lunedì, Luglio 22, 2024

Walter Bonatti e le sue avventure ai confini del mondo

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PRONTO PER ESSERE VISITATO IL NUOVO SPAZIO PERMANENTE, RICAVATO NEL MUSEO DELLA MONTAGNA DI TORINO, DEDICATO ALL’ALPINISTA WALTER BONATTI

Il Museo Nazionale della Montagna di Torino ha dedicato all’alpinista Walter Bonatti uno spazio permanente. L’iniziativa si è inserita nelle azioni di valorizzazione avviate con la donazione, da parte degli eredi dell’alpinista nel 2016, dell’archivio di Bonatti.

In seguito a un lavoro di riordino, schedatura e digitalizzazione, oggi l’archivio è consultabile online su CAISiDoc.cai.it. Questo è il portale del sistema documentario dei beni culturali del Club Alpino Italiano, gestito dal Museo e dalla Biblioteca Nazionale CAI.

Dal lavoro è nata anche, nel 2021, la mostra “Stati di grazia”. Rimanevano il desiderio e la necessità di destinare a Bonatti uno spazio permanente. E il 3 marzo scorso, il desiderio è stato esaudito: il Museo Nazionale della Montagna di Torino ha inaugurato una esposizione permanente dedicata all’alpinista.

Ciò grazie al sostegno di Città di Torino, Regione Piemonte, Banca di Asti, Alpine Lions Cooperation, con la partnership tecnica di Petzl e Leroy Merlin.

Walter Bonatti, l’alpinista reporter-esploratore

Walter Bonatti (1930-2011) è un personaggio unico nella storia dell’alpinismo. Lo è per le sue imprese: dal Nord delle Grandes Jorasses, scalata a 19 anni, fino alla solitaria invernale sul Cervino. Dal Grand Capucin, “l’impossibile” Dru, alle spedizioni verso il Karakorum e le Ande.

Ma lo è anche per come ha saputo trasfondere lo spirito dell’alpinismo nella sua seconda “carriera” di reporter-esploratore. E pure per come ha intuito il legame tra le asprezze della montagna e i luoghi primordiali della Terra, spingendosi ai suoi confini.

In ogni sua impresa, riusciva a immergersi nell’ambiente fino a fondersi con esso, conciliando la propria indole solitaria con la disponibilità all’incontro.

La sua dedizione e il suo riempirsi i polmoni di libertà sono parte di ciò che riesce a trasmettere ancora. Nei sui viaggi, accostandosi senz’armi agli animali feroci, condivise esperienze di vita con le popolazioni indigene, cercando la memoria di un mondo primordiale.

L’Archivio Bonatti

L’Archivio Bonatti è ricco e vasto quanto la sua esperienza. Comprende attrezzatura alpinistica, appunti, dattiloscritti, interviste e filmati, onorificenze e documenti, sessant’anni di corrispondenza e di ritagli stampa e circa 110mila fotografie.

È impossibile esporre integralmente un tale tesoro. Nel nuovo spazio del Museo della Montagna si è scelto, quindi, di proporre le immagini e gli oggetti più rappresentativi di una vita straordinaria. Anzi, di due vite: quella dell’alpinista e quella del fotoreporter d’avventura.

E di raccontare, per suggestioni, la continuità e la coerenza di queste vite, animate dalla stessa passione e consapevolezza. Ma anche dalla stessa curiosità e capacità di entrare nel cuore dell’ambiente.

L’esposizione permanente è stata ideata con la collaborazione del giornalista Angelo Ponta. Insieme a Roberto Mantovani, Ponta è già stato referente scientifico per il progetto di riordino dell’Archivio e co-curatore della mostra “Stati di Grazia”.

Il percorso dell’esposizione permanente

Sacrifici e trionfi, semplicità e successo. Il percorso dell’esposizione permanente inizia da vecchi chiodi arrugginiti, suole di canapa, cunei di legno accanto a medaglie d’oro, riconoscimenti e onorificenze assegnate all’alpinista.

Da qui si dipana la storia di Bonatti, dalle imprese giovanili alle amarezze del K2, dalle vittorie alle tragedie e alla capacità di ricominciare. Tutto è raccontato attraverso immagini, lettere, ritagli di giornale, abiti, attrezzature alpinistiche e fotografiche, disegni, tracciati, documenti, filmati.

Una postazione con monitor touch consente inoltre ai visitatori di consultare una selezione di oltre 500 documenti conservati nell’Archivio.

Numero verde ONA

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