sabato, Maggio 2, 2026

Referendum giustizia e reati ambientali

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IL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA, DEL 22 E 23 MARZO, ACCENDE IL CONFRONTO ANCHE SUI REATI AMBIENTALI. IL VOTO PUÒ INFLUIRE SULLA TUTELA DI AMBIENTE E SALUTE PUBBLICA

Referendum sulla giustizia: cosa cambia per i reati ambientali

Il 22 e 23 marzo i cittadini saranno chiamati a votare il referendum confermativo sulla riforma della giustizia. Il voto rappresenta un passaggio delicato per il sistema giudiziario italiano.

Molti osservatori si chiedono quali effetti potrà avere sulla tutela dell’ambiente e sulla salute pubblica.

Domenica e lunedì gli elettori potranno esprimere la propria scelta sulla riforma. Il dibattito resta acceso, soprattutto sulle possibili conseguenze per i reati ambientali. La questione coinvolge direttamente la sicurezza dei territori e la qualità della vita dei cittadini.

 Il nodo della tutela ambientale

Una delle principali domande riguarda il futuro delle indagini sui reati ambientali. In gioco c’è la capacità dello Stato di contrastare fenomeni come inquinamento, sfruttamento intensivo e danni agli ecosistemi.

La redazione di Green Planner ha raccolto due opinioni opposte. Da una parte interviene Flavio Cusani, magistrato con esperienza come pubblico ministero e giudice per le indagini preliminari. Dall’altra parte si esprime Eugenio Piccolo, avvocato dello studio legale omonimo di Varese.

Il rischio di un pubblico ministero meno indipendente

«Sarà molto più difficile trovare pubblici ministeri disposti a lottare contro la criminalità ambientale – afferma Cusani -, che è quasi sempre facente capo a potenti e temibili gruppi imprenditoriali, se non proprio a imprese mafiose».

Secondo Flavio Cusani, il pubblico ministero ha sempre operato a stretto contatto con i problemi dei cittadini. In particolare, ha affrontato situazioni legate al degrado ambientale e alla tutela della salute.

Cusani spiega che il pubblico ministero nasce all’interno della cultura della giurisdizione. Questa formazione garantisce equilibrio e indipendenza nell’azione giudiziaria. Tuttavia, la riforma potrebbe modificare questo assetto.

Con la separazione dalle funzioni giudicanti, il pubblico ministero seguirebbe un percorso autonomo. Verrebbe selezionato con un concorso distinto e formato in scuole dedicate esclusivamente all’attività investigativa. Secondo Cusani, questa trasformazione rischia di avvicinare il ruolo del PM a quello di un “superpoliziotto”.

 Componenti politici del CSM scelti dalle maggioranze al governo

Non solo, continua: il PM: «sarà condizionato, come tutte le forze dell’ordine, dall’autorità governativa e non più tutelato adeguatamente da un Consiglio Superiore della Magistratura: questo sarà indebolito dal sorteggio dei componenti togati, mentre i componenti politici saranno invece scelti dalle maggioranze al governo».

Il magistrato esprime anche preoccupazioni sul piano disciplinare. Il pubblico ministero potrebbe essere sottoposto al controllo del ministro della Giustizia e di un’Alta Corte disciplinare con componenti politici. Questo scenario, secondo Cusani, potrebbe influenzare la libertà d’azione nelle indagini.

In particolare, teme che i pubblici ministeri possano evitare di intervenire contro grandi interessi economici. Questo rischio sarebbe rilevante proprio nel settore ambientale, dove spesso entrano in gioco forti poteri industriali.

«Solo al coraggio dei Pm – sottolinea Cusani – si devono le grandi inchieste sulla cosiddetta criminalità d’impresa quali quelle sulla Eternit di Casale Monferrato, sull’Ilva di Taranto, sul polo petrolchimico di Augusta e Priolo nel siracusano, sulla nuova centrale a carbone Tirreno Power nel savonese. Per non parlare di quelle sulle grandi speculazioni urbanistiche ed edilizie che hanno caratterizzato, anche di recente, quasi tutte le grandi città italiane».

 Fondamentale il ruolo di una magistratura inquirente autonoma

Cusani ricorda inoltre il ruolo storico delle procure. In passato, molti pubblici ministeri hanno condotto indagini su farmaci e fitofarmaci pericolosi. Le loro inchieste hanno portato al divieto di sostanze dannose per la salute e l’ambiente.

