NEL SITO ARCHEOLOGICO DI TRES TABERNAE, SITUATO LUNGO LA VIA APPIA E CURATO DALLA FONDAZIONE CAETANI E SOTTO GLI ANTICHI BORGHI DELL’AGRO PONTINO, SONO STATE ORGANIZZATE DUE SPLENDIDE VISITE GUIDATE TRA GLI ANTICHI REPERTI
Lungo la Via Appia, passeggiata tra gli antichi reperti
La Via Viarum, la regina delle strade consolari che ha permesso le scorrerie fino al sud Italia a partire dai primi secoli a.C., è stata aperta alla visita guidata gratuita nelle scorse settimane a Cisterna di Latina.
Questa preziosa risorsa del patrimonio storico-culturale, è conservata e protetta attualmente dallo stesso Comune, lungo la Via Appia Nuova, nel sito archeologico su cui si è scoperto il primo insediamento stanziale, cui si associa l’attribuzione Tres Tabernae.
Quest’area archeologica, è attualmente controllata e curata per garantire nel futuro, un costante dialogo culturale e di appartenenza. L’evento, è stato presenziato dalle principali rappresentanze istituzionali del Comune di Cisterna di Latina, il sindaco Valentino Mantini e l’assessora Maria Innamorato.
La loro partecipazione, rappresenta sempre un’attenzione particolare verso la valorizzazione del territorio, con le sue risorse del patrimonio storico-culturale.
Un lungo percorso dalle lontanissime origini
Tres Tabernae, lungo l’Appia Nuova è stata ripristinata dallo Stato della Chiesa nel percorso rimodificato negli anni ‘30 del ‘900, proprio nel momento delle bonifiche.
I reperti, portano alla luce degli elementi strutturali di una antica civiltà insediata nei primi secoli a.C..
Sono rimasti integri e conservati: una strada di scorreria, un edificio termale e una splendida casa con altrettanti meravigliosi mosaici.
Nel 312 a.c., il Console Appio Claudio Cieco, nel periodo di massima espansione di Roma nell’età alto-repubblicana (350-271 a.C.), decide di costruire una strada a scorrimento militare di ricongiungimento per Roma con il sud.
Fino a Brindisi, la strada prendeva il nome di Via Ignazia e giungeva fino al mare. Per questo si parla della regina delle strade, la Via Viarum. Le strade, gli acquedotti e le fognature sono state le infrastrutture modello nel contesto della societas romana.
Questo luogo di scorrimento, è segnato da tre distinte aree per le soste dei viaggiatori: le stationes, mantiones e mutationes.
Si facevano riposare e mangiare i cavalli, e c’era la stazione di servizio per dormire e ristorarsi, secondo il tempo di viaggio.
A seguire, nel IV sec. a.C., Roma inizia a definire questo sistema di strade.
Le origini di Tres Tabernae
Le origini di Tres Tabernae, si riconoscono nella prima fonte risalente al 59 a.C.. Si tratta di uno scritto ciceroniano rivolto all’amico Attico.
Le fonti successive, invece, risalgono a Orazio e agli atti degli Apostoli attorno al 60 d.C., dove a Tres Tabernae, i cristiani di Roma scesero per incontrare San Paolo, prigioniero di Roma proveniente da Gerusalemme e condannato a morte.
Questi, si difese, definendosi cittadino romano e volendo dunque essere portato a Roma e giudicato proprio dal Princeps. Proprio gli Atti del Testamento, parlano di questo passaggio, dove i cristiani di Roma accolgono Paolo a Tres Tabernae.
Nel 313 d.C., negli itinerari, un disegno riporta ed esplicita la dizione Tres Tabernae, costituendo testimonianza della presenza di una comunità.
Altra importante notizia risalente a quei tempi, è il passaggio di un presbitero di Tres Tabernae. Il quale, firma il Concilio a Roma, nel momento in cui la religione cristiana diviene religione licita.
Quindi, questo luogo tra le testimonianze delle origini e le tracce evolutive, riporta anche la presenza di un Vescovo. Così, Tres Tabernae diverrà alla fine sede episcopale e civitas.
Giungendo sino all’869 d.C., dove individuiamo il momento in cui la strada antica cade sotto la gestione di un importante insediamento. Poi, lo stesso fu abbandonato con l’arrivo delle scorrerie dei saraceni (arabi e berberi provenienti dal Nord Africa e dalla Spagna, popolazioni di fede musulmana), che usavano l’Appia per velocizzare le scorrerie. Anche Formia vide il suo Vescovo andar via a Gaeta, per le stesse ragioni.
Inoltre, in questo periodo, la Torre di protezione di Cisterna di Latina attrasse gli abitanti che fonderanno la stessa città allo stato primordiale, rifugiandosi proprio nella Torre.

