A DIECI ANNI DALL’ATTENTATO DI NIZZA, MAURO SARDU E OMBRETTA ROMANIN OTTENGONO IN ITALIA IL RICONOSCIMENTO COME VITTIME DEL TERRORISMO. UNA LUNGA BATTAGLIA GIUDIZIARIA, CONCLUSA CON UNA SENTENZA DEFINITIVA, CHE AFFERMA I LORO DIRITTI E ASSUME UN IMPORTANTE VALORE SIMBOLICO
14 luglio 2016, Nizza, Promenade des Anglais
Il 14 luglio 2016 la Promenade des Anglais di Nizza era gremita di persone riunite per celebrare la Festa nazionale francese. Quella serata di festa si trasformò, però, in una tragedia.
Un camion piombò sulla folla e percorse il lungomare travolgendo numerose persone. L’attentato provocò 86 morti e oltre 400 feriti. Tra coloro che persero la vita figuravano anche sei cittadini italiani.
Mauro Sardu e Ombretta Romanin sulla Promenade
Quella sera, sulla Promenade des Anglais, si trovavano anche Mauro Sardu e sua moglie Ombretta Romanin. Entrambi riuscirono a sopravvivere all’attacco, ma quanto vissuto lasciò conseguenze profonde e durature.
Le successive perizie hanno accertato per entrambi un disturbo post-traumatico da stress cronico. Gli accertamenti hanno inoltre riconosciuto una percentuale di invalidità pari al 43%.
Da quel momento, per la coppia è iniziato un percorso lungo e complesso. Alle conseguenze psicologiche dell’attentato si è aggiunta, infatti, una difficile battaglia per ottenere il riconoscimento dei propri diritti.
Dieci anni di battaglia per il riconoscimento
La vicenda giudiziaria si è protratta per dieci anni. Sardu e Romanin sono stati assistiti dall’avvocato Ezio Bonanni, dall’Osservatorio Nazionale Amianto e dall’Osservatorio Vittime del Dovere.
Al termine del lungo percorso legale è arrivato il riconoscimento di Mauro Sardu e Ombretta Romanin come vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.
Un risultato che assume particolare importanza anche alla luce del diverso percorso seguito in Francia. Le autorità francesi, infatti, avevano già riconosciuto la coppia come vittima dell’attentato terroristico di Nizza.
Mauro Sardu ha ricordato così i dieci anni trascorsi alla ricerca del riconoscimento anche in Italia:
«… la Francia – racconta Mauro Sardu – dopo i dovuti accertamenti ha valutato che e ci ha riconosciuto come vittime del terrorismo, invece l’Italia ha continuato a negare… il nostro status di vittima del terrorismo… grazie al nostro avvocato Ezio Bonanni… dopo dieci anni di battaglia abbiamo avuto il riconoscimento in sede legale, addirittura anche come sentenza passata in giudicato… abbiamo ancora i postumi…».
La testimonianza di Sardu e l’intervento di Bonanni
La dichiarazione integrale di Mauro Sardu è disponibile nel video allegato. L’avvocato Bonanni ripercorre la conclusione della lunga vicenda giudiziaria.
Il legale spiega inoltre il significato del riconoscimento ottenuto dalla coppia. Allo stesso tempo, ribadisce l’impegno dell’Osservatorio nella tutela e nel riconoscimento dei diritti delle vittime.
Sardu racconta, invece, le difficoltà affrontate nei rapporti con le istituzioni italiane. Il riconoscimento richiesto non è arrivato attraverso il procedimento amministrativo.
Di conseguenza, la coppia ha dovuto rivolgersi alla magistratura per vedere riconosciuta ufficialmente una condizione già accertata dalle autorità francesi.
Il peso di dover dimostrare di essere vittime
La vicenda permette anche di comprendere il senso di frustrazione che può accompagnare un percorso giudiziario così lungo. Sardu e Romanin hanno dovuto dimostrare una condizione legata a un evento terroristico di portata internazionale.
Nel frattempo, entrambi hanno continuato a convivere con le conseguenze psicologiche provocate da quella notte. Postumi che, come ha ricordato lo stesso Sardu, sono ancora presenti.
A rendere ancora più complesso il percorso è stata la necessità di produrre numerosi elementi utili a documentare quanto accaduto. Il procedimento italiano ha quindi preso in esame diverse prove.
Le prove presentate durante il procedimento
Tra la documentazione prodotta figurava il tracciamento GPS dei telefoni, utile a ricostruire la presenza della coppia sul luogo dell’attentato.
Agli atti sono stati inseriti anche una denuncia presentata alle autorità francesi e i documenti provenienti dalle autorità consolari italiane. A questi elementi si aggiungeva il precedente riconoscimento ottenuto in Francia.
Il quadro documentale ha quindi contribuito alla ricostruzione della vicenda e alla definizione della posizione di Sardu e Romanin.
La decisione del Tribunale di Torino
Il Tribunale di Torino ha infine posto un punto fermo sulla vicenda. La magistratura ha riconosciuto ufficialmente Mauro Sardu e Ombretta Romanin come vittime del terrorismo.
La decisione, ormai passata in giudicato, rappresenta un precedente significativo. Il pronunciamento assume rilievo soprattutto per il riconoscimento dei diritti di chi subisce conseguenze permanenti dopo un attentato terroristico.
La sentenza ha inoltre affrontato gli aspetti economici collegati allo status riconosciuto alla coppia.
Gli assegni vitalizi previsti dalla normativa
La decisione ha stabilito anche il diritto alle prestazioni economiche previste dalla normativa, qualora siano presenti gli ulteriori requisiti richiesti dalla legge.
In particolare, si tratta dell’assegno vitalizio di 500 euro al mese e dello speciale assegno vitalizio mensile di 1.033 euro.
Il riconoscimento, quindi, non riguarda soltanto la qualificazione giuridica della condizione vissuta dai due coniugi. Produce anche effetti concreti sul piano dei diritti previsti per le vittime del terrorismo.
Un riconoscimento dal forte valore simbolico
La conclusione positiva della vicenda giudiziaria non può cancellare quanto accadde sulla Promenade des Anglais il 14 luglio 2016.
Non può neppure eliminare le conseguenze che Mauro Sardu e Ombretta Romanin continuano a portare con sé dopo essere sopravvissuti all’attentato.
Tuttavia, dopo dieci anni di battaglia, il riconoscimento definitivo assume un importante valore simbolico. Rappresenta l’affermazione di una verità che la coppia ha cercato a lungo di vedere riconosciuta anche in Italia.
Una vicenda iniziata durante una notte di terrore e proseguita nelle aule giudiziarie. Oggi si conclude con un riconoscimento fondato sui principi di verità, giustizia e tutela dei diritti delle vittime.




