LA GRANDEZZA DIMENSIONALE HA TRASFORMATO L’ARCHITETTURA CONTEMPORANEA, MODIFICANDO IL RAPPORTO CON LA CITTÀ STORICA. UNA RIFLESSIONE CRITICA SUL PRESENTE E SULLE PROSPETTIVE FUTURE DI UN NUOVO EQUILIBRIO URBANO
La città contemporanea tra architettura ideale e nuove relazioni sociali
La città contemporanea, oggi, ha assunto una dimensione in cui sono percepibili solo tre elementi: gli edifici, le strade, la natura (ove esistente).
La sua peculiarità, inoltre, è la grandezza, che si esprime nell’architettura estrema, ideale, con una complessità non risolta.
L’esaltazione delle dimensioni ha liberato la grandezza e la sua costruzione verso l’alto. Che ha provocato la nascita di una specie architettonica fondata su una ipotetica riorganizzazione sociale e una programmazione infinita.
La trasformazione del linguaggio architettonico
La grandezza, nell’ultimo secolo, è stata la condizione dell’architettura nella città, fondata su teoremi progettuali. Ma svuotando il repertorio classico (ossia composizione, scala metrica, proporzioni) e con dettagli progettuali considerati ormai accademici.
In una prima analisi sembra che l’architettura immaginata in migliaia di anni, secoli, sia stata inutile.
Nello specifico, le facciate contemporanee che rivestono le grandi architetture, di fatto, non rivelano più ciò che avviene al loro interno e l’onestà umanistica professata per secoli è stata abbandonata.
Interni ed esterni: la separazione dei progetti
Gli interni e gli esterni sono diventati progetti autonomi, diversi, separati. E contrapponendosi, questi hanno trasformato certezze in dubbi, costituendo grandezze architettoniche contemporanee come un accumulo di misteri e incertezze.
La grandezza nell’architettura è entrata in una dimensione, al di là del bene e del male. E la sua qualità è un atto non obbligatorio che ha determinato la rottura definitiva della composizione, della scala metrica, delle proporzioni, dell’etica del costruire. Giustificata dalla trasparenza, dal programma funzionale, distaccandola dal tessuto urbano storico.
La rottura con la città storica
L’architettura ultima si è imposta solo con la grandezza dimensionale, disconoscendo e non considerando il contesto storico in cui essa opera. Ossia sulla integrazione urbana e sul contesto e il tessuto storico delle città. Distruggendo l’unità della realtà urbana fino a una autodissoluzione.
Le mega strutture contemporanee fondate solo sulla grandezza dimensionale, hanno messo in discussione tutta la cultura compositiva, promettendo un rinnovo urbano totale ma vago. Il quale, ha causato il collasso dell’architettura stessa, distruggendone l’identità, opponendosi con l’entità, la grande dimensione, provocandone lo smantellamento e la sparizione.
Il funzionalismo e la crisi dell’identità architettonica
La dottrina dell’ultimo secolo – la forma segue la funzione – ha spinto l’architettura contemporanea verso la piattezza delle forme. Un’estetica semplificata e giustificata dal caos, proponendo smembramenti e disordini fisici e visivi in un montaggio di elementi arbitrario e fasullo. Giustificato da avanguardie progettuali e sofisticati discorsi intellettuali e formali.
Una sommatoria di argomentazioni che poco hanno a che fare con la materia. E la scomparsa di questa sta proponendo una città contemporanea virtuale, simulata. Che si contrappone all’unità e alla realtà compositiva della città costruita in centinaia di secoli.
Ripensare il ruolo dell’architettura
Oggi, un’intera classe professionale dovrebbe porsi in contrapposizione alla cultura della grandezza dimensionale. Affrontare le peculiarità e le caratteristiche storiche dell’architettura, per ristabilire una credibilità. Considerare il collasso dell’idea della grandezza senza qualità.
L’architettura oggi può fare molto, recuperando gli errori del Novecento, ricomponendo un paesaggio urbano disordinato, dissociato, smembrato. Ricostruendo l’unità e la realtà di una città classica, fondata sulla collettività, il valore sociale e le sue possibilità.
Dissociandosi dai movimenti ideologici e artistici, riacquistando la sua dimensione compositiva come veicolo per il terzo millennio. Per riconoscersi nella capacità di proporre nuova urbanistica, sviluppando un ruolo strategico con una azione di concentrazione e attenzione alla complessa città contemporanea.
Un nuovo equilibrio tra passato e presente
È un nuovo inizio per ricomporre ciò che è stato spezzato, rinforzando la coesistenza fondata sulla città classica fusa alla città contemporanea.
Questa nuova dimensione dell’architettura può accogliere passato e presente, sviluppando strategie urbanistiche e di design. Capaci di coniugare purezza, qualità e quantità, favorendo una nuova visione urbanistica con nuove relazioni sociali e nuove entità funzionali.
Bibliografia essenziale:
Rem Koolhaas, Junkspace, per un ripensamento radicale dello spazio urbano.
A cura di Gabriele Mastrigli.
Traduzione di Filippo De Pieri,
Quodlibet – Architettura – 2006.
© Domenico Tangaro Studio di Architettura Design Urbanistica







