venerdì, Maggio 1, 2026

La verità sul lupo: “è cattivo solo nelle favole”

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NEGLI ULTIMI DUE ANNI IL LUPO È STATO OGGETTO DI ATTACCHI MEDIATICI BASATI SU ATTEGGIAMENTI ANTISCIENTIFICI, ALLARMISMI E STRUMENTALIZZAZIONI DI SINGOLI EPISODI DI CRONACA

Realtà del lupo, confusa dai media tradizionali con le favole

Spesso a detrimento delle verità sostanziali e dell’informazione verificata, assistiamo a racconti sul lupo del tutto fuorvianti. Proprio sulla questione, attualmente, il declassamento del lupo è in discussione al Parlamento italiano.

Sul tema, tredici associazioni animaliste stanno sollevando l’attenzione mediante una lettera da inviare agli organi di stampa. È stato necessario mezzo secolo di tutela continuativa, perché il lupo italiano – Canis lupus italicus – sfuggisse al rischio d’estinzione.

Ma è bastato un solo atto europeo, per fargli perdere il diritto alla “protezione rigorosa” che l’ha fatto sopravvivere. 

Il “declassamento” del lupo

Declassato in Europa a specie potenzialmente cacciabile, il lupo italiano torna a essere a rischio. 

Risale al recente 2025, il Ricorso di Associazioni alla Corte Europea di Giustizia per l’annullamento del declassamento del lupo deciso dall’UE.

Proprio nel giugno del 2025, il lupo è stato “declassato” con atto europeo di modifica della Direttiva UE Habitat

Tuttavia, i singoli Stati dell’UE possono decidere se trasporre il declassamento in legge nazionale. Oppure mantenere il lupo rigorosamente protetto sul loro territorio nazionale. 

Il declassamento europeo, è l’ultimo atto di una battaglia asimmetrica. 

Un triste momento per il lupo italiano  e per l’Italia che figura primo Stato a proteggerlo in Europa. Ancor prima delle norme europee, quando solo pochi esemplari erano sopravvissuti allo sterminio della caccia negli anni ‘70.

La rivista Science, ha recentemente pubblicato una lettera in cui gli scienziati spiegano come il declassamento del Canis lupus in Europa, non abbia alcun fondamento scientifico. 

I Ricorsi alla Corte Europea di Giustizia

Inoltre, al momento  due importanti ricorsi (del 2025 e del 2024)   presentati alla Corte Europea di Giustizia, (Causa T-563/25; Causa T-634/24), presentati  da più associazioni, stanno richiedendo l’annullamento del declassamento sul lupo a livello europeo.

Al riguardo:

Tuttavia gli Stati membri dell’UE, hanno 18 mesi di tempo da quella data per tradurre questa modifica in legislazione nazionale.

 Ma il recepimento non è obbligatorio. Infatti, gli Stati UE possono mantenere la protezione “rigorosa”. 

Invece, diversi Stati dell’UE, hanno già annunciato il mantenimento del divieto di uccisione del lupo.

  • Atto di modifica allo status di protezione del lupo in Italia, compreso nel Ddl n. 1737:
  • Legge di delegazione europea 2025 (già approvato dalla Camera dei Deputati) voto finale attualmente calendarizzato al Senato nei giorni 10-12 marzo 2026.

Se accolti, potrebbero ribaltare la decisione dell’UE e ristabilire la protezione rigorosa.  

Il recente attacco mediatico

Negli ultimi due anni, il lupo (Canis lupus), è stato oggetto di attacchi mediatici basati su atteggiamenti antiscientifici, allarmismi e strumentalizzazioni di singoli episodi di cronaca.

Ne sono stati protagonisti alcuni segmenti del mondo degli agricoltori, sostenuti da una significativa parte della galassia venatoria.

Ne è scaturita una narrazione distopica che ha finito per contraddire le normative europee di protezione delle specie selvatiche.

Le conoscenze scientifiche, la stessa etologia della specie, spesso facendo riferimento a singoli episodi, distorti e amplificati dai social media. 

Oggi purtroppo anche i media tradizionali in Italia stanno raccontando la realtà del lupo confusa con la favola

Ciò a detrimento della verità sostanziale dei fatti e dell’informazione verificata.  

È quindi tempo di fare chiarezza, di restituire al lupo la sua dignità e di riconoscere il suo ruolo fondamentale di ingegnere ecosistemico.

