venerdì, Luglio 24, 2026

Due gazzelle di Mhorr nate a Zoom Torino: una speranza per l’antilope scomparsa dal Sahara occidentale

Ultime News

DUE GIOVANI GAZZELLE DI MHORR SONO NATE AL BIOPARCO ZOOM TORINO: SECONDO LO ZOO, SONO LE UNICHE VENUTE ALLA LUCE IN ITALIA NEL 2026. ELIZABETH E ISABEL APPARTENGONO A UNA DELLE ANTILOPI PIÙ RARE DEL MONDO, SOPRAVVISSUTA GRAZIE AI PROGRAMMI DI RIPRODUZIONE IN AMBIENTE CONTROLLATO E AI SUCCESSIVI PROGETTI DI REINTRODUZIONE

Le gazzelle di Mhorr al Bioparco di Torino

Hanno cinque e quattro mesi, una livrea ancora uniformemente marrone e l’energia curiosa tipica dei cuccioli. Elizabeth e Isabel, le due giovani gazzelle di Mhorr nate al Bioparco Zoom Torino, hanno ormai lasciato gli spazi più protetti delle prime settimane e si muovono nella grande area del Serengeti insieme con le madri e gli altri erbivori africani.

Secondo quanto comunicato dal parco piemontese, sono le uniche due gazzelle di Mhorr nate in Italia nel corso del 2026. La notizia assume un significato particolare perché riguarda una popolazione animale la cui sopravvivenza è dipesa, per decenni, quasi interamente dagli individui custoditi e riprodotti sotto controllo umano.

La gazzella di Mhorr rappresenta la forma più occidentale della gazzella dama, Nanger dama, specie classificata in pericolo critico nella Lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN).

La situazione della sottospecie Mhorr è ancora più complessa: scomparsa dal suo areale naturale nel Sahara occidentale, è stata salvata da un piccolissimo nucleo fondatore e successivamente riportata in alcune aree protette dell’Africa settentrionale.

Le nascite di Torino, dunque, non sono soltanto un evento capace di attirare i visitatori. Entrano in una storia lunga e fragile, nella quale conservazione genetica, gestione zoologica e recupero degli habitat devono procedere insieme.

Come stanno Elizabeth e Isabel?

Le due giovani gazzelle hanno già iniziato a esplorare i circa 10milametri quadrati dell’habitat del Bioparco denominato Serengeti, dove convivono con giraffe, impala, gazzelle di Thomson e altre specie di antilopi.

Dopo le prime settimane trascorse soprattutto accanto alle madri, Elizabeth e Isabel hanno acquisito sicurezza e ora partecipano alla vita del gruppo. Nelle giornate più calde cercano le zone ombreggiate, dove rimangono a riposo durante le ore centrali. Verso sera, quando le temperature diminuiscono, tornano invece a correre e a interagire con gli impala più giovani.

«Si ritrovano a giocare con gli impala della loro età, sempre sotto il controllo degli adulti di entrambe le specie», racconta Irene Carnovale, curatrice del Bioparco Zoom Torino. Le giraffe, dopo una prima fase di curiosità, osservano dall’alto la vivacità delle nuove arrivate senza partecipare ai loro movimenti.

La convivenza riproduce, entro i limiti inevitabili di un ambiente zoologico, una comunità di grandi erbivori africani. Non si tratta di ricostruire fedelmente un ecosistema del Sahara o del Sahel, poiché le specie presenti provengono anche da regioni differenti. L’ampiezza dello spazio permette però alle gazzelle di scegliere dove sostare, allontanarsi, cercare ombra e interagire con gli altri animali.

Questa possibilità di scelta è una componente importante del benessere animale. Un habitat non viene valutato soltanto attraverso le sue dimensioni ma anche considerando la presenza di ripari, differenze ambientali e opportunità comportamentali.

Che aspetto ha una giovane gazzella di Mhorr?

Elizabeth e Isabel non mostrano ancora il netto disegno cromatico degli adulti. Nei primi mesi il mantello è prevalentemente marrone, una tonalità più uniforme rispetto alla livrea definitiva.

