ReNaM: 37mila casi di mesotelioma. L’impatto dell’amianto

L’VIII Rapporto del Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) rappresenta uno degli strumenti più importanti per comprendere l’impatto sanitario e ambientale dell’amianto in Italia.

Il documento, elaborato dall’INAIL attraverso la rete dei Centri Operativi Regionali, aggiorna il quadro epidemiologico nazionale relativo ai casi di mesotelioma maligno, la patologia più strettamente associata all’esposizione alle fibre di amianto.

La rilevanza di questo rapporto non riguarda soltanto la medicina del lavoro. I dati raccolti dal sistema ReNaM costituiscono infatti una base scientifica essenziale anche per le politiche di tutela ambientale.

L’amianto è stato utilizzato per decenni in numerosi processi industriali e materiali da costruzione, determinando una diffusione capillare di fibre nell’ambiente. Per questo motivo il mesotelioma non è soltanto una malattia professionale, ma anche un indicatore dell’impatto ambientale delle scelte produttive del passato.

Il rapporto conferma inoltre un elemento ormai ampiamente documentato nella letteratura scientifica: gli effetti sanitari dell’uso massiccio di amianto nel Novecento continuano a manifestarsi anche molti decenni dopo la cessazione dell’esposizione. La lunga latenza delle patologie asbesto-correlate, che può superare i quarant’anni, determina infatti un andamento epidemiologico che prosegue nel tempo nonostante il divieto di utilizzo dell’amianto introdotto in Italia con la legge n. 257 del 1992.

L’analisi contenuta nell’VIII Rapporto consente quindi di ricostruire sia l’estensione del fenomeno epidemiologico sia le principali modalità di esposizione professionale e ambientale che hanno determinato l’insorgenza della malattia.

Il Registro Nazionale dei Mesoteliomi: organizzazione e funzioni

Il Registro Nazionale dei Mesoteliomi è stato istituito con l’obiettivo di monitorare l’incidenza del mesotelioma maligno nel territorio italiano e di individuare le circostanze di esposizione alle fibre di amianto che hanno causato la patologia.

Il sistema di sorveglianza si fonda su una rete di registri regionali coordinati centralmente dall’INAIL. I Centri Operativi Regionali raccolgono e verificano le segnalazioni dei casi diagnosticati nelle strutture sanitarie e procedono alla loro validazione epidemiologica.

A questa attività si affianca una fase di indagine anamnestica approfondita, volta a ricostruire la storia lavorativa e ambientale dei pazienti. Attraverso interviste e analisi documentali vengono individuate le possibili fonti di esposizione professionale, familiare o ambientale.

Questa ricostruzione rappresenta uno degli aspetti più importanti del sistema ReNaM. Le informazioni raccolte consentono infatti di individuare i comparti produttivi maggiormente coinvolti e di orientare sia le politiche di prevenzione sia le attività di tutela previdenziale e risarcitoria.

Il Registro assume quindi una funzione che va oltre la semplice raccolta di dati epidemiologici, costituendo una base conoscitiva fondamentale per la gestione del rischio amianto.

Scarica i rapporti RENAM dal sito dell’INAIL.

I dati dell’VIII Rapporto ReNaM

L’VIII Rapporto analizza complessivamente 37.003 casi di mesotelioma maligno diagnosticati in Italia tra il 1993 e il 2021. Si tratta della più ampia base informativa mai raccolta nel paese su questa patologia.

Il mesotelioma pleurico rappresenta la grande maggioranza delle diagnosi, con circa il 93% dei casi registrati. Seguono il mesotelioma peritoneale, che rappresenta circa il 5%, e forme molto più rare come il mesotelioma pericardico e quello della tunica vaginale del testicolo.

L’età media alla diagnosi si colloca generalmente tra i 65 e i 75 anni, un dato coerente con la lunga latenza della malattia. La distribuzione per genere evidenzia una netta prevalenza dei casi tra gli uomini, riflesso della maggiore esposizione professionale nei settori industriali tradizionalmente a prevalenza maschile.

Il rapporto conferma inoltre che il numero di nuovi casi rimane ancora significativo ogni anno, con valori che negli ultimi anni si collocano intorno a 1.500 diagnosi annue.


I settori produttivi più esposti

L’analisi delle esposizioni professionali evidenzia una concentrazione dei casi in alcuni comparti industriali storicamente caratterizzati dall’utilizzo di amianto.

Tra i principali settori coinvolti figurano:

  • la cantieristica navale
  • l’industria del cemento-amianto
  • il settore ferroviario
  • l’industria metalmeccanica

Anche il comparto delle costruzioni e della manutenzione edilizia presenta un numero rilevante di casi. In questo settore l’amianto è stato utilizzato per decenni in materiali da costruzione, coperture, isolanti e rivestimenti ignifughi.

Un ulteriore ambito di esposizione riguarda il settore militare e le infrastrutture della difesa, dove l’amianto è stato impiegato in numerosi componenti tecnici delle navi e degli impianti.

Questi dati confermano che l’epidemia di mesotelioma in Italia è strettamente legata alle modalità di sviluppo industriale del paese nella seconda metà del Novecento.

Le esposizioni ambientali e familiari

Il rapporto dedica particolare attenzione anche alle esposizioni non professionali.

Una parte dei casi è infatti attribuibile a contesti ambientali o domestici. Le esposizioni familiari si verificano quando le fibre di amianto vengono trasportate negli ambienti domestici attraverso gli indumenti da lavoro contaminati.

