“Sgretolare questo muro di gomma è possibile”
Andrea Purgatori
PERSONALI O NO, LE DEDUZIONI DELL’EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIULIANO AMATO SULLA “STRAGE DI USTICA”, RILASCIATE NELL’INTERVISTA A REPUBBLICA, HANNO MOSSO UN VESPAIO NEL NOSTRO PAESE. E MAGARI ANCHE ALL’INTERNO DELLA NATO. LA PREMIER MELONI CHIEDE ELEMENTI CONCRETI. IL SUO VICE E MINISTRO DEGLI ESTERI ANTONIO TAJANI, ALLARMATO DALLE POSSIBILI REAZIONI DEI GOVERNI ALLEATI, CHIEDE CAUTELA. L’ALTRO VICE PREMIER SALVINI CHIEDE ALLA FRANCIA DI FARE “MEA CULPA”. IL PRESIDENTE FRANCESE EMMANUEL MACRON PROMETTE TUTTA COLLABORAZIONE MA SULL’ABBATTIMENTO DEL DC9 RESTA IL SEGRETO
Sono passati 43 anni da quella fatidica sera del 27 giugno del 1980. Alle 20.08, con due ore di ritardo, DC9 I-TIGI della compagnia Itavia decolla dall’aeroporto “Guglielmo Marconi” di Bologna. È diretto a Palermo dove è atteso per le 21.13. A bordo ci sono 81 passeggeri, 64 adulti, 11 bambini tra i due e i dodici anni e due bambini che non hanno ancora compiuto due anni. Quattro gli uomini dell’equipaggio.
Alle 21.04 il velivolo di linea italiano scompare dai radar all’altezza dell’isola di Ustica, a sessanta chilometri dalla costa della Sicilia.
Iniziano le ricerche e la notizia che circola subito è quella del disastro aereo. Ma allo stesso tempo, come si saprà poi a distanza di anni nel corso delle inchieste avviate dalle Procure di Roma e Palermo, e quella giornalistica in particolare di Andrea Purgatori, circolano anche voci sul possibile coinvolgimento nella tragedia di velivoli alleati in volo sul Mediterraneo.
Infatti, il controllo del traffico aereo di Roma, per esempio, aveva captato la traccia di jet americani. In seguito si saprà anche della presenza della portaerei francese Foch, in navigazione nel Tirreno, da cui si sarebbe levato in volo un Super Étendard. Secondo le affermazioni di Giuliano Amato, sarebbe stato quest’ultimo a lanciare il missile aria-aria che avrebbe abbattuto il DC9. Altre fonti affermano che c’erano due Mirage francesi decollati dalla base militare di Solenzara in Corsica.
Sono passati 43 anni da quella disgrazia ma le vittime innocenti di Ustica non hanno ancora ottenuto giustizia. La verità continua a essere tenuta nascosta. Per l’ex presidente della Consulta è giunto il momento di portare alla luce un terribile segreto di Stato, o meglio, un segreto di più Stati. O della NATO. Il presidente francese Emmanuel Macron, secondo Amato, oggi potrebbe fare questo passo. Lo stesso vale per l’Alleanza Atlantica.
«Chi sa ora parli: avrebbe grandi meriti verso le famiglie delle vittime e verso la Storia», chiosa Amato.
Le verità di Giuliano Amato
Questa vicenda potrebbe finalmente avere un epilogo, dopo anni di oscurantismo, depistaggi e omertà. Nell’agosto del 1986, Bettino Craxi, allora presidente del Consiglio, chiese ad Amato di occuparsi della vicenda, su sollecitazione del presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, pressato a sua volta da parlamentari e intellettuali.
«A quell’epoca navigavamo ancora nel buio», spiega Amato. Protagonista della politica nazionale durante i vent’anni di indagini su Ustica, l’ex premier si è impegnato con tenacia per scoprire la verità giuridica e storica dietro l’abbattimento del DC9 dell’Itavia. Ora sembra giunto il suo momento di condividere le sue deduzioni personali su quella sciagura, sui tentativi di depistaggio e sulle omissioni di politici e militari.
Volevano uccidere Gheddafi ma sono morte 81 persone
Secondo la sua ricostruzione dei fatti, la responsabilità principale dell’abbattimento del DC9 è da attribuire all’aeronautica francese. Ma parimenti, sarebbero coinvolti sia gli americani sia quanti altri sono stati a conoscenza quello che avveniva nei cieli italiani la sera del 27 giugno del 1980.
L’obiettivo sembrava essere l’abbattimento del MiG libico sul quale doveva viaggiare Muammar Gheddafi. Il piano dell’attentato al leader della Jamahiriya – nemico numero uno di USA e Francia – prevedeva la simulazione di un’esercitazione NATO con numerosi aerei in volo. Un missile sarebbe stato lanciato contro Gheddafi e l’attentato sarebbe poi stato camuffato come un incidente casuale.
