mercoledì, Luglio 22, 2026

Carcinoma dopo il Kosovo, il Tribunale riconosce ex ufficiale Vittima del dovere

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IL TRIBUNALE DI VELLETRI (RM) HA RICONOSCIUTO VITTIMA DEL DOVERE UN EX TENENTE COLONNELLO DELL’AERONAUTICA, COLLEGANDO IL CARCINOMA GASTRICO ALLE MISSIONI SVOLTE IN KOSOVO E ALL’ESPOSIZIONE A FATTORI DI RISCHIO DURANTE IL SERVIZIO

Ex ufficiale dell’Aeronautica Militare riconosciuto “Vittima del dovere” dopo la missione in Kosovo

Garantire la sicurezza del contingente italiano durante la missione internazionale Joint Guardian in Kosovo era il compito dell’allora tenente colonnello dell’Aeronautica Militare Nunzio Santucci, originario di Albano Laziale. Proprio quell’esperienza operativa nei Balcani, però, secondo la giustizia, ha compromesso in modo grave la sua salute.

Oggi Santucci, che ha 75 anni, ha ottenuto un importante riconoscimento. Il Tribunale di Velletri ha infatti accertato il nesso di causalità tra il carcinoma gastrico e il servizio svolto durante la missione internazionale, riconoscendogli lo status di “Vittima del dovere”.

«Dietro questa sentenza non c’è soltanto un importante principio giuridico – sottolinea l’avvocato Ezio Bonanni, presidente Osservatorio Nazionale Amianto e legale di Nunzio Santucci -. C’è la storia di un ufficiale che ha dedicato oltre trent’anni della propria vita allo Stato e che oggi porta sul proprio corpo le conseguenze di quelle missioni».

Oltre trent’anni di servizio nelle Forze Armate

Per più di tre decenni Santucci ha prestato servizio nell’Aeronautica Militare, ricoprendo incarichi operativi e di comando. Durante la sua carriera ha svolto il ruolo di comandante di compagnia al ministero della Difesa a Roma. Successivamente ha assunto il comando del Gruppo Difesa dell’aeroporto di Djakovica, in Kosovo.

Proprio durante quella missione ha operato in un contesto ambientale che, secondo quanto stabilito dal Tribunale, lo ha esposto a fattori di rischio particolarmente elevati.

La sentenza riconosce il legame tra missione e malattia

La sentenza è diventata definitiva il 15 luglio 2026. Il provvedimento stabilisce che il carcinoma gastrico sviluppato dall’ex ufficiale è collegato alle particolari condizioni ambientali e operative affrontate durante la missione nei Balcani.

In particolare, il Tribunale ha riconosciuto l’esposizione a nanoparticelle di metalli pesanti prodotte dalle esplosioni di munizionamento contenente uranio impoverito. Inoltre, la decisione considera anche l’esposizione all’amianto avvenuta durante il servizio svolto anche in Italia.

«Il tribunale ha riconosciuto una verità che per troppo tempo è rimasta senza risposta: Nunzio Santucci si è ammalato servendo il proprio Paese. Questa decisione restituisce dignità a lui e rappresenta un precedente importante per tutti i militari che hanno operato nei Balcani e attendono ancora giustizia», conclude Bonanni.

Il percorso della malattia e gli interventi chirurgici

Dopo la diagnosi di carcinoma gastrico, cioè un tumore dello stomaco, l’ex ufficiale è stato congedato dal servizio. Successivamente i medici lo hanno sottoposto a una gastrectomia subtotale, con l’asportazione di parte dello stomaco.

Negli anni successivi ha affrontato altri due interventi chirurgici a causa delle gravi complicanze provocate dalla malattia. Ancora oggi convive con le conseguenze della patologia e con il timore di una possibile recidiva.

Le testimonianze ricostruiscono le condizioni operative

Tra gli elementi esaminati dal Tribunale figurano anche le testimonianze raccolte nel corso del procedimento. Le deposizioni hanno consentito di ricostruire il contesto nel quale operavano i militari italiani durante la missione.

I testimoni hanno descritto un aeroporto ancora devastato dai bombardamenti all’UI del 1999. Nell’area erano presenti mezzi militari distrutti, residuati bellici, polveri e terreni profondamente alterati dalle esplosioni. Inoltre, l’acqua utilizzata dal contingente per l’igiene personale e per la preparazione dei pasti proveniva da falde ritenute contaminate.

La consulenza tecnica conferma i rischi ambientali

La consulenza tecnica d’ufficio ha definito il contesto operativo «particolarmente provante ed eccezionale rispetto alle ordinarie condizioni di servizio».

Il consulente ha inoltre evidenziato che il territorio risultava ampiamente contaminato da nanoparticelle generate dalle esplosioni di materiale bellico contenente Uranio Impoverito. Secondo la consulenza, queste condizioni hanno rappresentato un fattore di rischio rilevante durante la missione.

Riconosciuti benefici economici e previdenziali

Con la sentenza il Tribunale ha riconosciuto a Nunzio Santucci lo status di Vittima del dovere e un’invalidità permanente complessiva pari al 65%.

La decisione gli attribuisce il diritto alla speciale elargizione, allo speciale assegno vitalizio mensile, ai ratei arretrati maturati e all’inserimento nella graduatoria nazionale delle vittime del dovere.

Secondo quanto riportato nella sentenza, il valore economico complessivo dei benefici riconosciuti potrebbe raggiungere circa 300mila euro.

Il principio richiamato dal Tribunale

La decisione del Tribunale ribadisce un principio ritenuto fondamentale nei procedimenti che riguardano i militari colpiti da patologie tumorali dopo il servizio in aree caratterizzate da particolari condizioni ambientali e operative.

Il giudice evidenzia che occorre dimostrare l’effettivo impiego del militare in quei contesti e la successiva comparsa della malattia. Una volta accertati questi elementi, la sentenza richiama il principio della presunzione del collegamento tra esposizione e patologia, salvo che l’amministrazione fornisca una prova contraria.

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