giovedì, Aprile 2, 2026

Livolsi: la crisi dell’Italia è nel capitale umano

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SECONDO UBALDO LIVOLSI, DOCENTE DI CORPORATE FINANCE E FONDATORE DELLA LIVOLSI & PARTNERS, LA VERA CRISI STRUTTURALE CHE RALLENTA LA CRESCITA DELL’ITALIA NON È ESTERNA, MA INTERNA. RIGUARDA IL CAPITALE UMANO, CHE COINVOLGE DEMOGRAFIA, FORMAZIONE, INNOVAZIONE E FINANZA PER LO SVILUPPO

Livolsi: una crisi non solo esogena

«Si parla spesso di fattori esogeni – dai dazi alla volatilità dei mercati fino al costo dell’energia – ma in Italia c’è un problema fondamentale di capitale umano», afferma Ubaldo Livolsi. La sua analisi si concentra su una crisi profonda, che tocca la struttura stessa del Paese e ne frena lo sviluppo.

Demografia in calo e giovani ai margini

Nel 2024 in Italia sono nati appena 370mila bambini, il minimo storico dall’Unità d’Italia, secondo i dati Istat 2025. A questo si aggiunge un altro dato preoccupante. I NEET (Not in Education, Employment or Training), ossia giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano né lavorano, sono circa 1,34 milioni, pari al 15,2% della fascia d’età.

giovani-pandemia

Ma la questione non è solo demografica. L’Ocse Employment Outlook 2025 registra per l’Italia il calo più significativo dei salari reali tra le economie avanzate: -7,5%. In parallelo, secondo la World Bank, negli ultimi vent’anni la crescita media annua del Pil pro capite italiano è stata dello 0,4%, meno della metà della media UE (circa 1%).

Innovazione e capitale: investimenti troppo bassi

L’Italia destina solo lo 0,03% del Pil al venture capital, una quota nettamente inferiore rispetto a Paesi come Stati Uniti e Corea del Sud (dati Banca d’Italia 2025; EIF 2024). Eppure, sottolinea Livolsi, le famiglie italiane dispongono di una ricchezza netta di 11mila miliardi di euro. Ma solo una parte ridotta è impiegata in strumenti finanziari: azioni e partecipazioni ammontano complessivamente a 5.200 miliardi (Banca d’Italia, 2023).

Livolsi: tre direttrici per invertire la rotta

Secondo Livolsi, è necessario agire su tre ambiti strategici per colmare il divario e rilanciare la crescita del Paese.

Istruzione, università e scuola-lavoro

Va rafforzato il legame tra formazione e mondo del lavoro. Riducendo la dispersione scolastica che in Italia è al 9,8%, superiore alla media UE del 9,3%. Livolsi, docente alla Link Campus University, osserva che molti giovani vorrebbero restare in Italia, ma sono scoraggiati da ostacoli concreti. Difficoltà a trovare un impiego qualificato, problemi di mobilità abitativa e alto costo della vita. Non sorprende quindi che, secondo Istat (Migrazioni 2024), negli ultimi dieci anni oltre 90mila giovani abbiano lasciato il Paese.

Ricerca e innovazione

L’Italia investe appena l’1,5% del Pil in ricerca e sviluppo, contro una media UE del 2,22% e ben al di sotto dell’obiettivo europeo del 3%. Anche i dati sui brevetti mostrano un forte divario rispetto a Germania e Francia. A complicare il quadro c’è l’instabilità normativa, come nel caso del credito d’imposta per R&S (Ricerca e Sviluppo), introdotto nel 2013 e modificato più volte, generando incertezza tra le imprese per via di norme poco chiare o assenti.

Finanza per la crescita

In Italia la capitalizzazione di Borsa è pari al 38% del Pil, mentre in Francia e Germania è significativamente più alta. Nel 2024, gli investimenti in private equity e venture capital hanno raggiunto i 14,9 miliardi di euro (Aifi, 2025), ma restano molto inferiori rispetto ai principali mercati europei. «Senza un canale che trasformi più risparmio in capitale per le imprese, non potrà esserci crescita sostenibile», conclude Livolsi.

Numero verde ONA

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