Crescendo, comparirà il caratteristico contrasto tra le parti superiori rosso-brune e le ampie zone bianche del ventre, del posteriore e delle zampe. Anche il muso presenta marcature chiare, mentre il collo lungo e il corpo sottile contribuiscono all’aspetto elegante dell’animale.

Maschi e femmine possiedono corna, generalmente più robuste negli individui maschi. Le zampe lunghe e slanciate costituiscono un adattamento agli ambienti aperti, nei quali è necessario percorrere distanze significative per cercare vegetazione e acqua.

La gazzella dama è la più grande tra le gazzelle viventi. La sua struttura fisica riflette l’adattamento alle regioni aride e semidesertiche del Sahara e del Sahel, caratterizzate da piogge irregolari e risorse distribuite in modo discontinuo.

Il suo mantello chiaro contribuisce inoltre a riflettere la radiazione solare. Come altri ungulati deserticoli, la specie possiede adattamenti fisiologici che permettono di limitare la perdita di liquidi e affrontare periodi nei quali l’acqua libera è poco disponibile.

Qual è la differenza tra gazzella dama e gazzella di Mhorr?

La denominazione può creare confusione. La gazzella dama, indicata scientificamente come Nanger dama, è una specie del Nord Africa storicamente distribuita in una fascia vastissima, dall’Atlantico fino alle regioni centrali del Sahara e del Sahel.

All’interno di questa specie sono state tradizionalmente riconosciute diverse forme geografiche, distinte soprattutto sulla base della distribuzione e del mantello. La gazzella di Mhorr, Nanger dama mhorr, occupava la parte occidentale dell’areale, comprendente territori oggi appartenenti, tra gli altri, a Marocco, Sahara occidentale e Mauritania.

Le popolazioni selvatiche residue segnalate in Niger e Ciad appartengono invece alla specie Nanger dama nel suo complesso e non necessariamente alla sottospecie Mhorr. Per questo occorre distinguere la drammatica situazione generale della gazzella dama dalla storia specifica della popolazione allevata nei programmi zoologici europei.

L’IUCN classifica Nanger dama in pericolo critico e ne indica una tendenza demografica decrescente. Anche la Convenzione sulle specie migratrici (CMS) considera la gazzella dama tra le grandi specie sahelo-sahariane maggiormente compromesse, sottoposte a una pressione estrema e distribuite in nuclei piccoli e frammentati.

Le stime disponibili sono difficili da confrontare, perché gli animali vivono in territori remoti, enormi e talvolta insicuri. Documenti della Convenzione sulle specie migratrici descrivono, in alcune aree del Niger, gruppi composti da poche decine di individui e sottolineano la necessità di censimenti più regolari.

Perché questa gazzella è scomparsa dal suo habitat?

La riduzione della gazzella dama non è riconducibile a una sola causa. La caccia ha avuto un ruolo decisivo, soprattutto con la diffusione di armi da fuoco e veicoli fuoristrada, che hanno reso accessibili anche territori un tempo protetti dalle distanze e dalle difficoltà ambientali.

Un animale adattato alla fuga negli spazi aperti può sfuggire ai predatori naturali ma non a inseguimenti motorizzati prolungati. La caccia non sostenibile ha così eliminato interi gruppi e interrotto i collegamenti tra popolazioni già poco numerose.

Alla pressione venatoria si sono aggiunti l’espansione dell’allevamento, il sovrapascolo, l’alterazione della vegetazione e la crescente occupazione umana delle zone utilizzate dagli animali durante gli spostamenti stagionali.

Le infrastrutture, le recinzioni e l’instabilità politica possono rendere ancora più difficile attraversare aree molto vaste alla ricerca di pascoli. In una specie naturalmente mobile, la perdita dei corridoi ecologici può essere dannosa quanto la distruzione diretta di una singola zona.

Anche la crisi climatica aggrava condizioni già estreme. Periodi siccitosi più intensi e variazioni nella disponibilità della vegetazione aumentano la competizione con il bestiame domestico e riducono le possibilità di recupero dei piccoli nuclei selvatici.

