Il gipeto Stelvio, dal Veneto all’Andalusia

Il gipeto Stelvio prima del viaggio in Andalusia

Un gipeto, nato in Italia in un parco zoologico del Veneto, è stato reintrodotto in natura nel cuore dell’Andalusia

 

Un gipeto di nome Stelvio, nato tre mesi fa in cattività al Parco Natura Viva di Bussolengo, in provincia di Verona, è stato accompagnato in Sierra di Cazorla, in Spagna per essere reintrodotto in natura.

Dopo un viaggio in auto durato due giorni, Stelvio è stato messo nel suo nuovo nido, aggrappato a una parete montuosa a 1.350 metri di altitudine, da un esperto che si è calato sul versante in corda doppia.

L’auto del Parco Natura Viva è partita da Bussolengo, è passata per Genova, Marsiglia, Barcellona, Valencia e quindi nell’entroterra spagnolo fino alla Sierra di Cazorla.

Giunto al centro di riproduzione della Fondazione Gypaetus, il giovane avvoltoio è stato trasbordato in una cassa e portato a spalla fino al sito di nidificazione.

Infine è stato posto in una sacca assicurata alle spalle di Enrique Àvila: il tecnico del programma di conservazione degli uccelli necrofagi della Junta de Andalusia si è calato in corda doppia fino all’incavo nella parete, dove è stato allestito il nido di Stelvio.

Enrique Ávila: “Ci stiamo preparando per discendere lungo la parete e raggiungere il nido dove [Stelvio] rimarrà per circa un mese, prima che spicchi il suo primo volo. Così sarà reintrodotto nel suo ambiente naturale”.

Nello stesso sito volteggiano altri trentotto esemplari di gipeto reintrodotti dal 2013 a oggi, con i loro sette piccoli nati in natura, oltre a grifoni, aquile reali e capovaccai.

«Stelvio rimarrà nel suo nuovo nido senza volare ancora per tre o quattro settimane», spiega Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva, in viaggio insieme al resto dello staff, «e nel frattempo verrà alimentato tramite un lungo tubo utile a fargli arrivare il cibo senza doversi calare in corda tutti i giorni. Poi un giorno deciderà di involarsi e far parte di quel contingente attuale che sta ridando speranza ad una specie scomparsa in questa zona negli anni ’80».

Infatti, il “quebrantahuesos”, in spagnolo “frantuma-ossa”, così chiamato per la sua specialità di frantumare e nutrirsi delle ossa delle carcasse, in Italia è in pericolo critico di estinzione, secondo IUCN (International Union for Conservation of Nature).

La scomparsa degli ungulati selvatici di cui si nutre ma soprattutto a causa di attività antropiche, la specie è in decremento ovunque.

Invece, l’avvoltoio riveste nell’ecosistema una importanza notevole perché è un vero e proprio spazzino della natura, grande veleggiatore, previene la diffusione di malattie contagiose e controlla ampi territori al limite superiore della vegetazione arborea.

«L’obiettivo di questa reintroduzione non ha termine di tempo», conclude Avesani Zaborra «e prevede la nascita di una popolazione stabile e nidificante che possa un giorno congiungersi con quella del nord della Spagna e oltre i Pirenei. Per il momento ci occuperemo di capire quando il gps di Stelvio restituirà il segnale movimento: vorrà dire che il primo volo è stato spiccato».

Insieme a Stelvio – primo gipeto italiano nato in un parco zoologico – ha compiuto l’impresa anche un esemplare che proveniva dallo zoo di Berlino.

Entrambi i volatili appartengono alla rete EAZA (European Association of Zoos and Acquaria), sotto l’egida della Vulture Conservation Fundation.

Sono dotati di gps, anello identificativo e decolorazione delle penne remiganti per meglio individuarli in volo.

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