Anche nel campo dell’allevamento e dell’agricoltura intensiva, la magistratura ha svolto un ruolo fondamentale. Le indagini hanno contribuito a contrastare pratiche rischiose e a migliorare le normative.

Nel corso degli anni, la magistratura inquirente ha agito con autonomia anche contro le cosiddette mafie ambientali o ecomafie.

«Tipo quella operante nella Terra dei Fuochi (sotterramento di rifiuti industriali provenienti anche dal nord Italia, smaltimento selvaggio e incenerimento indiscriminato di rifiuti speciali, da qui l’appellativo di Terra dei Fuochi) e contro investimenti e riciclaggio di denaro sporco nel settore alimentare, della grande distribuzione o dell’eolico selvaggio».

Cusani, infine, si chiede quale sarà il futuro di queste grandi inchieste dopo la riforma. Il dubbio riguarda la capacità di continuare a proteggere ambiente e salute pubblica.

Secondo l’ex magistrato, non ci saranno cambiamenti significativi. Flavio Cusani spiega che già oggi i reati definiti “codici rossi”, come la violenza intrafamiliare, assorbono gran parte del lavoro di PM e GIP.

I magistrati devono rispettare tempi rigidi imposti dalla legge, con rischio di sanzioni disciplinari. Di conseguenza, in futuro potrebbero avere meno tempo ed energie da dedicare alla tutela dell’ambiente.

 Le ragioni del SI: nessun impatto sui reati ambientali

Di diverso avviso è l’avvocato Eugenio Piccolo, sostenitore del SI al referendum. Secondo il legale, la riforma non avrà effetti sui reati ambientali né su altri tipi di reato.

Piccolo chiarisce che il referendum non modifica il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale. Questo principio resta garantito dall’articolo 112 della Costituzione. Di conseguenza, il pubblico ministero continuerà a esercitare le sue funzioni senza limitazioni.

«Ogni argomentazione e/o teoria contraria – sostiene Piccolo è meramente suggestiva e preordinatamente strumentale a ingenerare nella popolazione un ingiustificato allarmismo».

L’avvocato respinge le critiche sulla possibile riduzione dell’attività delle procure. Definisce queste tesi infondate e lesive dell’immagine delle stesse istituzioni giudiziarie.

«Così come screditante per i Magistrati – continua l’avvocato – è affermare che la costituzione di due CSM li intimiderebbe, limitandone l’attività di indagine ovvero nella fase decisionale, di fronte a potenti gruppi economici esistenti anche in ambito ambientale».

  Il sistema giudiziario presenta criticità che non sono legate al referendum

Secondo Piccolo, il timore di un indebolimento delle indagini non ha basi concrete. A suo giudizio, si tratta di una narrazione che rischia di confondere il dibattito pubblico.

Il legale sottolinea inoltre un altro aspetto. Il richiamo a possibili ritardi nelle indagini viene spesso collegato al referendum. Tuttavia, questi ritardi esistono da anni e dipendono da problemi strutturali del sistema processuale.

Piccolo ritiene quindi scorretto attribuire eventuali inefficienze alla riforma. Il sistema giudiziario presenta criticità che non sono legate al referendum né ai suoi effetti.

 La crescita dei reati ambientali e le possibili soluzioni

L’avvocato evidenzia anche l’aumento dei reati ambientali negli ultimi anni. Questo fenomeno richiede strumenti adeguati e una maggiore specializzazione.

Per questo motivo, suggerisce un intervento organizzativo all’interno dei tribunali. Il Consiglio Superiore della Magistratura potrebbe promuovere la creazione di sezioni specializzate.

Queste sezioni dovrebbero occuparsi in modo specifico dei reati ambientali. La misura risponderebbe alla complessità e alla delicatezza della materia.

Secondo Piccolo, una maggiore specializzazione migliorerebbe l’efficacia delle indagini. Allo stesso tempo, garantirebbe una risposta più rapida e competente ai problemi ambientali.

 Referendum giustizia: un voto che divide

Il referendum sulla giustizia continua a dividere esperti e operatori del diritto. Le posizioni restano distanti, soprattutto sul tema della tutela ambientale.

Da un lato emergono timori legati all’indipendenza dei pubblici ministeri. Dall’altro lato si sottolinea la continuità delle garanzie costituzionali.

Il voto del 22 e 23 marzo rappresenta quindi un passaggio decisivo. I cittadini saranno chiamati a scegliere anche in base alle possibili conseguenze sulla difesa dell’ambiente e della salute collettiva.

Fonte: GreenPlanner

Numero verde ONA

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