sabato, Maggio 30, 2026

Il Futurismo degli anni Trenta e la Bari moderna di Marino Lopopolo

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LA FIGURA DELL’ARCHITETTO MARINO LOPOPOLO EMERGE COME PROTAGONISTA DELLA TRASFORMAZIONE URBANA DI BARI NEGLI ANNI TRENTA. IL LIBRO “ANTONIO LOPOPOLO, ARCHITETTO E PIONIERE CORAGGIOSO” NE RICOSTRUISCE VISIONE, OPERE E RUOLO NEL DIALOGO TRA ARCHITETTURA, MODERNITÀ E POTERE

 Futurismo anni ’30: architettura, potere e trasformazione urbana

Il Futurismo degli anni Trenta rappresenta la fase più matura e discussa del movimento fondato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909. In questo periodo, il movimento cambia profondamente e assume un ruolo più concreto.

In particolare, l’architettura diventa uno degli strumenti principali per esprimere questa evoluzione. Gli architetti non si limitano più a immaginare il futuro. Al contrario, cercano di costruirlo attraverso forme, materiali e nuove visioni urbane.

 Architettura e regime: un linguaggio della modernità

Nel corso degli anni Trenta, l’architettura futurista si lega in modo diretto al potere politico. Il regime guidato da Benito Mussolini promuove grandi opere pubbliche per comunicare forza, ordine e modernità.

Di conseguenza, materiali innovativi come cemento armato, vetro e acciaio diventano centrali nei nuovi progetti. La tecnologia smette di essere solo un’idea teorica. Essa entra nella realtà quotidiana e definisce il volto delle città.

Allo stesso tempo, il Futurismo aderisce a questa visione. Gli edifici assumono una funzione simbolica e diventano strumenti di comunicazione politica. Stazioni ferroviarie, uffici postali e infrastrutture raccontano un Paese proiettato verso il futuro.

Questa collaborazione modifica profondamente il movimento. L’utopia iniziale lascia spazio a un linguaggio più ufficiale. Inoltre, la sperimentazione si adatta progressivamente alle esigenze del regime.

Palazzo dei Piloti: Tesi di laurea di Marino Lopopolo. nella foto di copertina un progetto per la stazione ferroviaria di Bari

 Bari negli anni ’30: una città in trasformazione

In questo contesto, la città di Bari vive una fase di grande cambiamento urbanistico e culturale. L’immagine tradizionale del borgo antico convive con una nuova visione moderna e dinamica.

Le vedute più note mostrano il quartiere della Città vecchia raccolto attorno alla Basilica di San Nicola e protetto dal Castello Svevo. Tuttavia, accanto a questo scenario storico emergono nuovi elementi urbani.

Il quartiere murattiano si presenta come una griglia ordinata osservata dall’alto. Inoltre, il Lungomare Nazario Sauro offre una sequenza regolare di lampioni che si riflettono sul mare. Questo spazio introduce una cornice di edifici pubblici e palazzi costruiti negli anni Trenta.

Questa fase rappresenta un passaggio decisivo per la città. Il Modernismo e il Futurismo influenzano profondamente il modo di progettare e vivere lo spazio urbano. Bari assume così un ruolo più dinamico e ambizioso.

Inoltre, la città si orienta politicamente e culturalmente verso l’altra sponda dell’Adriatico. L’architettura diventa quindi uno strumento per comunicare nuovi valori e nuove identità.

Marino Lopopolo

 Marino Lopopolo: protagonista della modernizzazione

All’interno di questo scenario si inserisce la figura di Marino Lopopolo, architetto e protagonista del rinnovamento urbano barese. Il suo lavoro rappresenta un caso significativo per comprendere – è scritto in una nota – le dinamiche di modernizzazione del tessuto urbano barese nel quadro della “grande Bari” fascista.

Nato a Bisceglie nel 1905 e morto a Bari nel 1980, Lopopolo si laurea in architettura nel 1932 presso la Regia Università di Napoli. Durante la sua carriera, interpreta e sviluppa molti aspetti del pensiero futurista.

Attraverso le sue opere, contribuisce alla costruzione di una nuova immagine urbana. Inoltre, partecipa attivamente alla vita professionale, promuovendo nel 1952 l’istituzione dell’Albo degli architetti della Puglia.

La sua attività continua anche nel secondo dopoguerra. Lopopolo mantiene un ruolo propositivo fino alla metà degli anni Settanta. Oggi, il suo archivio è conservato presso l’Ordine degli Architetti della provincia di Bari.

 Un libro per riscoprire una figura chiave

Un contributo fondamentale per comprendere questa figura arriva dal volume “Antonio Lopopolo, Architetto e pioniere coraggioso” di Antonio Labalestra, pubblicato da Quasar.

Il libro, basato su un ampio lavoro di ricerca archivistica, ricostruisce il percorso umano e professionale dell’architetto. Inoltre, evidenzia il suo ruolo nel contesto più ampio dell’Architettura italiana del Novecento.

L’opera analizza numerosi interventi progettuali. Tra questi emergono edifici pubblici, quartieri popolari, palazzi ministeriali, città di fondazione e spazi commerciali. Tutti questi elementi raccontano la Bari degli anni Trenta.

Di conseguenza, il volume restituisce l’immagine di un architetto profondamente legato al clima culturale del tempo. Lopopolo interpreta l’architettura come strumento di trasformazione sociale e come espressione di una visione moderna e rigorosa.

La sua esperienza offre anche una chiave di lettura più ampia. Infatti, permette di analizzare il rapporto tra architetti, istituzioni e potere politico, un tema centrale nel dibattito degli anni Trenta.

Il testo è stato presentato dal Rettore del Politecnico di Bari, Umberto Fratino, lo scorso mese di marzo nella Sala Consiliare della Città Metropolitana di Bari.

 L’autore: ricerca e studio dell’architettura

Antonio Labalestra è professore associato di Storia dell’architettura al Politecnico di Bari. Inoltre, ha svolto attività come visiting professor in diverse università internazionali.

Ha fondato e dirige un laboratorio di ricerca pubblico dedicato allo studio delle fonti archivistiche. Questo lavoro sostiene la formazione e l’approfondimento nel campo della storia dell’architettura.

I suoi interessi si concentrano principalmente sul periodo compreso tra la fine dell’Ottocento e il Novecento. In particolare, dedica attenzione al Mezzogiorno e a figure centrali del panorama italiano.

Tra queste emergono Ernesto Basile, Armando Brasini, Marcello Piacentini, Gio Ponti e Aldo Rossi.

Accanto a numerosi saggi pubblicati in contesti internazionali, Labalestra ha firmato anche il volume “Il palazzo del Governo di Taranto. La politica, i progetti e il ruolo di Armando Brasini”, pubblicato nel 2018.

Fonti:

Politecnico di Bari

“Il Futurismo”, di Giovanni Lista

Numero verde ONA

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