martedì, Agosto 3, 2021

Vigili del Fuoco di Taranto, nessun esposto all’amianto

Ultime News

Iurilli: La Natura come forma, colore, struttura dell’essere

Retrospettiva delle sculture di Iginio Iurilli dedicate alla Natura. Castello Carlo V di Monopoli dal 3 luglio al 31 ottobre...

Un Patto per il Clima per contrastare i cambiamenti climatici

Ambasciatori europei del "Patto per il Clima" in azione per contrastare gli effetti del clima che cambiaIl 9 dicembre...

Incendi, una manna per i soliti noti

Alcuni comuni sardi più colpiti dal fuoco rientrano tra le zone eleggibili dei bandi europei sui danni causati da...

Vigili del fuoco esposti a rischio amianto

Attraversare le fiamme per spegnere un incendio è un rischio che i Vigili del Fuoco valutano come parte del proprio lavoro; diverso è essere stati esposti ad altri rischi per la salute, nel corso di interventi dovuti per compiere il proprio dovere.

Pensiamo al rischio in cui sono incorsi i pompieri durante un intervento in un edificio andato in fiamme e a causa dell’esposizione all’enorme quantità di fibre di amianto che si sono liberate nell’aria per le alte temperature: queste aumentano la friabilità del cancerogeno e la dispersione raggiunge valori di migliaia di fibre litro.

Una nube che avvolge tutto intorno, migliaia di fibre che, se inalate, si annidano negli organi interni del corpo umano e aspettano latenti prima di esplodere in una patologia asbesto-correlata.

Anche gli interventi tra le macerie, contaminate da manufatti e tetti in eternit frantumati nelle aree terremotate; da quello in Irpinia nel 1980, per esempio, ai successivi, hanno costituito una fonte di rischio di esposizione all’amianto per i Caschi rossi. Oppure in discariche abusive dove, con sempre maggiore frequenza, si accumulano prodotti in cemento-amianto rimossi senza alcuna precauzione e dispersi nell’ambiente senza cautele.

A questo bisogna aggiungere gli interventi per spegnere incendi a bordo di navi sulle quali l’amianto è stato utilizzato per coibentare e isolare locali e motori.

L’amianto essendo un ottimo materiale per robustezza, flessibilità e coibentazione è stato usato anche per la produzione di materiali ignifughi utilizzati in passato per le stesse attrezzature di protezione individuale dei Vigili del Fuoco, come tute, guanti, calzari e coperte.

L’esposizione alle sostanze nocive ha, quindi, nel tempo, coinvolto migliaia di Vigili del Fuoco, a rischio di patologie asbesto-correlate, come mesotelioma alla pleura e al peritoneo, cancro al polmone all’apparato digerente, esofago-stomaco-intestino.

A metà degli anni ’90 inizia lo smaltimento dei manufatti di amianto, il cui uso in Italia è stato vietato solo nel 1992.

Vigili del fuoco
Vigili del Fuoco, Taranto, prospetto della caserma

Consapevoli dei danni alla salute, delle malattie e dei decessi – solo 58 casi di mesotelioma accertati a livello nazionale, è scritto in una nota di Contramianto, ma il dato è sottostimato -, nel 1995 il Comando dei Vigili del Fuoco di Taranto commissiona lo smaltimento di una tonnellata di tute e coperte antincendio che contenevano l’elemento. Ma questo non è servito a considerare esposti i pompieri tarantini, “una vera ingiustizia che riguarda indistintamente tutte le sedi e che Contramianto ritiene doveroso portare all’attenzione nazionale”, chiosa il presidente dell’associazione Luciano Carleo.

Sta di fatto, fa sapere l’organizzazione di volontariato jonica, che il ministero degli Interni ha riconosciuto esposti all’amianto i magazzinieri che distribuivano gli indumenti in causa ed escluso, invece, quanti sono stati impiegati nelle operazioni antincendio indossando e maneggiando direttamente tute, guanti, calzari e coperte manufatti con l’amianto, cui si sono aggiunte le successive esposizioni durante gli interventi di soccorso.

Pertanto, l’associazione tarantina ritiene “fondamentale riaprire la discussione in termini di tutela della salute e diritto previdenziale e risarcitorio per i Vigili del Fuoco”, chiede una “rivalutazione complessiva dell’esposizione dall’amianto del personale impiegato nel corso dei decenni”, tenuto conto dei casi già riconosciuti come causa di servizio, per i quali “andrebbero applicati i riconoscimenti previsti dalla normativa per le vittime del dovere”.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Numero verde ONA

Consulenza gratuita

    Articoli simili