La CMS individua nella caccia illegale e non sostenibile una minaccia centrale per Nanger dama, specie inserita anche nella Convenzione CITES sul commercio internazionale delle specie minacciate.

Come è stata salvata la gazzella di Mhorr?

La sopravvivenza della gazzella di Mhorr è uno degli esempi più chiari del ruolo che una popolazione ex situ può assumere quando una specie scompare dalla natura.

Il nucleo dal quale discendono gli animali attualmente presenti nei bioparchi era estremamente ridotto. Ciò ha permesso di evitare la perdita completa della sottospecie, ma ha lasciato un’eredità delicata: una diversità genetica limitata.

Quando una popolazione attraversa un “collo di bottiglia”, cioè una drastica riduzione numerica, una parte delle varianti genetiche viene perduta. Anche se il numero di animali torna successivamente a crescere, non è automatico recuperare la diversità scomparsa.

Per questo le nascite non possono essere programmate semplicemente accoppiando gli animali disponibili nello stesso parco. È necessario conoscere la parentela tra gli individui e coordinare gli spostamenti tra strutture diverse, evitando di utilizzare troppo frequentemente alcuni riproduttori.

L’Associazione europea degli zoo e degli acquari (EAZA) gestisce gli Ex situ Programmes, ossia programmi attraverso i quali le popolazioni di oltre 500 specie vengono amministrate in modo collaborativo. Gli esperti elaborano raccomandazioni sugli accoppiamenti, sui trasferimenti e sulla struttura demografica, trattando gli animali ospitati in istituzioni differenti come componenti di un’unica popolazione.

La gazzella di Mhorr è da tempo inserita nei programmi coordinati europei. I rapporti EAZA documentano inoltre il sostegno a iniziative di monitoraggio degli individui reintrodotti in Marocco e ad altri progetti dedicati alla conservazione della gazzella dama.

Perché due nascite non risolvono il rischio di estinzione?

La nascita di Elizabeth e Isabel aumenta il numero degli animali disponibili e può contribuire alla futura riproduzione della popolazione. Il suo valore genetico, però, dipende dal grado di parentela dei genitori e dalla rappresentatività delle loro linee genealogiche.

Due cuccioli strettamente imparentati con molti altri individui già presenti nel programma offrono un contributo diverso rispetto a esemplari portatori di combinazioni genetiche meno diffuse. Per questa ragione ogni nascita viene registrata e valutata all’interno di una strategia più ampia.

Anche una popolazione numericamente consistente può essere vulnerabile quando deriva da pochi fondatori. L’accumulo di consanguineità può ridurre la fertilità, aumentare la probabilità che emergano caratteri ereditari dannosi e diminuire la capacità di adattarsi a cambiamenti ambientali o nuove malattie.

La conservazione ex situ deve quindi mantenere contemporaneamente un numero adeguato di individui, una proporzione equilibrata tra maschi e femmine e la maggiore diversità genetica possibile.

I trasferimenti tra bioparchi, che talvolta vengono interpretati dal pubblico come semplici operazioni logistiche, possono essere proprio il risultato di queste valutazioni. Un animale viene spostato perché geneticamente compatibile con un partner presente altrove o perché la struttura sociale del gruppo richiede una diversa composizione.

Gli animali nati nei bioparchi possono tornare in natura?

In alcuni casi sì, ma la reintroduzione è un processo molto più complesso del semplice trasferimento di un animale.

Prima di qualsiasi rilascio occorre verificare che le cause dell’estinzione locale siano state eliminate o almeno ridotte. Se caccia, degrado degli habitat e insicurezza continuano senza controllo, liberare nuovi individui rischia soltanto di esporli alle medesime minacce.

Servono aree protette abbastanza estese, sorveglianza, coinvolgimento delle comunità locali, monitoraggio veterinario e disponibilità di risorse durante le stagioni più difficili. Occorre anche valutare il comportamento degli animali e limitare l’abituazione all’uomo.

Per la gazzella di Mhorr sono stati sviluppati progetti di reintroduzione e gestione di popolazioni in aree protette del Nord Africa. I rapporti EAZA citano esplicitamente il monitoraggio delle popolazioni reintrodotte in Marocco, dimostrando il collegamento possibile tra riproduzione nei bioparchi e conservazione sul territorio.