Poiché la sua stessa presenza è di interesse collettivo per il corretto funzionamento degli equilibri naturali. 

La tutela del Canis lupus italicus – sottospecie geneticamente unica del Canis lupus – era stata una grande vittoria della conservazione Made in Italy – che andava rivendicata come patrimonio nazionale. 

Invece, assistiamo proprio allo smantellamento degli sforzi fatti e dei traguardi raggiunti in 50 anni di impegno. Periodi in cui si è sperato che i media dedicassero attenzione alla promozione della conoscenza e del rispetto delle specie selvatiche. Accanto allo stesso ruolo negli ecosistemi. Sia prima che dopo la modifica della legge. 

Al contrario, abbiamo assistito alla riproposizione della favola distorta del “lupo cattivo”, basata su pregiudizi e ignoranza. 

Riepilogo sintetico e conclusione su fatti

Si riportano in riepilogo alcune rilevanti informazioni:

  • statisticamente le predazioni del lupo sulla popolazione ovo-caprina europea, rappresentano soltanto lo 0,07% delle cause di mortalità.

In Europa ci sono nove sottopopolazioni di lupo e due sottospecie genetiche.

 I dati sul loro monitoraggio sono scarsi e non comparabili tra loro perché le metodologie usate sono diverse. 

  • Mortalità lupi nel periodo 2019-2023; secondo fonti ufficiali,  in Italia nel sono stati rinvenuti 1.639 lupi morti con una media annuale pari a 327,8 animali con un trend in crescita. 

Le cause della mortalità sono plurime, tali numeri hanno un’incidenza diretta sul rischio della conservazione della specie;

  • i sistemi di prevenzione alla predazione dei lupi in Europa; funzionano e sono sussidiati in Europa con decine di milioni di euro l’anno, con fondi UE come parte della politica di “coesistenza”.

Un esempio tra molti: Regione Piemonte, secondo semestre 2025, dotazione finanziaria +500mila euro;

  • il lupo come bio-regolatore naturale del suo habitat; preda proprio animali come i cinghiali, uccisi spesso dai cacciatori non favorendo un impatto di gestione a medio termine sul loro tasso riproduzione. 

Inoltre, il tasso di crescita delle popolazioni di lupi non aumenta all’infinito. Anzi, laddove siamo vicini a raggiungere la densità ottimale il tasso riproduttivo si avvicina allo zero

Questo equilibrio fragile, è oltretutto oggi fortemente compromesso dall’intensità delle attività umane, che esercitano una pressione crescente sulla natura e sui suoi protagonisti animali.

I mammiferi selvatici, inclusi tutti i grandi animali terrestri e marini (balene, elefanti, leoni, lupi ecc.), rappresentano solo una piccolissima frazione (circa il 4%) della biomassa totale dei mammiferi sul pianeta. 

 Circa il 96% della biomassa di tutti i mammiferi esistenti (su circa settemila specie) è costituito da esseri umani (34%) e animali domestici allevati per cibo o altre necessità umane (62%). 

Se non basta questa consapevolezza a far scattare il senso di una responsabilità collettiva e reciproca, allora non c’è più niente da salvare.

Il lupo, come l’uomo, fa parte della biosfera, un sistema di vita interconnesso e dipendente dalle risorse naturali. 

In rappresentanza delle 13 Associazioni sottoscriventi:

Piero Belletti, Federazione Nazionale Pro Natura;

Gaia Angelini, Green Impact; gaia.angelini@greenimpact.it   

Francesco Romito, Io non ho paura del lupo; francesco@iononhopauradellupo.it 

Fonti:  

La mortalità del lupo (Canis lupus) in Italia nel periodo 2019–2023,

La popolazione di lupo nelle regioni alpine italiane 2023–2024.

Le Arche della Biodiversità

Anthropogenic causes are an important driver of wolf mortality in human-dominated landscapes.

UE LIFE WOLVES ALPS, Belletti, P. (n.d.).

Il lupo: sfatiamo i falsi miti. Tavolo Animali & Ambiente

Restore strict protection for wolves in Europe

Estimating the effective size of European wolf populations. Evolutionary Applications

Plan to allow wolf hunting in Europe to spare livestock could backfire, some scientists say.

L’importanza dei dati di base per la quantificazione e il monitoraggio della biodiversità 

Wolf attacks on humans: An update for 2002–2020 (NINA Report 1944). Norwegian Institute for Nature Research

Numero verde ONA

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