mercoledì, Ottobre 21, 2026

Rifiuti nei cementifici e riciclo plastica, dossier in Parlamento: “Bruciare non è economia circolare”

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UN DOSSIER TRASMESSO ALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SULLE ATTIVITÀ ILLECITE CONNESSE AL CICLO DEI RIFIUTI SOLLEVA CRITICITÀ AMBIENTALI, SANITARIE E NORMATIVE LEGATE AL CO-INCENERIMENTO DEI RIFIUTI NEI CEMENTIFICI. COMITATI CIVICI E ASSOCIAZIONI CHIEDONO VERIFICHE SULLE AUTORIZZAZIONI, SULLE INOLTRE, EMISSIONI E SULLE CONSEGUENZE PER IL RICICLO DELLA PLASTICA E IL CLIMA.

Il dossier trasmesso alla Commissione parlamentare

La Provincia di Lecce e i Comuni di Melpignano e Monselice (Padova) hanno trasmesso alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti il dossier “Impiego di rifiuti e materiali derivati nella produzione del cemento: criticità ambientali, regolamentari e sanitarie”.

Il documento è stato predisposto dal Comitato popolare “Lasciateci respirare”, dal Comitato di cittadini “E Noi?”, da NOCSS Gubbio, dal Coordinamento Civico Ambiente e Salute e da ISDE Italia – Medici per l’Ambiente. L’obiettivo è richiamare l’attenzione delle istituzioni competenti sulla pratica del co-incenerimento, ritenuta in contrasto con gli obiettivi europei di economia circolare.

Il decreto Ambiente-Bis e le procedure autorizzative

Il tema è di stretta attualità: il 2 ottobre, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto-legge Ambiente-Bis, che, secondo quanto riportato dai promotori del dossier, esclude il co-incenerimento dei rifiuti CSS nei cementifici e dalla Valutazione di Impatto Ambientale, semplificando le procedure autorizzative.

I comitati esprimono preoccupazione per una misura che, a loro giudizio, contrasta con il principio di precauzione. Le autorizzazioni, secondo quanto dichiarato in relazione al provvedimento, non potrebbero più essere bloccate se non per l’inidoneità tecnica del progetto, limitando così la possibilità di intervento delle istituzioni locali, dei comitati cittadini e delle imprese.

La riduzione dei vincoli autorizzativi che favoriscono l’integrazione tra industria dei rifiuti e industria del cemento solleva interrogativi sulle possibili conseguenze per la salute pubblica, il mercato della plastica e il riscaldamento globale.

I rischi ambientali e sanitari del co-incenerimento

Un contributo rilevante al dossier è quello del dottor Agostino Di Ciaula, presidente del Comitato scientifico di ISDE Italia, che approfondisce gli effetti ambientali e sanitari della produzione di cemento e della sostituzione dei combustibili fossili con combustibili solidi secondari (CSS) derivati dai rifiuti.

La questione assume particolare rilievo per la presenza di numerosi cementifici in centri urbani o in aree densamente popolate, dove le emissioni possono rappresentare un elemento di preoccupazione per la salute delle comunità.

Le conseguenze sul riciclo della plastica

Il dossier segnala anche possibili effetti distorsivi sul mercato del riciclo. Secondo i promotori, riciclare la plastica è diventato meno conveniente e diversi impianti sono stati fermati, mentre si tende a privilegiare l’incenerimento.

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In base al Rapporto Corepla 2025, circa 350.000 tonnellate di plastica all’anno, provenienti dalla raccolta differenziata, vengono già inviate ai cementifici per essere incenerite, con un costo di circa 250 euro per tonnellata sostenuto dai cittadini.

I promotori considerano contraddittorio chiedere alle persone di impegnarsi sempre più nella raccolta differenziata e, contemporaneamente, favorire il co-incenerimento dei rifiuti che potrebbero essere destinati al recupero dei materiali.

Emissioni di CO₂ e normativa europea

Un ulteriore aspetto riguarda gli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Secondo il dossier, il co-incenerimento nei cementifici rischia di compromettere l’efficacia del sistema europeo ETS, che promuove la riduzione delle emissioni.

Bruciare plastica come combustibile comporta infatti emissioni di CO₂ e la necessità di sostituire con nuova materia quella distrutta, in contrasto con il passaggio da un’economia lineare a un modello circolare.

Il documento solleva inoltre dubbi sulla possibile presenza di contaminanti nel cemento e sulla conformità al regolamento europeo REACH, relativo alla valutazione dei rischi delle sostanze chimiche.

Controlli, autorizzazioni e casi studio

Il dossier individua diversi aspetti che, secondo i promotori, meritano verifiche rispetto alla normativa nazionale ed europea: gestione e tracciabilità dei rifiuti utilizzati nei cementifici, pianificazione dei rifiuti speciali, procedure autorizzative e Valutazioni di Impatto Ambientale, controlli sui materiali impiegati e sulle emissioni, nonché corretto utilizzo dei materiali classificati come End of Waste.

Il documento approfondisce inoltre tre casi studio relativi a Galatina, Gubbio e Monselice. Due riguardano direttamente i territori delle istituzioni che hanno disposto la trasmissione del dossier: Galatina, in provincia di Lecce, e Monselice.

Un primo passo verso ulteriori verifiche istituzionali

La trasmissione alla Commissione parlamentare rappresenta, secondo i promotori, un primo passo istituzionale per portare all’attenzione pubblica le criticità del co-incenerimento nei cementifici e le possibili violazioni della normativa europea.

L’iniziativa punta a favorire ulteriori approfondimenti nelle sedi competenti, anche a livello dell’Unione Europea, affinché la gestione dei rifiuti sia coerente con gli obiettivi di tutela della salute, protezione ambientale e sviluppo dell’economia circolare.

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