domenica, Novembre 27, 2022

WWF: Tutelare gli ambienti marini e i cetacei

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Santa Teresa di Gallura (Sardegna) torna al centro delle iniziative del WWF Italia rispetto alle attività di tutela degli ambienti marini, della difesa dei cetacei e della lotta all’inquinamento da plastica che, ormai, è una emergenza planetaria.

A Santa Teresa di Gallura un Centro Didattico Informativo del WWF

Con l’inaugurazione del Centro Didattico Informativo a Santa Teresa di Gallura che si è svolta il 22 luglio scorso, il WWF Italia continua il lavoro per la costruzione di centri territoriali aperti al pubblico: luoghi d’incontro e di scambio culturale, laboratori per la formazione e l’educazione, sedi di mostre dedicate al racconto e alla difesa della biodiversità, alla tutela del mare e della natura protetta oltre che di informazione e sensibilizzazione sui cambiamenti climatici.

allestimento centro

La scelta di Santa Teresa non è casuale perché questa città è già stata protagonista di numerose battaglie del WWF per la tutela del mare gallurese.
L’edificio era stato donato nel 1997 al WWF Italia dal Prof. Andrea Quiliquini, ambientalista di altissimo spessore che ha dedicato la sua vita alle battaglie per la difesa del mare e dell’ambiente. A Quiliquini è stata intitolata una targa commemorativa nel centro.
La targa riporta una frase scritta dal fondatore del WWF Italia Fulco Pratesi«Ad Andrea Quiliquini che ha difeso con passione e generosità la sua Gallura e la natura della Sardegna. Con imperitura stima e riconoscenza».

L’esterno della struttura Santa Teresa

L’edificio è stato ristrutturato con specifiche precauzioni come quella di salvaguardare le caratteristiche tipiche dell’architettura di Santa Teresa.
Questo, tenendo conto delle funzioni che la struttura dovrà svolgere: ospitare visitatori e classi scolastiche in tutta sicurezza.
Il tutto ha comportato un lavoro che, nel rispetto del luogo, permettesse di sfruttare al massimo gli spazi.
La nuova apertura con il cancello scorrevole consente l’ingresso dei visitatori non compromettendo gli spazi della corte. L’intonaco dei muri perimetrali è stato completamente restaurato lasciando a vista ampie porzioni delle pietre originali per testimoniare la presenza di muri antichi in fango e pietra.
Il WWF ha affidato ad alcuni ragazzi del posto il compito di recuperare due murales sulla parte esterna del muro perimetrale che testimoniano la presenza storica dell’associazione ambientalista in Gallura. Grazie al contributo di un noto resort, all’interno della corte, sono stati piantati alberi e piante tipici della macchia mediterranea.

Gli allestimenti interni in cui immergersi

Parallelamente alla ristrutturazione esterna si è puntato sulla realizzazione di un allestimento interno.
I visitatori potranno “immergersi” in uno scenario che riproduce il mondo marino e, nello stesso tempo, apprendere informazioni legate alla salvaguardia degli ambienti marini e del territorio.

Un percorso esperenziale

allestimento centro

L’obiettivo finale è quello è quello di creare un percorso esperienziale in cui sensazioni positive legate al mare si alternano all’urgenza di mobilitarsi nei confronti di emergenze come l’inquinamento da plastica, il peso eccessivo dei trasporti e la pesca illegale. La sala didattica informativa non a caso è stata chiamata “Sala Immersiva dei Mari Profondi”.

Perché Santa Teresa?

L’associazione, sin dagli anni ’90 del Novecento, si è impegnata nella difesa del mare gallurese. Prima con una proposta di parco marino che comprendeva le acque da Capo Testa fino a Monti Russu.

Un progetto diventato realtà con l’istituzione dell’Area Marina Protetta di Capo Testa–Punta Falcone (istituita il 17 maggio 2018).
«Il centro di Santa Teresa Galluraha dichiarato la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi -, così come gli altri centri che il WWF sta disseminando in tutto il territorio, ha l’obiettivo di creare una mappa informativa in grado di coinvolgere i visitatori convincendoli che il futuro che avremo dipende anche dalle loro scelte di oggi».

Il parco internazionale delle bocche di Bonifacio

La battaglia successiva è stata quella di proporre il divieto di passaggio delle petroliere lungo lo stretto delle Bocche di Bonifacio, un’area molto pericolosa per la navigazione e allo stesso tempo di grande valore naturalistico.

«Questa battaglia avrà per protagoniste le Bocche di Bonifacio il cui attraversamento, nonostante le prescrizioni internazionali, continua ad essere ancora fonte di rischi assurdi», continua Donatella Bianchi. «È ormai evidente che stiamo arrivando a un punto di non ritorno: nel 2050 avremo nel nostro mare più plastica che pesce».

Grazie anche alle campagne del WWF, si è ottenuta l’attenzione delle organizzazioni internazionali che si occupano della salvaguardia del mare. Tra queste, l’IMO (International Maritime Organization), che ha adottato due risoluzioni (nel 1993 e nel 2012) a favore di un impegno dei Paesi che utilizzano lo stretto delle bocche di Bonifacio fino al riconoscimento (dal 15 luglio 2011), dello stretto e delle zone circostanti come “Area marina particolarmente sensibile”.

La battaglia madre resta, però, il Parco internazionale delle Bocche di Bonifacio.
Fu proprio il WWF a farsi promotore della prima ipotesi di Area protetta internazionale, scaturita con l’accordo italo-francese del 19 gennaio 1993 quando Italia e Francia si sono date come obiettivo la tutela dell’ambiente marino. Questo, attraverso l’utilizzo delle norme di protezione ambientale e delle misure per uno sviluppo economico-sociale sostenibile.
Un altro passaggio fondamentale è stato l’accordo tra i ministri dell’Ambiente dei due Paesi frontalieri (Stefania Prestigiacomo – Jean-Louis Borloo) del 2010, per la creazione del “Parco marino transnazionale delle Bocche di Bonifacio”.

«Il momento di agire per invertire la rotta è ora!», conclude Bianchi. «Per questo serve un ambientalismo forte e popolare in grado di coinvolgere le persone, in grado di favorire comportamenti individuali e collettivi, in grado di fare davvero la differenza per pesare meno sul pianeta».

Parco Nazionale della Maddalena

In attesa che il Parco diventi realtà, nello stretto sono stati istituti, sul versante italiano: il Parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena” e l’”Area marina Protetta di capo Testa-Punta Falcone”. Sul versante francese: la “Riserva Naturale delle Bocche di Bonifacio”, la “Riserva Naturale delle Isole Cerbicali”, la “Riserva Naturale delle Tre padule de Suartone” e altre acquisizioni della Conservatoria delle Coste.

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