domenica, Aprile 19, 2026

Cassazione: sì alle cause contro chi danneggia il clima

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PER LA PRIMA VOLTA, LA CORTE DI CASSAZIONE RICONOSCE LA POSSIBILITÀ DI PORTARE IN TRIBUNALE CHI DANNEGGIA IL CLIMA. UNA SENTENZA STORICA CHE APRE LE PORTE ALLA GIUSTIZIA CLIMATICA IN ITALIA E SEGNA UN PUNTO DI SVOLTA PER L’AMBIENTE E I DIRITTI UMANI

La Cassazione apre alla giustizia climatica

La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in Italia, si può fare causa a chi danneggia il clima. Le aziende che inquinano devono rispondere delle loro azioni.

 La sentenza che segna una svolta

Le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno accolto il ricorso presentato da Greenpeace Italia, ReCommon e dodici cittadine e cittadini. I ricorrenti chiedevano se fosse possibile ottenere giustizia climatica nel nostro Paese.

“Abbiamo iniziato in poche e in pochi – dichiara Greenpeace -. Due organizzazioni, dodici cittadine e cittadini. Ma oggi ci svegliamo in un Paese dove questo è possibile: portare chi inquina in tribunale, chiedere giustizia, e dire esistiamo, e abbiamo diritto a respirare”.

La causa civile era stata presentata contro ENI e contro Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e ministero dell’Economia e delle Finanze, in veste di azionisti con potere decisionale sulla compagnia petrolifera.

(Nella foto di copertina attivisti di Greenpeace Italia in azione a Roma, alla sede di ENI, per denunciare le conseguenze in termini di perdita di vite umane causate dall’uso di combustibili fossili da parte di nove grandi compagnie europee del settore petrolio e gas, tra cui la stessa ENI. Sullo striscione si legge: “Le emissioni di oggi = le morti di domani)

Gli ambientalisti hanno chiesto il risarcimento per i danni causati e futuri derivanti dalla crisi climatica.

“Il verdetto è arrivato e non lascia dubbi: il processo può iniziare”, chiarisce l’organizzazione ambientalista. “Questo è il momento di unirci per essere più forti che mai: questa vittoria ci dice che siamo dalla parte giusta e, uniti, possiamo ottenere risultati che incidono significativamente nella difesa e tutela dell’ambiente”.

 ENI prova a difendersi, ma la Cassazione smentisce

ENI e le altre parti hanno sostenuto che un giudice ordinario non potesse occuparsi di una causa climatica.

Hanno sollevato una questione di “difetto di giurisdizione”, cercando di evitare il processo.

Ma la Corte ha risposto chiaramente che la giurisdizione spetta all’Autorità giudiziaria italiana. Pertanto il procedimento proseguirà davanti al Tribunale di Roma.

Cause: i giudici possono valutare anche le emissioni all’estero

La Cassazione ha sottolineato che non si tratta di un’invasione nelle competenze della politica o delle imprese.

Ha anche chiarito che i giudici italiani possono esprimersi su emissioni climalteranti prodotte all’estero dalle società controllate da ENI.

Questo perché i danni si verificano anche in Italia e le decisioni strategiche sono prese dalla capogruppo, con sede nel nostro Paese.

 Greenpeace: “Una vittoria storica per il clima”

“È una sentenza storica”, ha dichiarato Greenpeace. “Cambia il destino di tutte le cause climatiche in Italia”.

Secondo gli attivisti, questa pronuncia può influenzare radicalmente il corso della giustizia climatica nel nostro ordinamento.

 Perché è importante questa decisione

La causa intentata da Greenpeace, ReCommon e 12 cittadini è la prima del suo genere in Italia.

Denuncia il ruolo attivo di ENI nella crisi climatica. Il colosso energetico avrebbe agito consapevolmente, pur conoscendo gli effetti delle proprie attività sull’ambiente.

 Un messaggio chiaro per chi inquina

ENI ha provato a sottrarsi al processo. Ha sostenuto che in Italia non si potessero fare cause sul clima.

La Suprema Corte ha smentito questa tesi. Ha affermato la piena competenza della giustizia italiana.

Ora la causa potrà essere discussa nel merito. Il Tribunale di Roma valuterà responsabilità e danni.

 Le aziende non potranno più nascondersi

Secondo gli ambientalisti, grazie a questa sentenza:

  • La nostra causa potrà finalmente essere discussa nel merito dal Tribunale di Roma.
  • Le aziende inquinanti non potranno più nascondersi dietro presunti vuoti legali.
  • I tribunali italiani potranno giudicare – e condannare – chi danneggia il clima e viola i diritti umani.
  • Le future cause per il clima in Italia avranno finalmente basi solide.
  • Chi distrugge il futuro delle persone per inseguire profitti può – e deve – essere portato in tribunale.

 Le future cause climatiche avranno basi solide

Chi distrugge il futuro delle persone per profitto potrà essere portato in tribunale. Una svolta giudiziaria che segna un precedente importante. La giustizia climatica, anche in Italia, non è più un’utopia.

“Noi di Greenpeace non ci siamo mai tirati indietro. Abbiamo lavorato senza sosta per ottenere risultati concreti, affrontando a testa alta una delle multinazionali più potenti del pianeta: Eni. Nulla era scontato, ma non ci siamo mai arresi. Non è finita. Ma oggi – oggi sì – abbiamo vinto. E ora dobbiamo andare avanti. Insieme”.

“P.S.: Adesso il Tribunale di Roma potrà finalmente giudicare nel merito i danni provocati da ENI. E noi saremo lì. Fino in fondo”, conclude la nota. 

Numero verde ONA

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