La Storia, però, prese una svolta diversa perché Bettino Craxi, all’epoca segretario del PSI, avvisò del pericolo Gheddafi, che non salì sul suo aereo. Il missile lanciato contro il MiG libico finì, invece, per colpire il DC9 dell’Itavia, causando la morte di ottantuno persone innocenti.
L’ipotesi più plausibile è che il missile sia stato lanciato da un caccia francese decollato dalla portaerei Foch, o da Solenzara. La Francia, però, non ha mai rivelato la verità su questo incidente. E non lo farà prima dello scadere dei 60 anni dalla vicenda, come vuole il segreto sulla Difesa, dell’Eliseo.
Depistaggi e incidenti misteriosi
L’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha avuto la possibilità di accedere al fascicolo su Ustica. I documenti indicavano una esplosione avvenuta all’esterno della fusoliera dell’aereo Itavia. Invece, alcuni generali italiani cercarono di convincerlo della teoria della bomba esplosa all’interno del DC9.
Questi episodi convinsero, allora, Amato, che ci fosse una verità che si voleva nascondere e che coinvolgesse la NATO. Ma la politica del nostro Paese, afferma l’ex ministro, non aveva la forza morale per imporsi sugli apparati militari che nascondevano la verità. E, forse, non aveva neanche l’interesse a farlo.
Rivelare la verità avrebbe implicato che i politici erano complici di un terribile crimine. Ossia che la NATO poteva prendere decisioni di guerra in tempo di pace senza coinvolgere i ministri della Difesa dei Paesi alleati, violandone così la sovranità nazionale. Pertanto, la politica ha preferito mantenere sepolta la verità.
Ma allora, «premesso che – come ha detto Meloni a Repubblica – nessun atto riguardante la tragedia del DC9 è coperto da segreto di Stato…», perché la verità non viene fuori?
La verità sul dramma del DC9 è segnata anche da misteriosi suicidi, che con molta probabilità, invece, si tratta di omicidi camuffati da incidenti. Come l’impiccagione dei due avieri dell’Aeronautica Militare Mario Alberto Dettori e Franco Parisi, che quella sera erano operativi alle rispettive stazioni radar.
Oppure dei due piloti che delle Frecce Tricolori, Ivo Nutarelli e Mario Naldini, morti nell’incidente durante una esibizione a Ramstein nel 1986. I due ufficiali avrebbero dovuto testimoniare che, mentre erano in volo a bordo dei loro F-104, di aver incrociato il DC9 tra Bologna e Firenze. Dai documenti e dalle testimonianze che si è riusciti ad acquisire, risulta che i due piloti hanno visto quello che stava accadendo e hanno lanciato un allarme.
L’impenetrabile “muro di gomma”
Nel corso degli anni un lungo lavoro è stato svolto alla ricerca della verità, senza, però, mai arrivare a una conclusione. Dalla Commissione parlamentare Stragi, presieduta dal senatore Libero Gualtieri, dal 1989. Così come dall’autorità giudiziaria.
Nel 1992 la Procura incrimina una settantina tra ufficiali e sottufficiali dell’Aeronautica Militare per depistaggi, distruzione di prove e falso. Sette generali furono incriminati per alto tradimento. Ma poi, nel 2004 questi ultimi furono prosciolti per prescrizione, quindi, all’inizio del 2006 furono assolti dalla Cassazione.
Nel 1999, alla fine della più lunga e tormentata inchiesta del nostro Paese, il giudice Rosario Priore concluse l’indagine istruttoria pronunciando che «l’incidente al DC9 era occorso a seguito di azione militare di intercettamento».
A luglio 2010, il ministero della Giustizia, su richiesta della Procura di Roma, inoltra a Belgio, Francia, Germania, USA e anche al governo transitorio della Libia, dopo la fine di Gheddafi, una rogatoria internazionale. Ma anche l’inchiesta bis avviata contro ignoti dalla Procura della Capitale, per strage, non ha ottenuto risultati concreti.
Quindi, una sentenza della terza sezione civile della Corte di Cassazione del 28 gennaio 2013 afferma che “è abbondantemente e congruamente motivata” la tesi che fu un missile ad abbattere il DC9 sui cieli di Ustica. La Corte respinge il ricorso presentato dai ministeri della Difesa e delle Infrastrutture. Quindi conferma che è necessario risarcire i familiari delle vittime del disastro.
Le ultime affermazioni di Giuliano Amato risuonano come “J’Accuse…!” al governo francese, per il missile che abbatté il DC9. E chiede le scuse dell’Eliseo. La premier Meloni, però, «… perché il governo possa compiere tutti i passi eventuali e conseguenti», incalza l’ex primo ministro chiedendogli le prove di quanto asserisce.
I magistrati, commenta Daria Bonfietti portavoce dell’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, rivolgendosi alla presidente del Consiglio, su Repubblica, non hanno ancora chiuso le indagini, perciò «il governo se ne interessi un po’ di più».




