IL 7 E L’8 LUGLIO 2025 LA CAPITALE OSPITA LA PRIMA GIORNATA INTERNAZIONALE DEL MAR MEDITERRANEO “VENTOTENE CHIAMA L’EUROPA”. UN’INIZIATIVA PER UNIRE I POPOLI, PROTEGGERE LA BIODIVERSITÀ E RIAFFERMARE I VALORI EUROPEI A PARTIRE DAL CUORE BLU DEL NOSTRO CONTINENTE
Il Mediterraneo chiama, l’Europa risponde da Roma
Nel cuore di Roma, il 7 e l’8 luglio 2025, lo Spazio Europa ospiterà la prima Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo. L’iniziativa nasce per promuovere cooperazione, giustizia climatica, pace e sostenibilità tra tutti i Paesi che si affacciano su questo mare condiviso.
A organizzarla è l’associazione Abbraccio del Mediterraneo ETS, che intende rilanciare una visione mediterranea dell’Europa, più unita e consapevole del proprio patrimonio ambientale e culturale.
In un momento storico in cui l’Europa appare sempre più divisa su temi cruciali come i diritti umani e la crisi climatica, l’evento intende affermare con forza la necessità di ritrovare coesione a partire proprio dal Mediterraneo, culla delle civiltà e spazio comune da difendere.
Una platea prestigiosa tra scienza, attivismo e istituzioni
All’incontro parteciperanno voci autorevoli del mondo scientifico, istituzionale e sociale. Tra loro Pier Virgilio Dastoli, presidente del Movimento Europeo, la biologa marina e divulgatrice Mariasole Bianco e la glaciologa e attivista climatica Heïdi Sevestre. Partecipano anche l’assessora del Comune di Roma Monica Lucarelli e Katia Petrini, capo delegazione italiana del W20. Saranno presenti inoltre rappresentanti istituzionali da Grecia, Ventotene, Nettuno, Anzio e dal ministero dell’Ambiente.
Tutti, con approcci diversi, contribuiranno a definire una nuova agenda mediterranea, capace di coniugare la protezione della natura con la promozione della pace e della cooperazione tra popoli.

“Ventotene chiama l’Europa”: evento ispirato agli ideali di Spinelli
Lo spirito dell’isola di Ventotene (vedi foto di copertina) sarà il filo conduttore della giornata. Anche se l’evento non si svolge fisicamente lì, l’eredità del Manifesto di Altiero Spinelli anima ogni discussione: l’idea di un’Europa unita, democratica, pacifica e attenta alla giustizia sociale.
Il riferimento simbolico all’area marina protetta di Ventotene richiama anche il dovere collettivo di custodire la biodiversità, mentre i valori della cooperazione intergenerazionale, della libertà e dello stato di diritto saranno il cuore pulsante del dibattito.
Un Mediterraneo da proteggere, un futuro da immaginare
La presidente di Abbraccio del Mediterraneo, Arianna Pigini, ha lanciato un appello chiaro e potente. Non basta essere consapevoli delle minacce che gravano sul Mar Mediterraneo: è arrivato il tempo dell’azione. Secondo Pigini, le sfide ambientali, sociali ed economiche che colpiscono questo fragile ecosistema impongono una nuova stagione di responsabilità collettiva.
Agire, oggi, significa diventare protagonisti del cambiamento. Significa creare alleanze tra Paesi, innovare i modelli di sviluppo, coinvolgere le comunità locali e proteggere gli equilibri naturali del mare. Solo così sarà possibile garantire alle nuove generazioni non solo un Mediterraneo vivo e sano ma anche un modello di solidarietà, cultura e civiltà.
Roma capitale del dialogo euromediterraneo
Per due giorni, la città sarà il centro di un confronto transnazionale tra istituzioni, cittadini, studiosi e attivisti, per costruire insieme un nuovo paradigma di cooperazione sostenibile.
L’evento rappresenta un’occasione preziosa per riaffermare il ruolo dell’Italia e dell’Europa nel rilancio della cooperazione mediterranea, in una prospettiva di pace, sviluppo e inclusione.
La partecipazione all’evento è gratuita, ma soggetta a registrazione via email all’indirizzo:
Mar mediterraneo: un ecosistema straordinario e fragile
Il Mar Mediterraneo rappresenta solo l’1% della superficie oceanica globale, ma ospita circa il 10% della biodiversità marina conosciuta. Tra queste le praterie di Posidonia e i coralli profondi. Tuttavia, questa ricchezza si sta sgretolando sotto il peso delle attività umane e del cambiamento climatico.
La sua temperatura cresce più velocemente rispetto alla media degli oceani, alterando gli equilibri biologici. Alcune specie autoctone faticano a sopravvivere, mentre altre, provenienti da acque più calde, si diffondono rapidamente, compromettendo gli ecosistemi locali. L’intera catena alimentare ne risente, con effetti a catena su pesca, turismo e salute del mare.
Plastica e inquinamento soffocano il mare
Il Mediterraneo è anche uno dei mari più inquinati al mondo. Secondo le stime, ogni anno migliaia di tonnellate di plastica finiscono in acqua, contribuendo a un’emergenza che riguarda non solo l’ambiente, ma anche la salute pubblica.
Pesci, tartarughe e uccelli marini ingeriscono microplastiche o rimangono intrappolati nei rifiuti, mentre queste sostanze tossiche entrano nella catena alimentare umana. Le coste più frequentate dal turismo estivo sono tra le più esposte, e le operazioni di pulizia non bastano a compensare il ritmo dello smaltimento illecito.
L’impatto delle attività umane sul Mar Mediterraneo
A peggiorare la situazione contribuisce l’antropizzazione costiera. Porti, strade, edifici e impianti turistici stanno trasformando paesaggi naturali in aree artificiali e spesso impermeabili. Questo favorisce l’erosione costiera, danneggia gli habitat e riduce la resilienza dei territori ai cambiamenti climatici.
Anche la pesca intensiva impoverisce i fondali, distruggendo l’equilibrio delle popolazioni ittiche e compromettendo l’economia locale. Intanto, l’aumento del traffico navale commerciale e crocieristico incrementa le emissioni nocive e inquina acque e atmosfera, mettendo a rischio la salute delle persone che vivono lungo le coste.
Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo a Roma: eventi estremi sempre più frequenti
Il Mediterraneo è colpito da un numero crescente di eventi meteorologici estremi: alluvioni improvvise, incendi, siccità e ondate di calore non sono più eccezioni, ma sintomi di un clima che cambia rapidamente. Le conseguenze si fanno sentire anche sull’agricoltura, sulla sicurezza alimentare e sulla disponibilità d’acqua dolce.
In particolare, le comunità costiere e insulari sono le più esposte. In molte zone, la mancanza di infrastrutture adeguate e l’aumento della pressione turistica aggravano le vulnerabilità sociali, creando situazioni di disagio e tensione.




