico caratterizzati da variazioni del clima e offrire strumenti preziosi per comprendere meglio i cambiamenti climatici attuali e il loro impatto sugli ecosistemi e sulla biodiversità», conclude Lucia Angiolini, docente del Dipartimento di Scienze della Terra Ardito Desio dell’Università degli Studi di Milano.

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