giovedì, Aprile 30, 2026

Referendum: le ragioni del NO. Bonanni incontra F. M. Gallo

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IL REFERENDUM DEL 22 E 23 MARZO DECIDERÀ SE LA RIFORMA COSTITUZIONALE PROMOSSA DAL GOVERNO MELONI ENTRERÀ IN VIGORE

Come ormai sanno i nostri lettori, Il Giornale dell’Ambiente non è un portale politicizzato. La testata privilegia deontologia, etica e qualità dell’informazione ambientale, mantenendosi scevra da ogni orientamento politico.

Diverso è, come nel caso attuale, se il Giornale esprime la propria posizione sul referendum costituzionale.

Infatti, le ragioni del NO al referendum – come andremo a spiegare – non sono politiche ma di merito, e riguardano la sostanza della proposta e le sue possibili ricadute.

L’editore del Giornale dell’Ambiente, avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha incontrato il dottFabio Massimo Gallo, magistrato in quiescenza, già presidente F.F. della Corte di Appello di Roma e componente eletto del CSM nel quadriennio 1998-2002, per spiegare le ragioni del NO!

 «La magistratura deve restare indipendente, presidio essenziale dello stato di diritto e garanzia per tutti i cittadini. La proposta di separazione delle carriere dei magistrati, così come prospettata nel referendum, rischia di compromettere l’equilibrio del sistema giudiziario. È necessario invece rafforzare l’autonomia e l’imparzialità della giurisdizione, non introdurre riforme che possano indebolire le tutele dei diritti», afferma Bonanni.

A sinistra l’avv. Ezio Bonanni, a fianco l’ex CSM dott. Fabio Massimo Gallo

 Perché voto NO: considerazioni di carattere tecnico

«La mia opinione – chiarisce subito Fabio Massimo Gallo – non deriva da una posizione politica ma si basa unicamente su considerazioni di carattere tecnico, condivisibili o non che siano».

E precisa ancora che “pur avendo riscontrato più volte errori anche gravi da parte dei giudici, mi pare che gli errori e i difetti siano in realtà assai meno di quello che si vuol far credere”. E sottolinea che “nessuno dei difetti verrà emendato dalla riforma”.

Il cuore della riforma è senza dubbio la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti, con conseguente sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura, prosegue il magistrato.

In Italia la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri non esiste formalmente, perché entrambi appartengono allo stesso ordine della magistratura. Tuttavia, già con la riforma dell’ordinamento giudiziario del 2006 e poi con la riforma Cartabia del 2022, il passaggio tra funzioni è stato progressivamente limitato fino a diventare possibile una sola volta nella carriera e solo nei primi anni di servizio. 

Il cuore – occulto – del referendum

Il cuore del referendum – per quanti non hanno ancora potuto approfondirne la conoscenza – riguarda la nomina di un organo di rilievo costituzionale: il Consiglio Superiore della Magistratura. La proposta introduce il sistema del sorteggio per la scelta dei suoi componenti, un meccanismo che non trova precedenti in nessuna delle democrazie occidentali.

Secondo il dott. Gallo, il sistema del sorteggio rappresenta oggettivamente un’autentica offesa all’intero ordine giudiziario perché “ai magistrati viene detto, in sostanza, che non sono degni di scegliere i loro rappresentanti in seno al CSM, organo di governo autonomo (non di autogoverno, perché non è formato di soli magistrati)”.

Secondo numerosi osservatori, una simile soluzione andrebbe a modificare in modo forzato l’equilibrio previsto dalla Costituzione. Il rischio segnalato è quello di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, incidendo direttamente sul ruolo e sulle garanzie dell’organo di autogoverno della magistratura.

Eppure questo aspetto resta spesso ai margini del dibattito pubblico. L’attenzione politica e mediatica si concentra soprattutto sulla dimensione propagandistica della cosiddetta “separazione delle carriere”, mentre il nodo del sorteggio nel Consiglio Superiore della Magistratura rimane sostanzialmente fuori dal confronto.

Tornando al dott. Massimo Fabio gallo, ospite dell’avv. Ezio Bonanni, per smontare il temuto allineamento di pensiero tra magistrati inquirenti, cioè i PM e magistrati giudicanti, Gallo riporta come esempio l’assoluzione – ineccepibile – del ministro Matteo Salvini per la vicenda Open Arms.

Un corpus autonomo di pubblici ministeri – commenta il magistrato – con un proprio Consiglio Superiore della Magistratura, formato quanto a togati da soli Pubblici Ministeri, “rischia di essere più pericoloso perché autoreferenziale e aggressivo, e privo di quell’arricchimento professionale che l’interscambio di esperienze comporta”.

 Separazione carriere: primo passo assoggettamento della magistratura inquirente al ministro della Giustizia

Per questo motivo – continua – la separazione è “solo il primo passo verso qualche forma di assoggettamento della magistratura inquirente al ministro della Giustizia, ad esempio richiedendosi l’autorizzazione ministeriale per procedere per determinati reati”.

Il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani – chiarisce Gallo – ha già ipotizzato la sottrazione della Polizia Giudiziaria dalle dipendenze dirette del PM. “Ciò porterebbe ad avere un PM superpoliziotto, privato però della possibilità di disporre indagini senza il benevolo contributo del ministro dell’Interno”.

L’ordine della magistratura è depositario del terzo potere dello Stato: il potere giudiziario, accanto e non alle dipendenze degli altri poteri costituzionali (legislativo ed esecutivo).

Proprio per questo motivo i Padri Costituenti hanno ritenuto necessario istituire un organo di governo autonomo, il CSM, su base elettiva da parte della magistratura nella sua interezza.

Gallo, inoltre, smonta – sulla base di dati provenienti dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea   la convinzione errata secondo la quale la lentezza della giustizia in Italia dipende prevalentemente dalla scarsa operosità dei magistrati, determinata, invece, soprattutto dai carichi di lavoro e dalla carenza di strutture.

Infatti, il 22 gennaio 2025, intervenendo in aula, la senatrice avv. Giulia Bongiorno – esponente della maggioranza di governo favorevole al Sì –   ha osservato: “Scusate, ma chi è che ha detto che questa riforma deve incidere sui tempi e sull’efficienza della giustizia? Un ignorante può pensare una cosa del genere”.

Concludendo

Per terminare, il dott. Fabio Massimo Gallo evidenzia che “dati ufficiali dimostrano che nei Paesi ove vige la separazione delle carriere il tasso di errore è in realtà superiore al nostro”.

E conclude affermando che “la magistratura italiana, tra tutti i Paesi occidentali, è quella che ha lasciato sul campo il più elevato numero di caduti, tra giudici e PM. È la stessa che ha retto, affiancata dalle Forze dell’Ordine e sostenuta da tutta la società civile, alle spallate eversive di destra e di sinistra, ed ha inferto colpi devastanti ancorché non decisivi alla criminalità comune ed organizzata”.

Qui di seguito il testo integrale: Le ragioni del No di Fabio Massimo Gallo

Numero verde ONA

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