venerdì, Agosto 19, 2022

Vittima dell’amianto: risarcita la vedova, non il figlio

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ALLA VEDOVA DI ANTONIO BALLINI SARANNO LIQUIDATI CIRCA 400MILA EURO E L’EROGAZIONE DEL VITALIZIO DI 1.900 EURO MENSILI. NESSUN RISARCIMENTO AL FIGLIO MARCO PERCHÉ GIÀ LAVORAVA. L’AVV. BONANNI: INACCETTABILE

“… l’esposizione ad amianto del Ballini sia avvenuta in occasione dello svolgimento di attività di servizio e nell’espletamento delle funzioni d’istituto” e che “la patologia contratta e il decesso derivatone siano riconoscibili come dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali in cui il ricorrente ha operato”.

Così la sentenza del Tribunale di Grosseto che ha condannato i ministeri della Difesa e dell’Interno a risarcire la vedova del militare Antonio Ballini. Il marinaio è deceduto per un mesotelioma causato dall’esposizione alla fibra killer a bordo delle unità navali della Marina Militare italiana.

 Antonio Ballini
Antonio Ballini

 Alla vedova, Delfina Lucignani, saranno liquidati circa 400mila euro (comprensivi degli arretrati), e l’erogazione del vitalizio di 1.900 euro mensili.

Nessun risarcimento al figlio Marco.

«Ancora un’altra pronuncia della Magistratura che sanziona l’operato della Marina Militare. Nel nostro caso il Tribunale ha sì riconosciuto i diritti della vittima e della vedova, ma non quelli dell’orfano, perché al momento della morte del padre, questi aveva già iniziato a lavorare. Si tratta di una chiara ingiustizia, contro la quale faremo appello. Intanto promuoveremo anche l’azione di risarcimento del danno a carico del Ministero», dichiara l’avv. Ezio Bonanni, legale della famiglia e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Ballini è morto nel 2014 all’età di 69 anni. Tra il 1965 e il 1967 ha prestato servizio a bordo nelle navi della Marina Militare, dove è stato esposto alla fibra killer in sala motori.

Qui, infatti, l’ex nocchiere si è occupato della manutenzione degli impianti di riscaldamento e caldaie, i cui rivestimenti erano di amianto.  

È deceduto a pochi mesi dalla diagnosi tra atroci sofferenze. La moglie, Delfina Lucignani, ha, quindi, portato avanti la sua battaglia legale contro uno Stato che ancora fatica a riconoscere i diritti delle vittime del dovere.

Antonio Ballini a bordo
Antonio Ballini con alcuni commilitoni

Riconosciuto lo status di “vittima del dovere”

Status di vittima del dovere che, invece, il Tribunale ha riconosciuto al militare, come sottolineato nella sentenza: “deve pertanto ritenersi che l’esposizione ad amianto del Ballini sia avvenuta in occasione dello svolgimento di attività di servizio e nell’espletamento delle funzioni d’istituto” e che: “la patologia contratta e il decesso derivatone siano riconoscibili come dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali in cui il ricorrente ha operato”.

Posizione che, in un primo momento, gli era stata negata.

La Corte, però, ha sì riconosciuti i diritti del nocchiere e della vedova ma non quelli del figlio perché questi, al momento della morte del padre, già lavorava.

«Sarà utile la recente sentenza della Corte di Appello di Venezia – conclude Bonanni – che ha condannato ammiragli e comandanti, per la morte di questi marinai. Trovo veramente stucchevole e francamente inaccettabile che il ministero si ostini a negare i diritti delle vittime dell’amianto. La nostra battaglia proseguirà nelle aule dei Tribunali, fino a quando non ci sarà la presa d’atto da parte della Marina della lesività dell’amianto e dei danni che ha provocato ai suoi uomini».

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