lunedì, Agosto 15, 2022

Villaggio Mancuso, un luogo di fiaba posto sotto tutela

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Tra i pini della Sila sorge da circa un secolo un fiabesco villaggio che è stato per decenni il luogo simbolo del turismo montano calabrese.

Villaggio Mancuso, la perla della Sila Piccola, in provincia di Catanzaro, è stato posto sotto tutela dal Segretariato regionale del ministero della Cultura. Si tratta del più vasto provvedimento di tutela emanato in Calabria, che mira a conservare, tutelare e rilanciare uno dei luoghi più ammalianti del Meridione.

Un posto unico in Italia

Il caratteristico Villaggio situato nel comune di Taverna prende il nome dal costruttore Eugenio Mancuso, un lungimirante imprenditore che circa cent’anni fa volle realizzare un complesso architettonico di ville e strutture turistiche.

Il sito prescelto, conosciuto un tempo con il nome di “Catananni”, ossia “che ha molti anni”, è situato a circa 1200 metri sul livello del mare, in un’area attraversata da una fitta boscaglia di pini silani.

Da diverso tempo in decadenza, lo stato dell’incantevole Villaggio ha tante volte indignato cittadini e associazioni, che hanno lanciato numerosi appelli affinché si riportasse a nuova vita il gioiello della Sila.

In particolare, si è chiesto di intervenire con urgenza per salvare il simbolo di Villaggio Mancuso, il Grande Albergo “Parco delle Fate”, (foto copertina) minacciato nei mesi scorsi da un incendio che ne ha distrutto il tetto.

Attualmente, in Sila Villaggio Mancuso è costituito, oltre che dal Grande Albergo delle Fate, anche da altri diciassette manufatti originari, tutti diversi l’uno dall’altro. Da ricordare, inoltre, che Taverna è il paese che ha dato i natali a Mattia Preti, il Cavaliere Calabrese, uno dei principali esponenti del caravaggismo e della pittura napoletana del Seicento.

Le ragioni del Segretariato regionale del MiC

«Un ponte per passare dal mondo reale a quello non reale e da lì guardare entrambi. Villaggio Mancuso è un progetto visionario del passato. Testimonianza che l’audacia ha del genio e della magia», si legge in una nota del Segretariato regionale del ministero della Cultura per la Calabria, diretto da Salvatore Patamia.

«Il Villaggio Mancuso in provincia di Catanzaro – continua la nota – è una destinazione turistica, ideata e realizzata dal proprietario Eugenio Mancuso che era un costruttore ed industriale, con interessi nella produzione e nel commercio del legname. Nell’immaginario, luogo dell’idillio montano di una Calabria che è “altra”. Il complesso architettonico è stato costruito tra il 1925 e il 1931 e costituiva un unicum. Offriva strutture, spazi ed attrezzature specifiche per la villeggiatura. Il modello costruttivo a cui si ispirò Eugenio Mancuso era quello delle costruzioni in legno tipiche dell’Europa centrale e degli abitati alpini conosciuti come cottage, bungalow e chalet a spazzavento, realizzati con strutture lignee a vista, tetti a falde molto spioventi e tompagni (vedi muri portanti e isolanti, ndr) in tavole di legno. La tutela ha inoltre la finalità di evitare che anche gli edifici in cui si riscontrano i caratteri originari possano essere alterati nella loro consistenza e nei materiali, se non demoliti e ricostruiti con tecnologie contemporanee estranee al contesto storico costruttivo di appartenenza».

Un piccolo mondo di legno colorato

Gli edifici di Villaggio Mancuso conservano la tipologia e i materiali originali, rappresentano, dunque, un inestimabile valore di identità culturale e una testimonianza unica della sapiente manifattura costruttiva della manodopera locale e di importazione.

«In origine – si apprende dal Segretariato regionale del MiC – il complesso comprendeva: il Grande Albergo delle Fate, già tutelato dal ministero, le arterie stradali, le piazze, gli appartamenti per famiglie, gli chalet, il teatro con salone da ballo, le sale di lettura, la sala musica, la casa del gioco da biliardo, il bar-pasticceria-gelateria, la chiesa con il campanile aguzzo, il teatro-night club, il ristorante all’aperto, il complesso sportivo con vari spazi a tema e campi da calcio, tennis, bocce e di tiro al piattello, le attrezzature per il gioco dei bambini nonché, l’ufficio postale, la farmacia, i negozi alimentari, il bazar, l’edicola-libreria, il parrucchiere, le fontane pubbliche e la stazione dei carabinieri. I manufatti, residenze e strutture di servizio, erano disposti lungo la via principale che collegava il villaggio ai vicini centri di Albi e Taverna e, quindi, a Catanzaro. Dalla via principale altre stradine di collegamento conducevano i viaggiatori alle diverse residenze, che, come il grande albergo, si trovavano immerse nel bosco di pini, oggi parte integrante del parco nazionale della Sila Piccola».  

Le villette formano un complesso simile alle cittadine del Nord Europa, hanno pareti a strisce variopinte in senso orizzontale con balconi, ballatoi, verande, abbaini resi particolari dalle vivide colorazioni. Ecco perché il MiC ha tutelato questi beni, le loro caratteristiche architettoniche e artistiche sono uniche e rappresentano un singolare modello di località turistica del primo ‘900.

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