Uranio Impoverito, la strage continua

Uranio Impoverito - militare Nato con protezioni. Gli italiani non erano equipaggiati

Daniele NUZZI, 48 anni, carabiniere paracadutista, aveva prestato servizio in Bosnia, è la 365^ vittima… della negligenza dei nostri vertici militari

 

L’uso delle armi da Uranio Impoverito, in uso alle forze NATO, quindi, anche alle Forze Armate italiane, risale agli anni Novanta, nel teatro bellico della ex Jugoslavia; quindi in Afghanistan e in Iraq.

Inoltre, secondo fonti di stampa, proiettili DU (dall’inglese Depleted Uranium) sono stati utilizzati da nostro personale militare non solo negli scenari di guerra ma anche sul territorio nazionale.

Una relazione scientifica del prof. Massimo Zucchetti, docente di Protezione e impatto ambientale dei sistemi energetici, presso il Politecnico di Torino II, Facoltà di Ingegneria, «il DU è dannoso e pericoloso, non solo come agente chimicamente tossico, ma anche dal punto di vista radiologico».

Secondo una stima del prof. Zucchetti, una notevole percentuale di casi di tumore tra la popolazione balcanica e i soldati stranieri è da addebitarsi al DU.

In particolare, in merito a personale italiano, sono oltre 7500 i militari che hanno contratto tumori in zone contaminate da UI; 365 i soldati deceduti.

Daniele Nuzzi, carabiniere paracadutista del Reggimento Tuscania, deceduto a causa dell’Uranio Impoverito

L’ultimo in ordine di tempo è Daniele NUZZI, 48 anni, calabrese di Soverato. Aveva prestato servizio nel 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti del Tuscania.

Si è ammalato al suo rientro in Italia, dopo varie missioni in territori bombardati con l’Uranio Impoverito. In Somalia ha fatto da scorta alla giornalista RAI Ilaria Alpi e al collega telecineoperatore Miran Hrovatin. Non era sposato e non lascia figli, «solo tanta amarezza e dolore per chi lo aveva conosciuto».

Il Carabiniere si affida a cure innovative e particolari di un oncologo, che lo definisce il “paziente zero”.

Nuzzi, sentendosi meglio grazie ai nuovi trattamenti che stava seguendo, ha consigliato, poi, altri colleghi malati di sottoporsi alle sue stesse terapie.

Queste, però, non sono state sufficienti. Daniele è morto il 15 aprile scorso. (Fonte Osservatorio Militare).

L’Amministrazione militare, intanto, aveva negato il nesso di causalità tra la patologia e l’esposizione al DU.

Solo dopo un lungo periodo di battaglie legali, l’avv. Angelo Fiore Tartaglia, che definisce Nuzzi «grande professionista serio e capace, persona di un eccezionale pregio umano», gli fa ottenere il riconoscimento di Vittime dal dovere.

Al momento è ancora in corso il procedimento giudiziario per il riconoscimento di un adeguato risarcimento.

I vertici militari, nonostante tutto, continuano a negare e resistere, a prescindere da chi governa.

Il ministero della Difesa subisce centinaia di condanne, anche per ritardi di pagamenti di sentenze passate in giudicato.

La necessità di arrivare a una soluzione è affidata alla proposta di legge elaborata dalla IV Commissione parlamentare d’inchiesta Scanu, pronta per essere presentata e discussa. Sempre più osteggiata dall’apparato militare, la querelle lascia spazio agli interrogativi dei familiari delle vittime che chiedono chiarezza, verità e giustizia.

P.S. mentre l’articolo, veniva pubblicato, è giunta in redazione la notizia della morte di un altro servitore della Patria. E salgono a 366.

Il cordoglio della redazione de “Il Giornale dell’Ambiente” e dell’ONA

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