mercoledì, Luglio 1, 2026

Marevivo: il riscaldamento del Mediterraneo mette a rischio i coralli, i risultati del progetto MedCoral Guardians

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LA CRESCITA DELLE TEMPERATURE DEL MARE MEDITERRANEO STA METTENDO SOTTO PRESSIONE LA CLADOCORA CAESPITOSA, UNO DEI CORALLI PIÙ IMPORTANTI PER LA BIODIVERSITÀ MARINA. A CONFERMARLO SONO I RISULTATI DEL PROGETTO MEDCORAL GUARDIANS, PROMOSSO DA MAREVIVO IN COLLABORAZIONE CON ISTITUZIONI SCIENTIFICHE E AREE MARINE PROTETTE

Temperature del mare sempre più alte: i coralli del Mediterraneo sono a rischio

L’aumento delle temperature marine continua a produrre effetti sempre più evidenti sugli ecosistemi del Mediterraneo. Tra le specie maggiormente colpite c’è la Cladocora caespitosa, un corallo endemico che svolge un ruolo fondamentale per l’equilibrio dell’ambiente marino.

A evidenziarlo sono i risultati di MedCoral Guardians, il primo progetto dedicato alla tutela dei coralli del Mediterraneo, realizzato dalla Fondazione Marevivo nelle Aree Marine Protette di Ustica, Tavolara-Punta Coda Cavallo e Punta Campanella con il sostegno della The Nando and Elsa Peretti Foundation.

Negli ultimi anni il Mediterraneo ha registrato valori termici senza precedenti. Nel giugno 2025, infatti, la temperatura superficiale media del mare ha raggiunto quasi i 24 gradi, un dato che conferma l’impatto crescente della crisi climatica sugli habitat marini.

MedCoral Guardians documenta gli effetti dello stress termico

Nel corso dei due anni di attività, il progetto ha monitorato gli effetti delle ondate di calore sulla Cladocora, osservando come il fenomeno dello sbiancamento possa compromettere la sopravvivenza di intere colonie.

Secondo gli studiosi, la perdita di questo corallo rappresenterebbe un danno significativo per la biodiversità del Mediterraneo. La Cladocora, infatti, offre rifugio e nutrimento a numerose specie marine ed è considerata anche un importante indicatore dello stato di salute delle acque.

Proprio sull’importanza del progetto è intervenuta Raffaella Giugni, segretario generale Marevivo.

«A livello globale stiamo assistendo a una regressione di circa il 50% delle barriere coralline: un segnale d’allarme che non possiamo permetterci di ignorare – afferma Giugni -. Se dei coralli tropicali si parla spesso, così non è per i coralli del Mediterraneo sui quali abbiamo voluto accendere i riflettori con MedCoral Guardians. Questo progetto si basa su tre pilastri fondamentali: monitoraggio, restauro, sensibilizzazione ed educazione. Proteggere la Cladocora significa salvaguardare la biodiversità del Mediterraneo e contribuire alla conservazione di un patrimonio naturale essenziale per il benessere delle generazioni presenti e future».

Oltre 6mila metri quadrati di fondale monitorati

Le attività svolte hanno prodotto numeri significativi. I ricercatori hanno mappato oltre 6mila metri quadrati di fondale tra Ustica e Tavolara, raccolto più di duecento osservazioni scientifiche e coinvolto circa ot studenti in iniziative di educazione ambientale.

Al progetto hanno inoltre partecipato diciassette centri diving e migliaia di subacquei impegnati nelle attività di monitoraggio e citizen science, contribuendo alla raccolta di dati utili per la conservazione della specie.

Il restauro dei coralli offre risultati incoraggianti

I dati raccolti hanno permesso di sviluppare interventi di restauro seguendo i protocolli dellUniversità Politecnica delle Marche.

La tecnica multispecie, sperimentata per la prima volta nell’ambito del progetto, ha mostrato i risultati migliori. Dopo dodici mesi il tasso complessivo di sopravvivenza è stato del 40%, mentre gli esemplari sopravvissuti risultavano associati a coralli e macroalghe trapiantati insieme.

Secondo i ricercatori, la presenza delle macroalghe crea un effetto protettivo che riduce l’esposizione diretta alla radiazione solare e limita lo stress termico.

Il professor Roberto Danovaro, biologo dell’Università Politecnica delle Marche, sottolinea il valore di questo lavoro.

 «Il restauro della madrepora cuscino, specie endemica e minacciata, rappresenta un passo concreto verso il recupero degli habitat costieri e ha un forte valore simbolico: dimostra che possiamo rimediare ai danni prodotti da decenni di attività sconsiderate nel Mediterraneo. MedCoral Guardians ha unito la ricerca scientifica e il lavoro di coordinamento e sensibilizzazione di Marevivo per portare avanti questa missione e vincere la sfida», chiarisce Danovaro.

