LA “FORMULA E” È IL PRIMO SPORT AUTOMOBILISTICO AL MONDO A OTTENERE LA CERTIFICAZIONE B CORP. L’ANNUNCIO È ARRIVATO IL 21 GENNAIO 2026 DA DAVOS, DURANTE IL WORLD ECONOMIC FORUM, UN RISULTATO STORICO CHE SEGNA UN CAMBIO DI PARADIGMA PER L’INDUSTRIA SPORTIVA GLOBALE. PER LA PRIMA VOLTA, PRESTAZIONE, SPETTACOLO E IMPATTO SOCIALE E AMBIENTALE ENTRANO NELLO STESSO PERIMETRO DI RESPONSABILITÀ
Formula E, uno sport che cambia le regole del gioco
Il riconoscimento ottenuto dalla Formula E non è soltanto un primato simbolico. È un passaggio strutturale che ridefinisce il ruolo dello sport nell’epoca della crisi climatica e della trasformazione economica.
Con la Certificazione B Corp, Formula E diventa il primo campionato sportivo al mondo a essere valutato e riconosciuto secondo standard di governance, impatto ambientale, responsabilità sociale e trasparenza.
In un settore che per decenni ha misurato il successo quasi esclusivamente in termini di audience, sponsor e performance, questo risultato introduce una nuova domanda di fondo.
Che cosa significa oggi essere uno sport globale, in un mondo segnato da limiti ambientali sempre più evidenti e da una crescente richiesta di responsabilità da parte delle istituzioni, dei cittadini e degli stessi tifosi?

La Certificazione B Corp: cos’è e come funziona
La Certificazione B Corp è un processo rigoroso, gestito da B Lab, che valuta in modo indipendente l’impatto complessivo di un’organizzazione. Vengono analizzati oltre duecento indicatori che riguardano l’impatto ambientale, le condizioni di lavoro, il rapporto con le comunità, la governance aziendale e la trasparenza delle decisioni.
Diventare B Corp significa accettare che il profitto non sia l’unico criterio di successo, ma che venga affiancato da obiettivi sociali e ambientali misurabili. Le aziende certificate sono sottoposte a verifiche periodiche e devono dimostrare un miglioramento continuo delle proprie performance di sostenibilità.
Per Formula E, questo riconoscimento arriva al termine di un percorso iniziato ben prima che la sostenibilità diventasse un tema centrale nel dibattito sportivo. La serie nasce infatti con la missione dichiarata di utilizzare le corse come strumento per accelerare l’adozione della mobilità elettrica e contribuire alla transizione energetica.
Formula E, un laboratorio a cielo aperto
Le gare si svolgono nel cuore delle città, non su circuiti isolati, proprio per avvicinare il pubblico urbano alle tecnologie elettriche e al tema della mobilità sostenibile. L’idea di fondo è che l’innovazione non debba restare confinata ai laboratori o alle piste, ma diventare parte del tessuto quotidiano delle metropoli.
Nel corso degli anni, il campionato è diventato un vero e proprio banco di prova per l’industria automobilistica. Le soluzioni sviluppate in pista, dai sistemi di recupero dell’energia alle batterie ad alte prestazioni, trovano applicazione diretta nei veicoli di serie. In questo senso, Formula E opera come cerniera tra ricerca, industria e mercato.
La Certificazione B Corp riconosce questa funzione sistemica. Non valuta soltanto l’impatto delle gare, ma l’intero ecosistema costruito attorno al campionato, dai team ai partner tecnologici, dalle città ospitanti alle comunità locali coinvolte.
La GEN4 e l’ingegneria del futuro
L’annuncio della certificazione è arrivato a ridosso del lancio globale della GEN4, la nuova monoposto che debutterà dalla prossima stagione. Si tratta dell’auto più avanzata nella storia della serie, completamente elettrica, progettata per essere riciclabile al 100 per cento e realizzata con una quota significativa di materiali riciclati.
Con una velocità massima di circa 200 miglia orarie, la GEN4 sfida uno dei luoghi comuni più radicati. Quello secondo cui sostenibilità e prestazioni sarebbero in contraddizione.
Formula E dimostra che l’ingegneria sostenibile può spingersi ai massimi livelli senza rinunciare alla competitività. Come ha sottolineato il CEO Jeff Dodds, la sostenibilità non è vista come un esercizio teorico o come una casella da spuntare nei bilanci di sostenibilità. È qualcosa che prende forma a 200 miglia orarie, in curva, nel cuore delle città.
Formula E: eventi sportivi e impatto globale
Uno degli elementi che ha inciso maggiormente sull’ottenimento della certificazione B Corp riguarda la gestione degli eventi. Le gare di Formula E sono progettate per ridurre al minimo l’impatto ambientale, attraverso l’uso di energia rinnovabile, la gestione avanzata dei rifiuti e strategie di logistica più efficienti.
Ma l’impatto non si ferma alla dimensione ambientale. In ogni città ospitante, Formula E attiva programmi di coinvolgimento delle comunità locali, con iniziative educative, progetti sociali e collaborazioni con realtà del territorio. Lo sport diventa così un catalizzatore di attenzione e risorse, capace di lasciare un’eredità che va oltre il weekend di gara.
Questo approccio risponde a una delle domande chiave poste dal movimento B Corp. Qual è il valore che un’organizzazione restituisce alla società in cui opera? Nel caso di Formula E, la risposta passa dalla combinazione di spettacolo, innovazione tecnologica e impatto sociale misurabile.
Il calendario di formula E come strumento di sostenibilità
Alla dodicesima stagione, Formula E presenta il calendario più ampio della sua storia, con 17 gare in 11 località. Le tappe sono raggruppate per continente, riducendo in modo significativo le distanze percorse da team e materiali. Si tratta di una scelta tutt’altro che scontata nel mondo dello sport globale, dove i calendari sono spesso frammentati e ad alta intensità emissiva.
Questa strategia ha contribuito a una riduzione significativa delle emissioni. Dal 2019, il campionato ha tagliato del 55 per cento le emissioni Scope 1 e 2, un risultato che pochi altri sport possono oggi rivendicare.
Formula E e il movimento B Corp
Entrando nella comunità B Corp, Formula E si affianca a marchi globali come Patagonia, Ben & Jerry’s e Allbirds. Realtà diverse per settore e dimensioni, ma accomunate dall’idea che il business possa e debba generare un impatto positivo.
Per Chris Turner, CEO di B Lab UK, l’ingresso di Formula E rappresenta un segnale forte per l’intera industria sportiva. Dimostra che anche settori tradizionalmente energivori e orientati allo spettacolo possono adottare modelli di responsabilità avanzata, senza perdere attrattività.
La certificazione B Corp, in questo senso, non è un punto di arrivo. È un impegno pubblico a mantenere e migliorare nel tempo standard elevati, accettando il confronto con metriche indipendenti e verificabili.
Il fatto che la certificazione B Corp arrivi in un momento storico segnato da crisi climatiche sempre più evidenti rafforza il suo valore. Lo sport, con la sua capacità di parlare a milioni di persone, diventa un terreno strategico per diffondere una cultura del limite, dell’innovazione responsabile e della cooperazione.
La domanda che resta aperta riguarda il futuro. Se un campionato motoristico può ridefinire le proprie regole integrando impatto ambientale, sociale ed economico, quali margini di trasformazione esistono per il resto dello sport globale?