Le opere di scavo e restauro negli anni ’90
I reperti antichi, sono venuti fuori con le arature che, purtroppo, ne hanno altri. Tuttavia, quelli presenti sono rimasti integri.

Alla fine degli anni ‘90 del secolo scorso cominciano le campagne di scavo, che portano alla luce un edificio termale, la strada di percorrenza dal mare ai monti, con il collegamento del Porto di Anzio con altre città e una lussuosa abitazione.
Il crepidine (marciapiede in lingua latina), si è scoperto venne posto per arginare il traffico. Anticipando così un’area di scambio che interrompesse la strada, per lasciare la precedenza di scorrimento in un codice stradale dell’epoca “di cortesia”.
Il sito archeologico Tres Tabernae
Inoltre, la manutenzione delle strade, si rappresenta nei reperti dell’antica via come un elemento fondamentale del buon governo. E ciò si dimostra proprio nell’autenticità del reperto.
Nella stessa area, vicino alla Via Viarum nell’insediamento romano, sono stati trovati degli edifici. Tra cui un luogo termale, costituito da un multilivello e sostenuto da pilastri dove se ne riconosce l’intera struttura. L’integrità dei reperti, è visibile rispetto anche a un impianto di riscaldamento dell’epoca.
Lo stesso, permetteva soprattutto i trattamenti termali, riconosciuti dalla civiltà romana come una pratica consueta e dunque un luogo aperto a tutti. Infatti, l’accesso alle terme, era permesso con un pagamento simbolico. Le terme, rappresentavano nella civiltà romana l’altissima qualità di vita.
In seguitio è stato ritrovato anche un grande forno, precedente anche alla costruzione di una piccola chiesa. All’interno di una scansione temporale che non va oltre il VI sec. d.C.. Oltretutto, l’abside e la sua collocazione, allo stato degli scavi non è ancora possibile individuarla.
Sicuramente, c’era anche un acquedotto ma non è ora visibile. L’ipotesi più certa è che la sorgente della vicinissima Ninfa (ora sotto il Borgo di Sermoneta) fosse comunque il principale rifornimento di acqua per il popolo insediato.
Al momento, parte degli scavi dedicata alla scoperta e riesumazione delle abitazioni stanziali, sono ricoperti e protetti da un telo di lana di vetro. Questo telo ne consente la traspirazione, proteggendo gli scavi all’interno di un sistema di protezione e messa in sicurezza integrale.
Gli scavi in questa area, infatti, si sono fermati proprio per organizzarne la preventiva copertura.
Per queste ragioni, probabilmente, la prossima campagna di scavo, sarà a Settembre 2026.

Gli ambienti mosaicati: l’area più lussuosa degli scavi
I risultati degli scavi del 2024 e 2025, riportano dei frammenti sotto i teli: strutture messe in luce e non ancora consolidate.
Andando oltre questi frammenti, si scorge nel sito archeologico l’impianto termale, le botteghe, il grande forno. Tutto ciò, riesce a rappresentare e raffigurare la comunità dell’epoca insediata.
Nonostante non sia ancora ben chiara, la serie di strutture che parlano di una grande e singolare ricchezza.
Si tratta di edifici di alta rappresentanza, ancora non bel collegati e contestualizzati con il resto dell’insediamento dagli studi sugli scavi.
Esplorando queste case di lusso dell’epoca, ritroviamo sotto i pavimenti un’area più bassa su un multilivello.
In uno degli ambienti, è stato trovata della pavimentazione mosaicata integra. Al momento, per ragioni di sicurezza portata, però, a Cisterna di Latina, per evitare ulteriori furti, di cui il sito è già stato bersaglio.
I frammenti di intonaco dipinto, sono stati utilizzati per formare i mosaici. Infatti, i restauratori hanno ricomposto i pannelli di mosaico dalle macerie degli intonaci dei soffitti.
L’evento del marmo
Agli inizi del I o II secolo d.C. circa, avviene una grande ristrutturazione dell’area, con installazione di strutture residenziali con utilizzo di marmo.
La grande sala, ha una gemella speculare e si tratta della parte più importante della casa. Servita da un grande corridoio su cui si affacciano gli ambienti laterali.