Sempre nell’ambito della ricerca, l’Università Politecnica delle Marche ha allevato con successo duecento frammenti di corallo, registrando il 100% di sopravvivenza e una crescita costante degli esemplari.

A Ustica boe di ormeggio per proteggere il fondale

Tra le iniziative realizzate nell’Area Marina Protetta di Ustica figurano anche due percorsi subacquei dedicati alla conoscenza della Cladocora e l’installazione di cinque boe di ormeggio riservate ai diving, grazie al supporto di Caronte S.p.A.

L’intervento ha consentito di evitare, in una sola stagione, oltre 6mila ancoraggi che avrebbero potuto arrecare danni agli habitat marini.

Il direttore dell’Area Marina Protetta di Ustica, Davide Bruno, evidenzia il valore di questo modello.

«Nel 2026, anno in cui si celebra il quarantesimo anniversario dell’Area Marina Protetta di Ustica – precisa Bruno – l’AMP continua a essere un laboratorio di conservazione e innovazione, capace di mettere in rete ricerca scientifica, enti pubblici, associazioni, operatori del territorio e cittadini. MedCoral Guardians dimostra come la tutela del mare possa generare conoscenza e coinvolgimento, trasformando la comunità locale e i visitatori in protagonisti della conservazione. Celebrare quarant’anni di tutela significa anche investire nel futuro, promuovendo progetti che avvicinino sempre più persone alla conoscenza e alla salvaguardia del mare».

Marevivo, la collaborazione tra ricerca e territorio

Il progetto ha coinvolto un ampio partenariato scientifico composto dall’Università Politecnica delle Marche, dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn, dalla Rutgers University e dal Dipartimento di Biologia dell’Università Federico II di Napoli.

Per Fiorella Prada, consulente scientifica del progetto per Rutgers University, il percorso rappresenta una base importante per le future attività di conservazione.

«MedCoral Guardians rappresenta l’evoluzione di un’idea che ha progressivamente consolidato una solida dimensione scientifica e operativa – afferma Prada -. Integrando lo studio dello stato di salute di Cladocora, protocolli standardizzati di monitoraggio e restauro e iniziative di educazione ambientale, il progetto rafforza il dialogo tra ricerca e comunità. Inoltre, pone le basi per nuove collaborazioni e segna l’avvio di un percorso strutturato di cooperazione nella conservazione marina».

Anche Giacomo Milisenda, ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn, sottolinea il contributo scientifico dell’iniziativa.

«MedCoral Guardians ha offerto l’opportunità di studiare e approfondire le condizioni ambientali che sostengono Cladocora caespitosa, aiutandoci a capire come salvaguardare questo singolare costruttore di reef del Mediterraneo».

L’obiettivo è estendere il progetto ad altre aree marine protette

Tra i partner figura anche la The Nando and Elsa Peretti Foundation, che ha sostenuto il progetto fin dalla sua realizzazione.

Stefano Palumbo, membro del Board della Fondazione, ha ricordato il legame tra Elsa Peretti e il mare.

«Il mare ha accompagnato Elsa Peretti per tutta la vita, come fonte di ispirazione artistica e come responsabilità verso la natura – ha detto Palunbo -. Il corallo, che per molti anni è stato al centro delle sue creazioni, divenne anche il simbolo della sua crescente consapevolezza della fragilità degli ecosistemi marini. Quando comprese quanto questi habitat fossero vulnerabili, Elsa scelse di sostenere la loro protezione piuttosto che il loro utilizzo. La Fondazione Nando ed Elsa Peretti continua oggi questo impegno, sostenendo progetti che uniscono ricerca scientifica, conservazione e sensibilizzazione. MedCoral Guardians rappresenta un esempio concreto di come sia possibile trasformare la conoscenza in azione per salvaguardare il patrimonio naturale del Mediterraneo e trasmetterlo alle generazioni future».

Alla luce dei risultati raggiunti, l’Associazione Marevivo punta ora ad ampliare il progetto coinvolgendo altre Aree Marine Protette del Mediterraneo. L’obiettivo è diffondere protocolli condivisi per il monitoraggio, il restauro ecologico e la tutela dei coralli, rafforzando il ruolo delle aree protette nella conservazione della biodiversità marina.

Marevivo, studio free sui coralli (Foto di joakant da Pixabay)
Marevivo, studio free sui coralli (Foto di Joakant da Pixabay)

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