AMIANTO NELLE OGR DI VOGHERA, IL FIGLIO CHIEDE GIUSTIZIA PER IL PADRE MORTO DI MESOTELIOMA DENUNCIA ALLA PROCURA DI PAVIA PER LA MORTE DELL’EX FERROVIERE GIANNI OLIVA
Una vita trascorsa OGR, esposto all’amianto
Una vita trascorsa nelle Officine Grandi Riparazioni – Gianni Oliva aveva iniziato a lavorare per le Ferrovie dello Stato il 15 maggio 1974 all’OGR di Voghera.
Le Officine Grandi Riparazioni erano attrezzate per la manutenzione, il rinnovamento e la riparazione di locomotive o carrozze mezzi leggeri e altro materiale rotabile, dove l’amianto è stato ampiamente utilizzato. Prima operaio addetto alla verniciatura, poi primo tecnico della manutenzione, ha lavorato fino al 2003.
Presentata denuncia-querela alla Procura della Repubblica
Oggi, a distanza di oltre due anni dalla sua scomparsa, il figlio Gianluca vuole fare piena luce sulle cause della morte del padre, deceduto il 9 maggio 2024 a Pavia a causa di un mesotelioma pleurico maligno.
Per questo si è rivolto all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Il legale ha presentato una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Pavia con la richiesta che vengano accertate eventuali responsabilità penali legate all’esposizione all’amianto durante l’attività lavorativa svolta dal padre.
La testimonianza di Gianluca Oliva
«Mio padre ha dedicato gran parte della sua vita al lavoro, che svolgeva con amore e dignità ogni giorno. Vederlo affrontare una malattia devastante come il mesotelioma è stato un dolore immenso, che nessuna famiglia dovrebbe vivere – spiega Gianluca Oliva -. Con questa denuncia non cerco vendetta, ma verità e giustizia. Lo devo a lui, alla sua memoria e a tutte le persone che hanno lavorato in quegli ambienti e che ancora oggi convivono con la paura di ammalarsi. Mi auguro che venga accertata ogni responsabilità, affinché tragedie come questa non vengano mai dimenticate e nessun’altra famiglia debba affrontare lo stesso dolore».
Fibre killer aerodisperse negli ambienti di lavoro
Secondo quanto ricostruito nella denuncia, proprio in quegli anni l’amianto era largamente impiegato nella coibentazione delle carrozze ferroviarie, nelle guarnizioni. Oltre che nei pannelli isolanti, nei rivestimenti, negli impianti frenanti e in numerosi altri componenti.
Durante le lavorazioni di smontaggio, manutenzione, riparazione, verniciatura e pulizia, le fibre aerodisperse negli ambienti di lavoro, hanno esposto non solo gli addetti direttamente impegnati sulle lavorazioni ma anche tutti i lavoratori presenti nei reparti. Oltre i familiari, di chi portava a casa le tute impregnate di quella “polvere bianca”.
L’avv. Bonanni
«È molto importante – spiega Bonanni -, il fatto che le circostanze già emerse sono state portate all’attenzione della Procura della Repubblica di Pavia, perché si faccia luce su questa vicenda, anche alla luce del fatto che l’INAIL ha riconosciuto l’origine professionale della patologia, e soprattutto per l’attestazione rilasciata dal COR della Regione Lombardia, che ha riconosciuto l’eziologia professionale certa del mesotelioma che ha determinato la morte del ferroviere tecnico Gianni Oliva. Ed è per questo motivo che a noi andremo a mandi nella tutela, oltre che nella necessità di bonificare».
Le richieste della parte lesa
L’atto chiede alla Procura di individuare le persone che, nel corso degli anni, hanno ricoperto ruoli di responsabilità nella gestione della sicurezza e della salute dei lavoratori all’interno delle Ferrovie dello Stato e di Trenitalia.
E di verificare, inoltre, all’esito delle indagini, l’eventuale configurabilità dei reati, tra cui l’omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. Oltre ad altre fattispecie che gli inquirenti riterranno eventualmente sussistenti.
Un importante riscontro tecnico e istituzionale
Uno degli elementi più significativi posti a fondamento della denuncia è rappresentato dalla certificazione del Centro Operativo Regionale della Lombardia del Registro Nazionale dei Mesoteliomi.
Il COR ha classificato il caso di Gianni Oliva come “mesotelioma maligno pleurico certo ad eziologia professionale certa”. Nella documentazione del COR, l’attività espositiva è individuata nella manutenzione di carrozze e locomotive svolta tra il 1975 e il 2003.
Per il figlio Gianluca e per il collegio difensivo, questa certificazione rappresenta un importante riscontro tecnico e istituzionale del legame tra l’attività lavorativa svolta e la patologia che ha causato il decesso dell’ex ferroviere.
Le omissioni
Secondo la denuncia, nelle OGR di Voghera non sarebbero state adottate, per un lungo periodo, misure adeguate per prevenire o limitare l’esposizione dei lavoratori alle fibre di amianto.
Tra gli aspetti evidenziati figurano la presunta assenza di efficaci sistemi di aspirazione e ventilazione, la carenza di dispositivi di protezione individuale e l’insufficiente sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti.
I precedenti giudiziari
A sostegno della richiesta di approfondimento investigativo, la denuncia richiama alcune importanti pronunce della magistratura in materia di esposizione all’amianto nelle officine ferroviarie.
Tra queste, la sentenza della Corte di Cassazione n. 5037 del 6 febbraio 2001, relativa alle OGR di Torino, nella quale vennero accertati l’utilizzo diffuso dell’amianto e le gravi condizioni di esposizione dei lavoratori.
Nonché la sentenza del Tribunale di Torino n. 1291 del 1° aprile 2025, riguardante il decesso di dieci lavoratori colpiti da mesotelioma pleurico maligno. Precedenti che presentano significative analogie con il contesto lavorativo delle OGR di Voghera.
Un prezzo – alto – pagato da migliaia di lavoratori
«Questa storia non è un caso isolato. È una delle tante vicende che raccontano il prezzo pagato da migliaia di lavoratori che, per decenni, sono stati esposti all’amianto senza essere adeguatamente informati e protetti. Ogni procedimento giudiziario serve certamente ad accertare eventuali responsabilità individuali, ma ha anche un valore più ampio: restituire dignità alle vittime e impedire che la memoria di queste tragedie venga archiviata insieme ai fascicoli processuali. Fare giustizia significa accertare la verità, tutelare chi è ancora esposto e rendere il giusto rispetto a chi ha perso la vita a causa del proprio lavoro. È un impegno che riguarda l’intera collettività, non soltanto una singola famiglia», conclude Bonanni.
Esonero da responsabilità: Eventuali responsabilità personali o penali potranno essere stabilite esclusivamente dalle autorità competenti al termine degli eventuali procedimenti previsti dalla legge. I riferimenti a persone, enti e organizzazioni sono riportati nel contesto della vicenda giudiziaria descritta, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza e senza formulare anticipazioni sull’esito delle indagini o del procedimento.