(La struttura multilivello della “casa di lusso” con le pavimentazioni dei laterali)
I mosaici, servivano a differenziare l’uso delle singole parti dell’area.
Ben visibili, sono ancora presenti gli stipiti con i segni delle porte: fissate per distinguere gli ambienti. La stanza principale aveva, dunque, tre aperture verso la corte centrale. I segni dei cardini, indicano la funzionalità e le divisioni delle stanze abitate.
Le rappresentazioni sui mosaici, sono raffigurazioni di un contesto murario della civiltà stessa, contenente anche una torre. Si tratta del raro mosaico chiamato muro di città. Questo mosaico, un tempo aveva un elemento centrale con una rappresentazione floreale dimostrandone l’alta raffinatezza.
La suggestione globale del tesseramento, trasmette il potere con la rappresentazione grafica della città.
Il mosaico in sé è prezioso, in quanto si vedono i frammenti di marmo anche irregolari, come elemento di lusso.
L’Opusa tessellatum, fu realizzato sul posto
Nella bottega, si realizzava il disegno poi fornito alle maestranze, in loco, lavorando sul massetto morbido. Su tessere calcaree o di marmo tagliate con le tenaglie, sul posto, per capire come assecondare il disegno.
La pavimentazione è stata fatta non con bipedali, i consueti mattoni rettangolari ma con le tegole. Si vede sugli stessi anche l’impronta di un cagnolino, a dimostrazione di come i mattoni venivano lasciati freschi ad essiccare.
Proseguendo nella visita, si può ammirare il mosaico centrale. Rappresentazione per eccellenza della bellezza grafica, la resa dei colori e la scelta marmorea. Due rettangoli colorati a cerchi intersecati con petali e piccoli tasselli di marmo. Probabilmente, è una parte di rappresentanza, dove si riunivano i padroni di casa nelle riunioni di lavoro.
La struttura di questa seconda stanza speculare alla prima, è molto diversa.
Infatti, presenta un lungo tappeto di pietra con intelaiatura raffinata, rombi alternati a quadrati, rettangoli e cornici con riccioli. Ospitando lastre di marmo ben definite.
I marmi
Basta gettare dell’acqua sul marmo, per vederne il colore vivo e le rappresentazioni celate sotto la coltre di polvere degli scavi. Marmi venati, da sembrare appena realizzati. Marmi della Numidia, il pavonazzetto (bianco con venatura violacea) e la brezza corallina con un effetto policromatico.
Sono tre i mosaici collocati nel pavimento della stanza speculare e purtroppo uno dei tre è stato rubato. Mentre uno dei due ancora presenti nella pavimentazione è particolarmente definito. E raffigura una scena di caccia e di un pic nic dopo la caccia, tipica attività del periodo.
Le maestranze africane sono presenti in questi mosaici che vedono protagoniste le officine di Tunisia e Algeria.
Il gusto non a caso vicino a quello del Medio Oriente, vista la posizione della Via Viarum quale porta del Mediterraneo.
Testimonianza dello sbarco culturale in questo territorio.

Un’area di grande suggestione
Il sindaco di Cisterna Valentino Mantini e l’assessora alla Cultura Maria Innamorato, presenti all’evento di visita all’area di scavo sottolineano:

«Il sito di Tres Tabernae, rappresenta per il nostro territorio un’area di grande suggestione che richiama puntualmente centinaia di persone.
In questo luogo, si respira una parte della storia antica perché ogni scorcio, ogni singola pietra, ogni reperto riportato alla luce sono una testimonianza di fatti accaduti migliaia di anni fa alcuni dei quali riportati nella Bibbia come la sosta dell’apostolo Paolo nel suo viaggio verso Roma».
Questo sito è effettivamente il primo insediamento dal quale nacque la comunità di Cisterna di Latina; l’antico abitato si sviluppò infatti sull’Appia intorno a una stazione di posta. Il grande successo delle visite guidate organizzate in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio Frosinone e Latina e la Provincia di Latina, ci conferma l’enorme interesse per questa area che gode di grande prestigio con i suoi preziosi mosaici a temi floreali recentemente restaurati e altri pregiati reperti rinvenuti nell’area archeologica.
«Da parte nostra c’è la volontà di darle ancora maggiore risalto: l’auspicio – proseguono il sindaco e l’assessora – è che, attraverso una sinergia tra istituzioni pubbliche e private, si possa quanto prima portare alla luce le tante ulteriori bellezze che Tres Tabernae ancora nasconde e incrementare le aperture al pubblico del sito per riuscire ad accogliere un maggior numero di visitatori
Siamo convinti che il futuro del nostro territorio passi anche attraverso la valorizzazione del suo patrimonio storico, artistico e ambientale».
La Via Appia patrimonio dell’UNESCO
La doppia apertura dello scorso fine settimana si inserisce nell’ambito delle iniziative per la valorizzazione della via Appia e del suo riconoscimento come patrimonio dell’Unesco, un progetto culturale di ampio respiro sul quale l’amministrazione si è fortemente impegnata sin da subito.








