domenica, Aprile 19, 2026

REA chiede riforma legge 394/1993 per allevamenti cani

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IL PARTITO POLITICO REA, RIVOLUZIONE ECOLOGISTA ANIMALISTA, HA INVIATO UNA RICHIESTA AL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE, LOLLOBRIGIDA, PER UNA RIFORMA DELLA LEGGE 394 DEL 1993 SUGLI ALLEVAMENTI DI CANI, RITENUTA OBSOLETA 

Il problema degli allevamenti di cani in Italia:

Una legge ormai obsoleta e il dilagare delle pratiche illegali.

L’allevamento di cani, un’attività che, se condotta in maniera etica e regolamentata, può garantire il benessere degli animali e rispondere alle esigenze di un mercato in continua crescita. Ha subito negli ultimi decenni un’involuzione preoccupante.

La legge 394/1993, introdotta per regolamentare gli allevamenti e garantire la protezione degli animali da compagnia. Ha giocato un ruolo fondamentale nel promuovere standard minimi di benessere per i nostri “amici a quattro zampe” e nel disciplinare la loro commercializzazione. Tuttavia, a distanza di oltre trent’anni, il panorama normativo non è più in grado di far fronte alle nuove sfide che il settore degli allevamenti si trova ad affrontare.

Un fenomeno crescente è quello degli allevamenti lager. Dove gli animali vivono in condizioni di sovraffollamento, senza lo spazio necessario per muoversi liberamente e senza ricevere cure veterinarie adeguate.

Tali strutture non solo violano le leggi sul benessere di queste povere bestiole, ma costituiscono anche una minaccia concreta alla salute degli stessi. Contribuendo alla diffusione di malattie. Le immagini di cani ammassati in gabbie strette, senza alcun conforto o possibilità di socializzare, sono diventate il simbolo più evidente della crisi legislativa in corso.

L’allevamento illegale e il traffico di animali: una piaga difficile da estirpare

Oltre alle problematiche degli allevamenti intensivi, l’Italia è anche un crocevia per il traffico illegale di animali da compagnia. Ogni anno, migliaia di cani sono importati ed esportati illegalmente. Senza che vi siano controlli sanitari adeguati né una tracciabilità che possa garantire la legalità del commercio.

Secondo le stime di Animal Equality, una delle organizzazioni internazionali più attive nella protezione dei diritti degli animali, questo fenomeno non solo mina la qualità della vita degli animali, ma deprezza l’intero settore zootecnico. Esponendo le persone a potenziali rischi sanitari e alimentando una rete di illegalità che si riflette in molteplici ambiti, dall’economia locale alla sicurezza.

La “tratta”, inoltre, non riguarda solo gli allevamenti non regolamentati, ma comprende anche la vendita di cuccioli provenienti da Paesi con leggi meno rigide e la mancanza di tracciabilità nella filiera commerciale. Il che, rende impossibile sapere da dove provengano realmente gli animali e in che condizioni siano stati cresciuti.

In un contesto simile, è evidente che la Legge 394/1993 non sia più sufficiente per garantire il benessere degli animali e per combattere efficacemente l’illegalità nel settore degli allevamenti di cani. Le lacune legislative hanno infatti permesso che le pratiche abusive proliferassero senza un adeguato controllo.

Le proposte del REA: un albo degli allevatori e aggiornamento professionale obbligatorio

Per affrontare queste problematiche, il REA, Rivoluzione Ecologista Animalista, ha formulato un piano che prevede misure chiare e strutturate. Innanzitutto, propone l’introduzione di limitazioni al numero di cani da allevamento, per evitare sovraffollamenti e garantire che ogni animale riceva le cure e l’attenzione necessarie.

La proposta di creare un albo degli allevatori con un sistema di abilitazione e aggiornamento professionale obbligatorio risponde all’esigenza di professionalizzare ulteriormente il settore. Promuovendo la qualità dell’allevamento rispetto alla quantità e riducendo il rischio di pratiche illegali.

Allevamenti: tutelare le razze canine italiane

La proposta prevede anche il rafforzamento della tutela delle razze canine italiane, patrimonio culturale e zootecnico di grande valore. La protezione e la valorizzazione di esemplari come il cane Corso, il levriero italiano, e altre razze autoctone rappresentano una risorsa culturale ed economica che il Paese deve preservare. Evitando che vengano mescolate o alterate da traffici illegali e pratiche di allevamento non etiche.

Inoltre, il REA propone la creazione di un ente di coordinamento nazionale che faciliti la collaborazione tra le diverse istituzioni coinvolte nel controllo degli allevamenti. Come il ministero dell’Agricoltura, le ASL e l’ENCI (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana). Nello specifico, quest’ultimo, avrebbe il compito di semplificare i processi, soprattutto per quanto riguarda la tracciabilità degli animali. Ma cosa succede nel resto dell’UE?

Il contesto europeo: la riforma del Parlamento e la necessità di misure aggiuntive 

La proposta del REA non si limita alla dimensione nazionale, ma si inserisce in un contesto più ampio di riforma europea. La Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo relativa al benessere di cani e gatti e alla loro tracciabilità (Risoluzione del 12 febbraio 2020) rappresenta un tentativo di normare il settore a livello comunitario.

Tuttavia, il REA sottolinea che questa proposta non è sufficientemente incisiva. Per contrastare in modo efficace il traffico illegale di animali e la concorrenza sleale che caratterizzano una parte del mercato.

In particolare, il partito Rivoluzione Ecologista Animalista propone:

  • l’introduzione di limitazioni al numero di cani negli allevamenti a livello comunitario,
  • l’introduzione di restrizioni nelle importazioni ed esportazioni di animali, affinché si possa finalmente bloccare il commercio illegale. Che, in molti casi, alimenta situazioni di sfruttamento animale.

«Non è più possibile tollerare che animali siano trattati come merce. Senza alcuna considerazione per il loro benessere», ha dichiarato Gabriella Caramanica, segretario REA, sottolineando la necessità di un’azione legislativa coordinata a livello europeo.

Le criticità emerse e il coinvolgimento delle istituzioni 

In Italia, il tema degli allevamenti di cani è stato oggetto di attenzione anche grazie a iniziative come l’interrogazione parlamentare del Movimento 5 Stelle (M5S) sull’ENCI, che ha sollevato numerosi elementi critici sulla gestione del settore.

Il servizio di Report, curato da Giulia Innocenzi, ha messo in luce alcune delle difficoltà e delle problematiche ancora irrisolte nel sistema di regolamentazione, come la mancanza di controlli adeguati e la presenza di strutture non conformi agli standard di benessere animale.

Allevamenti: la necessità di un cambiamento radicale 

La riforma proposta dal REA ha l’obiettivo di rispondere a problemi cronici e di creare un sistema che tuteli seriamente gli animali e i lavoratori onesti del settore. Non si tratta semplicemente di introdurre nuove leggi ma di compiere un cambiamento radicale nella gestione degli allevamenti di cani, affrontando in modo concreto la illegalità che continua a minare la credibilità del settore.

«È fondamentale che tutti gli attori coinvolti, dallo Stato agli allevatori, lavorino insieme per garantire un settore più trasparente e rispettoso degli animali», conclude Caramanica.

Numero verde ONA

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