LA CRISI DEGLI IMBALLAGGI DI PLASTICA IN SARDEGNA RIAPRE E IL CONFRONTO SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI IL GOVERNO VALUTA ANCHE IL RICORSO ALLA VALORIZZAZIONE ENERGETICA IN SITUAZIONI ECCEZIONALI, MENTRE LA REGIONE PUNTA SUL POTENZIAMENTO DELLA FILIERA DEL RICICLO E CHIEDE SOLUZIONI COMPATIBILI CON LA RACCOLTA DIFFERENZIATA.
Emergenza plastica in Sardegna, la Regione frena sugli inceneritori: «Prima il riciclo»
La discussione è tornata alla ribalta dopo le dichiarazioni del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha indicato la possibilità di utilizzare, in presenza di situazioni eccezionali, impianti di incenerimento o altri impianti industriali per gestire parte dei flussi.
La Regione risposto negativamente a questa impostazione, sostenendo che la plastica destinata al riciclo non dovrebbe essere bruciata e che gli impianti sardi non avrebbero capacità aggiuntiva sufficiente. Per questo sta chiedendo interventi strutturali sulla filiera della plastica, a partire dalla regolarità dei ritiri e dall’aumento della capacità di selezione e stoccaggio.
La crisi della plastica in Sardegna
La situazione si è aggravata nell’estate 2026. La sospensione temporanea della ricezione degli imballaggi plastici da parte di un operatore del circuito COREPLA avrebbe contribuito a creare difficoltà nelle piattaforme di selezione e stoccaggio. La Regione aveva segnalato già a luglio il rischio di ripercussioni sulla continuità della raccolta differenziata nei Comuni.
Ad agosto sono state individuate nuove aree di stoccaggio temporaneo. La Regione ha comunicato la disponibilità di circa 2.400 tonnellate di capacità aggiuntiva, mentre COREPLA ha programmato trasferimenti di materiale verso il continente e anche verso l’estero. Nel Sud Sardegna è stato inoltre indicato un nuovo centro di selezione, con l’obiettivo di renderlo operativo entro ottobre.
Sardegna, raccolta differenziata tra le più alte d’Italia
Secondo il Rapporto Rifiuti Urbani 2025 di ISPRA, riferito ai dati del 2024, la Sardegna ha raggiunto il 76,6% di raccolta differenziata, contro una media nazionale del 67,7%. L’Isola si colloca così tra le regioni italiane con le percentuali più elevate.
Questo risultato rende particolarmente delicata qualsiasi soluzione che possa sottrarre materiali riciclabili alla filiera del recupero di materia.
È necessario capire quali materiali siano effettivamente riciclabili, quali debbano essere sottoposti a ulteriori trattamenti e quali residui possano invece essere destinati al recupero energetico.
Inceneritore e termovalorizzatore non sono sinonimi perfetti
Nel dibattito pubblico i termini inceneritore e termovalorizzatore vengono spesso utilizzati come sinonimi. Dal punto di vista tecnico, però, occorre distinguere.
L’incenerimento è un trattamento termico nel quale il rifiuto viene sottoposto a combustione. In un termovalorizzatore, il calore prodotto viene recuperato, per esempio attraverso la produzione di energia elettrica o calore.
La normativa europea considera il recupero energetico una forma di recupero, distinta dal riciclo. La gerarchia dei rifiuti stabilita dalla direttiva europea indica infatti, nell’ordine, prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, altre forme di recupero, compreso quello energetico, e infine smaltimento.
Questo significa che recuperare energia dalla combustione non equivale a riciclare il materiale.
Nel caso della plastica, la distinzione è particolarmente importante. Un’analisi del Joint Research Centre della Commissione europea sul trattamento dei rifiuti plastici mette a confronto riciclo meccanico, fisico e chimico e recupero energetico. Il documento sottolinea che la scelta del trattamento deve considerare il massimo recupero di materia, la specificità del flusso di plastica, la fattibilità tecnica e quella economica.
Cosa dice la legge sulla plastica raccolta separatamente
Il decreto legislativo 152/2006 stabilisce che i rifiuti raccolti separatamente non debbano essere miscelati con altri materiali quando questo comprometta le successive operazioni di preparazione al riutilizzo, riciclaggio o recupero.