Le esposizioni ambientali sono invece legate alla presenza di stabilimenti industriali che utilizzavano amianto oppure alla diffusione di materiali contenenti amianto nel territorio.

In alcune aree industriali storiche del paese, caratterizzate dalla presenza di grandi stabilimenti produttivi, la quota di casi riconducibili a esposizione ambientale risulta particolarmente elevata.

Questo dato dimostra come il rischio amianto non abbia interessato soltanto i lavoratori direttamente esposti, ma anche le comunità locali.

Confronto con i precedenti rapporti ReNaM

Uno degli aspetti più interessanti dell’VIII Rapporto riguarda la possibilità di confrontare i dati più recenti con quelli raccolti nei precedenti rapporti nazionali.

Il primo rapporto ReNaM analizzava poco più di 10.000 casi di mesotelioma registrati nei primi anni di attività del sistema di sorveglianza. Con il passare del tempo la base informativa si è progressivamente ampliata.

Il quarto rapporto aveva superato i 15.000 casi registrati, mentre il sesto rapporto aveva già raggiunto una soglia superiore ai 21.000 casi. Il settimo rapporto aveva poi portato il numero complessivo a oltre 31.000 diagnosi.

L’VIII Rapporto raggiunge oggi la cifra di 37.003 casi complessivi, confermando il valore crescente del sistema di sorveglianza epidemiologica.

Questo aumento non indica un improvviso incremento della malattia, ma riflette due fenomeni distinti: da un lato il naturale accumulo dei casi nel tempo, dall’altro il progressivo miglioramento della capacità di rilevazione del sistema ReNaM.

L’andamento dell’incidenza nel tempo

L’analisi della curva epidemiologica mostra una progressiva stabilizzazione dei tassi di incidenza del mesotelioma in Italia.

Il picco dei casi è stato osservato tra il 2012 e il 2016, con oltre 1.600 diagnosi annue. Negli anni successivi si registra una lieve flessione, con valori che si mantengono comunque intorno ai 1.500 casi all’anno.

Questo andamento è coerente con le previsioni epidemiologiche elaborate negli ultimi decenni, secondo cui il picco dell’epidemia si sarebbe verificato circa trent’anni dopo il bando dell’amianto.

Tuttavia, la riduzione dei casi appare più lenta di quanto alcuni modelli previsionali avevano ipotizzato.

Le differenze territoriali nella distribuzione dei casi

L’VIII Rapporto evidenzia anche importanti differenze territoriali nella distribuzione dei casi.

Circa il 57% delle diagnosi complessive proviene da quattro regioni del Nord Italia: Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna. Si tratta di territori caratterizzati da una forte industrializzazione nel secondo dopoguerra e da un utilizzo esteso dell’amianto in numerosi comparti produttivi.

Tuttavia, gli autori del rapporto segnalano anche la possibile presenza di fenomeni di sotto-rilevazione in alcune aree del paese, in particolare nel Nord-Est e nel Centro-Sud.

Queste differenze sollevano questioni rilevanti non solo sul piano epidemiologico, ma anche sotto il profilo dell’equità nella sorveglianza sanitaria.

Le modalità di esposizione ricostruite dal ReNaM

Le indagini anamnestiche hanno consentito di ricostruire le modalità di esposizione per il 78,4% dei casi registrati.

Tra questi, circa il 70% dei casi è attribuibile a esposizioni professionali. Le restanti situazioni riguardano esposizioni ambientali, familiari o non identificabili con certezza.

Il dato conferma il ruolo centrale delle esposizioni lavorative nella genesi del mesotelioma in Italia.

Le criticità del sistema di sorveglianza

Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, il sistema ReNaM presenta ancora alcune criticità.

Persistono differenze nella capacità operativa dei Centri Operativi Regionali e una quota non trascurabile di casi continua a essere classificata come “esposizione ignota”.

Inoltre, la copertura territoriale del registro non è ancora completamente uniforme, con alcune aree del paese nelle quali il numero di casi registrati appare inferiore a quello atteso.

Il contributo del Rapporto ISTISAN sulla mortalità da mesotelioma

Un ulteriore elemento di analisi è rappresentato dal rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità dedicato alla mortalità per mesotelioma nel periodo 2010-2020.

Lo studio ha registrato oltre 15.000 decessi attribuibili al mesotelioma maligno, con una media superiore ai 1.500 decessi annui.

Anche in questo caso la distribuzione geografica mostra una forte concentrazione nelle regioni storicamente industrializzate, in particolare Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna.

Qui si può leggere il rapporto ISTISAN completo.

Il ruolo dei dati ReNaM nella tutela delle vittime

I dati raccolti dal Registro Nazionale dei Mesoteliomi assumono un’importanza significativa anche nel campo della tutela delle vittime dell’amianto.

L’Avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, utilizza da anni le evidenze epidemiologiche del ReNaM come supporto nelle azioni giudiziarie per il riconoscimento delle malattie professionali e per il risarcimento dei danni.

Secondo Bonanni, i dati del Registro costituiscono una base scientifica fondamentale per dimostrare il nesso tra esposizione all’amianto e insorgenza del mesotelioma, soprattutto nei casi in cui le esposizioni professionali risalgono a molti decenni prima della diagnosi.

Le analisi epidemiologiche dimostrano inoltre che la prevenzione primaria, basata sulla bonifica dell’amianto e sulla sorveglianza sanitaria degli esposti, rappresenta l’unica strategia realmente efficace per ridurre il numero di nuovi casi nei prossimi decenni.