giovedì, Aprile 30, 2026

Amianto Marina Militare: Maresciallo vittima del dovere

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L’ENNESIMO CASO DI AMIANTO NELLA MARINA MILITARE TROVA FINALMENTE GIUSTIZIA. IL TRIBUNALE DI BARI RICONOSCE UN MARESCIALLO COME VITTIMA DEL DOVERE, DOPO ANNI DI ESPOSIZIONE E BATTAGLIE LEGALI AFFRONTATE DALLA FAMIGLIA

Sentenza del Tribunale di Bari: riconosciuto un caso di esposizione all’amianto nella Marina Militare

Arriva dalla giustizia un riconoscimento rilevante in un caso di esposizione all’amianto nella Marina Militare. Il Tribunale di Bari emette una sentenza definitiva e riconosce il maresciallo Francesco Pantaleo come vittima del dovere. Il giudice accoglie le richieste presentate dall’Osservatorio Nazionale Amianto.

La decisione, che condanna il ministero della Difesa, segna un passaggio decisivo sul piano giuridico. Tuttavia, il verdetto arriva dopo anni di sofferenza e solo dopo la morte del militare.

 Oltre trent’anni di servizio e l’esposizione nelle sale macchine

Francesco Pantaleo presta servizio per più di trent’anni come meccanico navale, dal 1977 al 2009. Durante questo lungo periodo, secondo quanto sostiene l’ONA, il militare è stato operativo per diversi anni all’Arsenale di Taranto dove entra in contatto con fibre di amianto.

Ma la presenza del materiale cancerogeno riguarda soprattutto la sala macchine delle navi, dove le attività di manutenzione generavano vere e proprie “nuvole di polveri nocive”, lavorando senza adeguate protezioni.

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, descrive la situazione con parole precise: «Un’esposizione prolungata e inconsapevole che, nel tempo, ha avuto conseguenze drammatiche».

 La diagnosi e la malattia

Nel 2021 i medici diagnosticano al maresciallo un mesotelioma pleurico. Si tratta di una patologia fortemente collegata all’esposizione all’amianto. La malattia segue un decorso difficile e progressivo.

Dopo tre anni di cure e sofferenze, il maresciallo muore nel 2024. La sentenza del Tribunale di Bari diventa definitiva e passa in giudicato. Il giudice riconosce l’esistenza di un nesso diretto tra l’attività lavorativa svolta e la patologia.

 Diritti riconosciuti agli eredi

Il riconoscimento giuridico produce effetti concreti per i familiari. Gli eredi acquisiscono il diritto ai benefici maturati dal militare durante la sua carriera.

Il tribunale condanna il ministero della Difesa a risarcire gli eredi con un indennizzo complessivo di circa 285mila euro, oltre al riconoscimento degli assegni vitalizi per la vedova e gli orfani.

Inoltre, lo status di vittima del dovere permette ai familiari di ottenere quanto spettava al maresciallo. Si tratta di un passaggio fondamentale per il riconoscimento dei diritti negati in vita.

 Il percorso giudiziario proseguito dalla famiglia

Il militare non riesce a vedere riconosciuti i propri diritti mentre è in vita. Dopo la sua morte, i familiari decidono di proseguire il percorso legale. Affrontano un iter lungo e complesso fino al raggiungimento della sentenza definitiva.

Il lavoro del team legale risulta determinante per l’esito del procedimento. L’avvocato Ezio Bonanni guida la difesa con un impegno consolidato nella tutela delle vittime dell’amianto.

Il collegio difensivo include anche le avvocatesse Veronica Scigliano, Lidiana Belfiore, Giorgia Cicconi e Federica Pacca.

Bonanni commenta la decisione con parole chiare: «Questa sentenza conferma una realtà che purtroppo si ripete spesso: la giustizia arriva dopo troppo tempo». Prosegue sottolineando: «Sono i familiari a sostenere lunghi procedimenti per ottenere diritti che dovrebbero essere riconosciuti rapidamente».

 Un fenomeno ancora diffuso

Per Francesca Piredda del coordinamento ONA per la tutela legale dei lavoratori esposti all’amianto: «questa pronuncia ribadisce un principio fondamentale: l’esposizione ad amianto, soprattutto in contesti come quello militare, deve essere riconosciuta e tutelata senza costringere le vittime e le loro famiglie a lunghi contenziosi. È essenziale garantire il pieno riconoscimento dei diritti in tempi certi, evitando ulteriori sofferenze a chi ha già pagato un prezzo altissimo». 

Le sue parole richiamano l’attenzione su un problema ancora attuale. Il tema riguarda numerosi lavoratori e militari esposti negli anni passati.

 I procedimenti ancora aperti

Nonostante la sentenza definitiva, il percorso giudiziario non si conclude completamente. Restano aperti, infatti, altri procedimenti. Una causa davanti al TAR Puglia è ancora in corso. Mentre prosegue un’azione civile al Tribunale di Roma per il risarcimento dei familiari.

Questo ulteriore iter punta a ottenere nuovi riconoscimenti per i danni subiti. La vicenda giudiziaria continua quindi su più fronti, con l’obiettivo di completare il quadro dei diritti spettanti.

(Nela foto di copertina l’Arsenale di Taranto)

Numero verde ONA

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