Analoghe operazioni dedicate alle grandi antilopi sahariane hanno prodotto risultati incoraggianti anche in Ciad. La Convenzione sulle specie migratrici ha registrato l’incremento di popolazioni reintrodotte di orice dalle corna a sciabola, addax e gazzella dama, pur in un quadro che rimane estremamente fragile.

Non ogni animale nato in Europa sarà quindi liberato. Alcuni resteranno nel programma riproduttivo e contribuiranno indirettamente, attraverso i propri discendenti, alla disponibilità di individui adatti a futuri progetti.

Perché il Sahara non è un deserto privo di biodiversità?

L’immagine del Sahara come distesa quasi vuota nasconde una rete ecologica specializzata. Le zone desertiche e semidesertiche ospitano piante, rettili, uccelli e mammiferi capaci di vivere con precipitazioni minime e temperature estreme.

Le grandi antilopi svolgono un ruolo importante in questi ecosistemi. Consumano vegetazione, disperdono semi, trasferiscono nutrienti e diventano prede per i carnivori. I loro spostamenti collegano aree distanti e seguono le variazioni stagionali delle risorse.

La perdita di una specie come la gazzella dama non riguarda quindi soltanto la scomparsa di un animale particolarmente elegante. Significa semplificare comunità biologiche già sottoposte a condizioni severe e interrompere relazioni costruite in migliaia di anni di evoluzione.

La Convenzione sulle specie migratrici definisce le grandi antilopi sahelo-sahariane specie chiave per il mantenimento della biodiversità, dei processi ecologici e della produttività degli ambienti desertici. La loro conservazione può inoltre sostenere lo sviluppo locale quando viene collegata alla protezione del territorio e a forme responsabili di valorizzazione della fauna.

Proteggere la gazzella dama significa, pertanto, conservare anche gli spazi necessari ai suoi movimenti. Nessun programma riproduttivo può sostituire un habitat funzionante.

Qual è il ruolo moderno dei bioparchi?

Le nascite di specie rare riaprono ogni volta il dibattito sul ruolo delle strutture zoologiche. La sola presenza di animali minacciati non basta a definire un’attività di conservazione.

Perché una nascita abbia un significato scientifico, deve inserirsi in programmi coordinati, rispettare criteri genetici e contribuire a obiettivi verificabili. Sono altrettanto importanti la qualità del benessere animale, il sostegno ai progetti sul campo, la ricerca e l’educazione del pubblico.

Nel caso della gazzella di Mhorr, la storia della specie mostra che la conservazione in ambiente controllato può diventare decisiva. Senza il mantenimento di un nucleo riproduttivo, questa popolazione sarebbe probabilmente scomparsa definitivamente.

Tuttavia, il successo non può essere misurato soltanto contando i nuovi nati. L’obiettivo finale resta la presenza di popolazioni vitali, geneticamente adeguate e protette nei territori d’origine.

Elizabeth e Isabel rappresentano quindi una speranza ma anche una responsabilità. Ricordano quanto può diventare difficile salvare una specie quando il declino è ormai avanzato e la popolazione originaria è stata ridotta a pochi individui.

Mentre le due giovani gazzelle corrono accanto agli impala nella savana piemontese, la loro stessa esistenza racconta una storia più grande: quella di un’antilope quasi cancellata dal Sahara, conservata grazie a pochi animali e ora affidata alla collaborazione tra bioparchi, ricercatori e progetti africani.

Ogni nuova nascita aggiunge una possibilità. Per trasformarla in futuro, però, occorrono habitat protetti, controllo della caccia, gestione genetica e continuità degli interventi. Solo così il mantello bianco e rosso-bruno della gazzella di Mhorr potrà continuare a essere non soltanto il simbolo di una specie sopravvissuta nei parchi, ma quello di un possibile ritorno alla natura.

Numero verde ONA

spot_img
5 per 1000 Osservatorio Vittime del Dovere APS
spot_img

Consulenza gratuita

    Articoli simili