La stessa norma stabilisce inoltre che i rifiuti raccolti separatamente non siano inceneriti, introducendo però una specifica eccezione: possono essere inceneriti i rifiuti derivanti dalle successive operazioni di trattamento della raccolta separata quando l’incenerimento produca il miglior risultato ambientale complessivo secondo i criteri previsti dalla normativa.
Perché la plastica è un caso particolare
Una parte degli imballaggi può essere avviata a riciclo, mentre altri materiali possono richiedere processi di selezione o trattamento più complessi. Esistono inoltre frazioni che, per caratteristiche qualitative o contaminazione, non risultano facilmente recuperabili come materia.
È proprio in questa zona intermedia che si colloca il confronto sul recupero energetico. La Commissione europea, attraverso il Joint Research Centre, ha evidenziato che il confronto tra riciclo e recupero energetico deve essere effettuato considerando il singolo flusso di rifiuto e il relativo ciclo di vita, senza applicare una soluzione identica a materiali con caratteristiche differenti.
Gli inceneritori producono energia, ma anche emissioni e residui
Gli impianti di incenerimento sono soggetti a sistemi di trattamento e controllo delle emissioni. Il riferimento europeo sulle Best Available Techniques, elaborato dal Joint Research Centre, considera l’intero processo: ricezione e trattamento dei rifiuti, combustione, depurazione dei fumi, emissioni atmosferiche, gestione delle acque e trattamento delle ceneri.
L’Agenzia europea dell’ambiente stima che nel 2022 il trattamento dei rifiuti plastici a fine vita rappresentasse circa il 15% delle emissioni di gas serra della filiera europea della plastica, con un contributo importante dell’incenerimento.
Il nodo della capacità degli impianti sardi
La Sardegna dispone di infrastrutture per il trattamento termico dei rifiuti. La pianificazione regionale ha storicamente previsto il recupero energetico della frazione non riciclabile e del secco residuo. Documenti regionali riportano impianti di termovalorizzazione nell’area di Cagliari e a Macomer-Tossilo.
Questo non significa però che qualsiasi quantitativo aggiuntivo di plastica possa essere indirizzato automaticamente a questi impianti.
Un sistema di gestione dei rifiuti deve tenere conto della capacità autorizzata, della tipologia di rifiuto trattabile, dei flussi già programmati e della necessità di garantire il trattamento del rifiuto residuo.
Il rischio di spostare il problema
Un’altra questione riguarda la logistica:quando un territorio insulare non dispone di sufficiente capacità di trattamento o riciclo, una parte dei rifiuti deve essere movimentata verso altre regioni o, in determinate condizioni, verso altri Paesi.
La Regione Sardegna ha infatti previsto trasferimenti verso il continente e all’estero come misura per affrontare l’emergenza.
Questa soluzione può consentire di evitare la saturazione degli impianti di stoccaggio, ma comporta trasporti, costi e dipendenza da impianti localizzati fuori dall’Isola. Da qui la richiesta regionale di una soluzione strutturale per la filiera.
Riciclo o termovalorizzazione? La questione non è binaria
Il confronto rischia di diventare fuorviante se viene presentato come una scelta assoluta tra riciclo e incenerimento.
La gerarchia europea dei rifiuti stabilisce una priorità precisa: prevenire la produzione di rifiuti, favorire il riutilizzo e il riciclo e ricorrere al recupero energetico per le frazioni per le quali questa soluzione risulti appropriata.
Anche la pianificazione regionale sarda ha indicato storicamente la necessità di aumentare il recupero di materia e, parallelamente, valorizzare energeticamente la componente non riciclabile.
Il punto centrale diventa quindi la qualità della selezione.
Più efficiente è la separazione dei materiali, maggiore può essere la quantità effettivamente recuperata come materia. Al contrario, la combustione può riguardare le frazioni che restano dopo i processi di selezione e trattamento, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge.
La vera emergenza è la tenuta della filiera
Per la Sardegna, l’emergenza della plastica diventa così anche un test sulla capacità di trasformare la raccolta differenziata in una vera economia circolare, evitando che una crisi temporanea della filiera si trasformi in una soluzione strutturale fondata sulla combustione di materiali che potrebbero ancora essere recuperati.





